Italia, se l'articolo va cancellato

Un giudice del Tribunale di Chieti ha ordinato la cancellazione di un articolo comparso su una testata online adducendo motivazioni legate alla privacy e alla reputazione. Pronto il ricorso in Cassazione
Un giudice del Tribunale di Chieti ha ordinato la cancellazione di un articolo comparso su una testata online adducendo motivazioni legate alla privacy e alla reputazione. Pronto il ricorso in Cassazione

La questione del diritto all’oblio ritorna in Italia attraverso le cronache giudiziarie di questi giorni. Il giudice del Tribunale di Chieti, sezione di Ortona, ha emesso una sentenza destinata, probabilmente, a far discutere: si tratta dell’ordine intimato alla testata giornalistica online PrimaDaNoi.it di cancellare un articolo riguardante due persone arrestate la cui posizione è stata poi archiviata . La testata, inoltre, è stata condannata a risarcire le presunte vittime della cifra di 5mila euro “per i danni patiti”.

La vicenda prende il via da un articolo pubblicato sulla prima pagina del quotidiano abruzzese il 23 marzo 2006, in cui si dava conto dell’avvenuto arresto domiciliare e dei fatti contestati agli imputati (tentata estorsione). Il caso si è concluso un anno dopo con l’archiviazione e la revoca delle misure cautelari applicate agli indagati. Nonostante il quotidiano abbia aggiornato la notizia in maniera puntuale, i ricorrenti ne hanno chiesto la definitiva cancellazione con la motivazione che “l’articolo, ormai acclarata l’infondatezza delle tesi accusatorie al tempo formulate nei loro riguardi, li danneggiasse nell’immagine, decoro e riservatezza”.

Il giudice Rita Carosella ha dato sostanzialmente ragione ai ricorrenti pur riconoscendo il diritto alla libertà di cronaca giornalistica. Secondo la Corte, infatti, il diritto alla privacy precede quello di cronaca nel momento in cui la raccolta e il trattamento dei dati personali avvenga in un “periodo di tempo non superiore a quello necessario agli scopi per i quali i dati sono stati raccolti e trattati”. Nel caso di specie, l’interessato ha diritto, secondo la sentenza, alla cancellazione o al blocco dei dati trattati in quanto si presume la “non necessaria conservazione in relazione agli scopi per i quali i dati sono stati raccolti e successivamente trattati”. Secondo il giudice, dunque, i due ex imputati avrebbero subito un danno alla riservatezza e alla reputazione dal momento che la notizia ha continuato a comparire sul giornale nel periodo successivo all’emissione del decreto di archiviazione.

Da parte sua, PrimaDaNoi sostiene che l’articolo sia rimasto in prima pagina solo per un giorno “per poi rimanere in archivio e reperibile solo tramite motore di ricerca”. L’editore del giornale si appella, in prima battuta, al giudizio emesso dal Garante della Privacy , secondo il quale l’articolo poteva restare online perché “il trattamento dei dati personali è stato effettuato nel rispetto della disciplina di settore per finalità giornalistiche”.

L’editore, inoltre, sostiene che la valutazione del giudice sia del tutto arbitraria: non esiste, secondo la difesa, nessuna norma che obblighi giornali e giornalisti a cancellare articoli dopo un determinato periodo di tempo.

La testata, dunque, ha annunciato che ricorrerà in Cassazione.

Cristina Sciannamblo

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