Interviste/ Ian Clarke: Freenet è evoluzione

Non basteranno le censure di Stato a fermare il più rivoluzionario dei progetti di computing distribuito, un sistema in fieri che fa tremare Pechino e che trasforma la libera circolazione delle informazioni in un grimaldello della Storia


Roma – Abbiamo avuto l’opportunità di fare quattro chiacchiere telematiche con Ian Clarke, il giovane irlandese ideatore del Freenet Project , ovvero di una rete distribuita dalla natura rivoluzionaria perché in grado di garantire sul piano tecnico l’anonimato ai propri utenti e la libera circolazione delle informazioni al suo interno. Si tratta del più rivoluzionario ed eversivo tra i progetti di computing distribuito, un progettone che fa della libertà di informazione e di opinione il grimaldello della Storia.

Punto Informatico: la Cina ed altri paesi, noti per la censura che esercitano sui contenuti Internet, stanno tentando di limitare l’accesso ai siti dedicati a Freenet. Cosa si può fare per aiutare gli utenti cinesi a rimanere in contatto con Freenet e magari dare una mano al suo sviluppo?
Ian Clarke: Dal momento che la Cina sta ora bloccando l’accesso al sito di Freenet, credo che la cosa più ovvia sia quella di configurare canali alternativi per la distribuzione del software Freenet e per l’informazione che circola su Freenet. Questi canali potrebbero semplicemente adottare alcune precauzioni come nascondere la parola “freenet” e utilizzare sostitutivi come “fr33n3t” o “fr**net”, che dovrebbero essere sufficienti ad aggirare i sistemi di censura.

PI: La Cina ed altri paesi, come l’Arabia Saudita, hanno sviluppato sistemi centrali per impedire che gli utenti accedano a certi siti. Il Chaos Computer Club sta sviluppando un sistema noto come Peekabooty per consentire la circolazione libera delle informazioni in questa situazione. C’è qualcosa che Freenet può fare per superare questa censura? Ci potrebbe essere un nodo Freenet i Cina?
Clarke: Beh, è possibile configurare nodi Freenet all’interno della Cina, così da consentire loro di costituire una “mini-Freenet” che potrebbe essere collegata alla Freenet globale attraverso mezzi che non siano monitorati dal Governo (come una linea telefonica o una connessione Internet aziendale).

PI: C’è modo per questi Governi o altri paesi per censurare efficacemente Freenet?
Clarke: Certamente potrebbero bandire Freenet e punire chiunque sia identificato come utente di Freenet. Freenet è pensata per proteggere l’anonimato di chi produce e di chi utilizza l’informazione, ma non necessariamente di chi gestisce i nodi di Freenet.
Freenet rende difficile identificare chi gestisce dei nodi, e ancora di più lo farà nella release 0.4 ormai vicina al lancio, ma non lo rende impossibile. Dunque Freenet conta su un’idea di “sicurezza nel numero”, dove la quantità di utenti che la usano dovrebbe far sì che gestire un nodo Freenet non sia, in sé, un’attività sospetta.
Dunque, più persone in Cina riusciranno a gestire un nodo prima che Freenet venga resa illegale, meglio sarà. Se Freenet fosse illegale in Cina, allora si sarebbe costretti a gestire nodi a proprio rischio e pericolo.

PI: Come sai, recentemente un gruppo di sviluppatori italiani ha messo in piedi un sito e una mailing list italiana per sostenere Freenet. Tieni traccia di come Freenet si sviluppa nel mondo? La sua diffusione è veloce come speravi?
Clarke: Sono molto felice dei molti diversi sforzi di traduzione compiuti per Freenet. Oggi il sito Freenet è disponibile in inglese, tedesco, francese ed italiano e ci sono molte mailing list dove non si parla inglese.
La maggioranza delle persone nel mondo non parlano inglese, dunque tutto questo dovrebbe consentire di espandere fortemente l’audience di Freenet.
Il team di sviluppo che lavora su Freenet è internazionale. Abbiamo americani, inglesi, irlandesi (io), tedeschi, svedesi e italiani, tutti sviluppatori che ci lavorano sopra e altri se ne aggiungono ogni giorno.


PI: Credi che verrà un giorno in cui Freenet sarà user-friendly e sarà possibile per un “utente medio” installare il software e supportarlo? Quando accadrà?
Clarke: Ci sarà senz’altro, questo è lo scopo per il quale stiamo lavorando e anche al momento Freenet non è così difficile da installare come molti pensano. Questo aspetto continuerà a migliorare nelle prossime settimane e mesi.

PI: Sulla Rete sono in molti a vedere Freenet come una possibile risposta alla crescente pressione degli interessi economici, spesso troppo inclini a lasciare che censura e controllo si impadroniscano di Internet. Freenet è LA risposta?
Clarke: Credo che sia una delle risposte, anche se ci sono alcuni problemi da tenere presenti.
Per esempio, i dati che circolano su Freenet possono essere “dimenticati” dal sistema. Questa è una caratteristica essenziale, dal momento che se Freenet non cancellasse i dati allora semplicemente colmerebbe tutte le risorse disponibili. Ma significa anche che Freenet non è così utile per archiviare le informazioni per lunghi periodi di tempo. Ci sono altri progetti che potrebbero colmare questa esigenza.

PI: Più di una volta hai detto che la libera circolazione dell’informazione è troppo importante per essere limitata dal timore che si agevoli terrorismo, pedofilia, violenza eccetera. Ti preoccupi del fatto che Freenet potrebbe aiutare la circolazione di dati, per esempio, su come realizzare virus letali, armi chimiche o esplosivi? Credi che anche a queste informazioni debba essere garantito il diritto di libera circolazione su Freenet? E perché?
Clarke: A queste informazioni devono essere garantiti i diritti di “circolazione libera” perché la sola alternativa è dare a qualcun altro il potere di censurare Freenet, e questo annienterebbe il significato di questo sistema.
Le informazioni necessarie per costruire armi chimiche o esplosivi sono facilmente reperibili in molte biblioteche, Freenet non renderà la cosa peggiore di quanto non lo sia oggi.

PI: Come fondatore del Freenet Project, hai spiegato che non c’è modo di fermare la diffusione di Freenet nel mondo, una volta iniziata. E questo perché fermare un solo nodo non fermerebbe i contenuti che girano su Freenet grazie al fatto che vengono continuamente replicati. Ma cosa accadrebbe se i provider di servizi Internet venissero costretti a fornire ad agenzie governative o forze dell’ordine i dati di comunicazione di quegli utenti che usano e si connettono a Freenet? Non sarebbe possibile costruire una mappa di Freenet identificando coloro che gestiscono nodi Freenet? Non credi che gestire un nodo possa diventare rischioso in molti paesi?
Clarke: Sarebbe difficile fare una mappa di Freenet dal momento che cambia continuamente; tuttavia, far girare un nodo Freenet potrebbe essere pericoloso in alcuni paesi se Freenet fosse messa fuorilegge. Noi possiamo rendere difficile per i Governi scoprire chi gestisce un nodo Freenet, ma non possiamo renderlo impossibile e, dunque, ognuno deve decidere se intende assumersi il rischio.


PI: Freegle si presenta come il primo motore di ricerca all’interno di Freenet… Gli indici ci sono… Hai idea di “quanta” sia l’informazione ora “archiviata” e “circolante” su Freenet?
Clarke: Difficile dirlo, anche se credo che Freegle abbia trovato circa 10mila pagine di informazione. Freenet è ancora molto giovane e abbiamo appena iniziato a immettere nel sistema porzioni di informazione.

PI: Sei impegnato con una nuova azienda che tenterà di sfruttare Freenet per le proprie attività commerciali. Che genere di business può crescere all’interno o attorno a Freenet?
Clarke: Beh, noi basiamo la nostra tecnologia su alcune delle idee che costituiscono Freenet, ma non sul codice stesso di Freenet. La nostra prima applicazione è di distribuzione dei dati, cioè la distribuzione di software o di altri media a enormi quantità di utenti via Internet.

PI: Molti utenti non hanno le capacità o il tempo di installare, sviluppare o gestire un nodo Freenet, ma molti riconoscono il significato rivoluzionario di Freenet. Come possono contribuire al suo sviluppo? Come possono sostenerlo?
Clarke: Un modo semplice è quello di fare una donazione al Freenet Project, e questo si può fare online dal nostro sito con una carta di credito. Possiamo utilizzare questi soldi per assumere sviluppatori ed accelerare lo sviluppo.
Un altro modo per aiutarci a rendere più semplice il tutto è tentare di installare il software e darci consigli su cosa avrebbe potuto rendere più semplice l’installazione.
Un altro modo ancora è semplicemente capire perché stiamo facendo quello che facciamo e incoraggiare i propri amici a tentare di installare quel software.

PI: Siamo all’alba di una nuova era?
Clarke: Lo spero, altrimenti sarebbe un’opportunità gettata via.

intervista a cura di Paolo De Andreis

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  • Anonimo scrive:
    L'idea mi piace...
    Bello l?articolo di Mantellini ma ancora più belle le parole di Stanca. Fare dell?Italia una nazione moderna è sempre stato il mio sogno. Purtroppo gli intellettuali italiani hanno sempre sostenuto che non c?è nessun merito nel saper usare il computer, che è ?un mezzo stupido?. Siamo una nazione con lo sguardo perennemente rivolto al passato e si dà più importanza a cose avvenute 100 o 1000 anni fa piuttosto che pensare a preparare la società del futuro, quella che lasceremo ai nostri figli.Gli insegnanti della scuola italiana sono quelli che, dopo i politici, hanno le colpe maggiori: hanno sempre rifiutato di aggiornarsi, di studiare. Spesso vengono messi ad insegnare materie che non conoscono (la legge lo consente; anzi, in certi casi lo impone). E di sicuro nessuno li minaccia di licenziamento se non fanno bene il loro lavoro. Ricordate il concorsone? Tutti gli insegnanti dovevano sottoporsi ad un test e i migliori avrebbero avuto un aumento di stipendio di 500.000 lire al mese. Si sono rifiutati di farlo, tutti quanti, dal primo all?ultimo. Il motivo? Non ci vuole molto a capirlo: nessuno di loro avrebbe raggiunto la sufficienza. E se ne rendono conto benissimo.Per cui, anche se Berlusconi li licenziasse in massa tutti quanti io di certo non piangerei?Quanto al resto, sono d?accordo con Stanca: ?Ci vorranno anni di duro lavoro per portare a casa dei risultati?. Il che è tutto dire?Marco
  • Anonimo scrive:
    DIMENTICHIAMO Passigli che di PUTTANATE ne ha...
    ...fatte ABBASTANZA.INTERNET NON DEVE ESSERE SOGGETTA ALLA POLITICAITALIANA,SIA ESSA DI DESTRA O DI SINISTRAI LOR SIGNORI PARLAMENTARI SONO PREGATI DI FARSI I CA**I PROPRIGIA' LA POLITICA ITALIANA è UN CESSO e COVO di OPPORTUNISTI, manca solo che ci TOLGANO "l'aria"in rete e poi siamo apposto!
    • Anonimo scrive:
      Re: DIMENTICHIAMO Passigli che di PUTTANATE ne ha...
      - Scritto da: MAX
      ...fatte ABBASTANZA.

      INTERNET NON DEVE ESSERE SOGGETTA ALLA
      POLITICA
      ITALIANA,

      SIA ESSA DI DESTRA O DI SINISTRA
      I LOR SIGNORI PARLAMENTARI SONO PREGATI DI
      FARSI I CA**I PROPRI

      GIA' LA POLITICA ITALIANA è UN CESSO e COVO
      di OPPORTUNISTI, manca solo che ci TOLGANO
      "l'aria"
      in rete e poi siamo apposto!NON TI PREOCCUPARE, SE LO FANNO LI INVITO A MANGIARE UN PIATTO DI "DRAGA ALL' INCAZZATA", MIA RICETTA "CLOSED SOURCE", E CE NE LIBERIAMO PER UN BEL PEZZO; CHIUSURA FORZATA PARLAMENTO CAUSA EPIDEMIA DI DIARREA......
  • Anonimo scrive:
    Hanno fatto, hanno fatto (purtroppo)
    Nelle pubbliche amministrazioni per qualsiasi acquisto di materiale 'ad alto contenuto tecnologico' (indicazione molto nebulosa quindi... Oggi come oggi anche un orologio da polso ha un alto contenuto tecnologico) inferiore ai 200.000 euro è obbligatorio avvalersi di ditte certificate iso9000... Peccato che la ISO9000 certifichi i metodi di lavoro dell'azienda, non il prodotto. Risultato? Si aquistano CIOFECHE da ditte CERTIFICATE!
    • Anonimo scrive:
      Re: Sono in linea
      - Scritto da: Peppe
      Accordo con quello che scrivi, infatti basta entrare in qualsiasi ufficio pubblico o istituto di credito od ente locale, per vedere nuove ma obsolete macchine, che generano soltanto confusione nei funzionari e ritardi nei servizi ai cittadini, che sono stanchi e scocciati di dover sempre attendere lunghissimi tempi per vedere appagati i propri diritti. E' ora di dire B A S T A!!!!!!
  • Anonimo scrive:
    Per carità...
    Se deve ripetere le esperienze penose delle leggi recenti e delle innumerevoli proposte assurde (vedasi in proposito http://www.interlex.it/regole/killer.htm), allora è meglio che non faccia nulla e si dimentichi completamente che esiste la rete: l'autoregolamentazione è sicuramente migliore dell'incompetenza.
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