Internet, di chi ha paura la Rete aperta?

Stato e mercato, pubblicità e invadenze governative: è così che l'apertura della rete, sotto pressanti interessi, potrebbe diventare un ricordo del passato
Stato e mercato, pubblicità e invadenze governative: è così che l'apertura della rete, sotto pressanti interessi, potrebbe diventare un ricordo del passato

Secondo l’ ultimo studio redatto dal Pew Research Center sulla possibile evoluzione della Rete, sembrano chiare le minacce che da qui al 2025 Internet dovrà affrontare.

Volendo cercare di inquadrare i possibili sviluppi di Internet, la ricerca non ha cercato di fornire numeri precisi, ma ha redatto un questionario sottoposto poi a 1400 riconosciuti esperti del settore, selezionati dalle imprese, dai media, dalle università e dalle associazioni di categoria: tra di essi Killian C. York, uno dei vertici di Electronic Frontier Foundation (EFF), Paul Saffo, direttore di Discern Analytics e professore della Stanford University, l’ex ufficiale UE Christopher Wilkinson, Dave Burstein di Fast Net News , la professoressa e ricercatrice scientifica Kate Crowford, Joel Halpern di Ericsson e la produttrice cinematografica Tiffany Shlain.

Quello che è emerso dalle loro risposte è che la paura maggiormente diffusa riguarda la difesa dell’apertura di Internet nel prossimo futuro ed il fatto che al momento sembrano pressanti le minacce dei governi per il controllo dei contenuti online e gli interessi particolari delle grandi aziende .

A preoccupare gli osservatori , dunque, sono in particolare i Governi di tutto il mondo, che stanno dimostrando di non avere scrupoli a cercare di controllare le informazioni divulgate online: non si tratta di un problema che riguarda solo Cina, Iran o altri stati autoritari, ma anche i supposti governi democratici occidentali.

D’altronde, come sottolinea EFF, “già più di un terzo di coloro che accedono ad Internet, finiscono per connettersi ad una versione censurata: un numero destinato a crescere. Solo l’ultima testimonianza da questo punto di vista sarebbe certamente l’applicazione estensiva del cosiddetto diritto all’oblio in Europa, che ha già portato a nascondere alcuni articoli di giornale.

Inoltre, tra le operazioni governative che rischiano di avere conseguenze nefaste per Internet, non si possono dimenticare quelle messe alla berlina dai documenti trafugati dall’ex spia Edward Snowden : le intercettazioni massive illegali dell’NSA e della britannica GCHQ rischiano di spingere gli operatori della rete a chiudersi su se stessi per evitare future fughe di dati, una tendenza che può minacciare l’apertura della Rete.

L’ altra minaccia alla attuale libertà di Internet e alla sua apertura è rappresentata dagli interessi di quelle poche aziende di servizi e di media che detengono la maggior parte delle informazioni condivise online : al momento la ricchezza della Rete è anche legata al fatto che i costi di ingresso sul mercato sono bassi e che gli utenti possano potenzialmente accedere alle stesse condizioni a creatori di contenuti piccoli. Si tratta di quella che Chris Anderson chiamava la “coda lunga”, un sistema di mercato caratterizzato dalla possibilità di veder affiorare e venir retribuiti particolari contenuti di nicchia.

Tutto questo potrebbe essere invece messo in discussione dalla volontà dei grandi operatori di garantirsi connessioni più veloci , nonché dalla sempre maggiore balcanizzazione delle piattaforme che come detto rischia di acuirsi in seguito alle minacce rappresentare dalle agenzie di spionaggio occidentali.

Claudio Tamburrino

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