Italia, una banda ultralarga elettrizzante?

Anche Enel sembra concretamente candidata a concorrere per lo sviluppo del piano nazionale per le reti di nuova generazione. L'infrastruttura necessaria già innerva lo Stivale
Anche Enel sembra concretamente candidata a concorrere per lo sviluppo del piano nazionale per le reti di nuova generazione. L'infrastruttura necessaria già innerva lo Stivale

Secondo quanto riferisce il quotidiano La Repubblica lo sviluppo della banda ultra larga italiana potrà passare sulle linee di Enel , il colosso dell’energia controllato dal ministero del Tesoro.

Il tutto sembra partire dall’impasse in cui si trovano al momento i progetti di settore e dal piano concreto di Enel di sostituire nei prossimi 8 anni gli attuali contatori con i nuovi contatori intelligenti che permetteranno – secondo le intenzioni – la diffusione dell’internet delle cose e di tutti quei servizi di domotica per la casa intelligente.

L’idea – già avanzata negli anni scorsi e tornata alla ribalta per lo stallo mostrato dagli operatori del settore – è dunque quella di sfruttare la capillare diffusione dei tralicci e dei cavidotti di proprietà di Enel e di sviluppare quindi la rete attraverso questi supporti .
Ciò permetterebbe di avviare la realizzazione di una rete di fibra di supporto che potrà essere poi utilizzata anche dalle compagnie telefoniche: anche se Enel ovviamente affitterà la sua infrastruttura, i costi della soluzione sarebbero ben più bassi di quelli che dovrebbero affrontare gli operatori per la posa di nuove dorsali.

La grande rete dei cavi elettrici avrebbe poi il vantaggio di rientrare nella strategia che vuole restituire al controllo pubblico le grandi reti infrastrutturali di telecomunicazione, anche se appare improbabile che la soluzione Enel rappresenti l’unica carta su cui il governo punterà. È certo più plausibile ritenere che anche il progetto della utility italiana concorrerà per il bando che mette a disposizione 6,5 miliardi in cinque anni stanziati con il piano per la banda ultralarga

Claudio Tamburrino

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