Google e il passato che scompare

Il diritto all'oblio ha già portato a dimenticare diversi contenuti giornalistici, sgraditi ai loro protagonisti. E Goldman Sachs vorrebbe imporre a Google di rimediare ai propri errori, cancellando una email inviata per sbaglio

Roma – L’applicazione europea del diritto all’oblio sta già sollevando le prime accuse di censura: nella ghigliottina del sistema di rimozione che Google è stata costretta ad implementare sono già finiti articoli di giornali .

Con il termine “diritto all’oblio” si intende, in generale, quella peculiare applicazione del diritto alla privacy che riconosce il diritto a veder “dimenticati” alcuni episodi che secondo l’interessato dovrebbero rimanere sepolti nel passato. I primi problemi sono conseguenza dell’implementazione del regime delle rimozioni, insieme all’avvio dello strumento messo a disposizione da Google in seguito alla decisione della Corte di Giustizia dell’Unione Europea: Google ha iniziato a rimuovere i risultati offerti dal suo motore di ricerca se, in seguito alla segnalazione degli utenti, li ha ritenuti passibili di essere dimenticati.

La Corte di Giustizia aveva cercato di raggiungere un equilibrio tra diritto alla cronaca e quello alla privacy, obbligando i motori di ricerca e riceve segnalazioni da parte dei cittadini circa citazioni riguardanti il proprio passato che si vogliano veder “dimenticate”, e stabilendo la necessità di provvedere alla rimozione qualora il secondo prevarichi sul primo. Ora, tuttavia, BBC , Daily Mail e Guardian hanno testimoniato come Google abbia forzatamente “dimenticato” alcune loro notizie. L’effetto della misura, peraltro, al momento è ribaltata, dal momento che i giornali – e tutti gli articoli che li citano – riportano anche i nomi dei protagonisti delle storie rimosse : come quello dell’arbitro di calcio scozzese Dougie McDonald che ha confessato di aver mentito circa l’assegnazione di un rigore, o come quello di Paul Baxendale-Walker accusato di frode e poi scagionato.

Il problema è che se il diritto all’oblio riguardante la notizia di una coppia che fa sesso su un treno la situazione è lineare, negli altri casi il limite tra privacy e diritto alla cronaca sembra decisamente più arduo da delineare, con la conseguenza di poterne sfruttare le sfumature per una vera e propria forma di censura che già sta colpendo i giornali: un esempio particolarmente controverso sembra quello della sparizione dai risultati di un editoriale , a quanto pare particolarmente duro da digerire per l’allora presidente di Merril Lynch Stan O ‘Neal.

Ad esprimersi sulla vicenda specifica è stato per il momento Jimmy Wales che, riprendendo il suo precedente commento , sottolinea come si stia avverando la sua previsione: censurare alcuni dei risultati di Google significa censurare i giornali .

Mountain View, invece, per il momento non ha commentato sui casi sollevati dagli editori britannici, né sul numero preciso di contenuti già coinvolti dalla ghigliottina: l’unica cosa chiara è il numero relativo alle richieste ricevute, circa 10mila al giorno , ed il fatto che qualsiasi nome ricercato sulle pagine europee di Google restituisce ora, in fondo, un messaggio che avverte che alcuni risultati potrebbero essere stati rimossi.

Inoltre, le richieste di rimozione a Google – anche se non direttamente correlate all’Europa e al diritto all’oblio – sembrano allargarsi a macchia d’olio: oltre al dibattimento della questione in Canada , Goldman Sachs ha chiesto ad un tribunale di obbligare Mountain View a cancellare da un account Gmail l’email confidenziale di un suo cliente, inviata per sbaglio, “con lo scopo di impedire una violazione non necessaria e massiva della privacy”.

Claudio Tamburrino

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