iPhone, rifiutato il premio Pulitzer

Proibito l'accesso all'App Store a Mark Fiore, cartoonist fresco della celebre onorificenza della Columbia University. La sua app violerebbe i termini della licenza per gli sviluppatori

Roma – Pochi giorni fa , il cartoonist Mark Fiore è entrato ufficialmente nella storia del tanto celebre quanto ambito premio Pulitzer. Era dal 1920 che le vignette a sfondo politico potevano concorrere per l’onorificenza assegnata dalla Columbia University , ma mai un protagonista del web aveva avuto l’onore di ritirare l’assegno da 10mila dollari.

Onore che invece è toccato a Mark Fiore, insieme al sito sfgate.com , spazio web legato al quotidiano statunitense San Francisco Chronicle . Un riconoscimento su cui ha a lungo meditato la Pulitzer Prize Board , ma che non sembra aver trovato lo stesso entusiasmo da parte di Apple, probabilmente meno incline alla satira politica a mezzo vignetta .

La vicenda era iniziata prima dell’assegnazione del premio, precisamente nello scorso dicembre. Fiore, nel tentativo di raggiungere la vasta platea mobile , aveva inviato all’azienda di Cupertino il prototipo di un’applicazione per iPhone chiamata NewsToons . App successivamente respinta dalla Mela per una supposta violazione dei termini dell’ iPhone Developer Program License Agreement .

In una lettera di risposta all’invio da parte di Fiore si può infatti leggere: “Abbiamo osservato l’ app NewsToons e raggiunto la conclusione che non sia possibile inserirla nel nostro App Store, dal momento che il suo contenuto mette in ridicolo alcune figure pubbliche, in violazione della sezione 3.3.14″.

La sezione 3.3.14 dell’ iPhone Developer Program License Agreement recita: “Alcune applicazioni possono essere respinte se contengono materiale (di testo, grafico, per immagini o suoni) ritenuto dubbio da parte di Apple, ad esempio per contenuti osceni, pornografici o diffamatori”. Le vignette di Fiore risulterebbero quindi diffamatorie , specie quelle raffiguranti una strana coppia alla corte del Presidente Barack Obama.

Mauro Vecchio

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