Java, la terza dimensione è open source

Sun ha rilasciato il codice sorgente di alcuni spicchi di Java relativi alla costruzione di ambienti 3D, comprese le interfacce utente. A breve sarà aperto altro codice. Il destino di Java è open source?
Sun ha rilasciato il codice sorgente di alcuni spicchi di Java relativi alla costruzione di ambienti 3D, comprese le interfacce utente. A breve sarà aperto altro codice. Il destino di Java è open source?


San Francisco (USA) – Con una mossa pensata per incontrare il favore della comunità open source, Sun ha rilasciato il codice sorgente delle API (Application Programming Interface) e dei tool sviluppati in seno a Java 3D , un progetto che mira a fare di Java la tecnologia cross-platform di riferimento per lo sviluppo di applicazioni e interfacce 3D.

Diversi osservatori sostengono che questa decisione rappresenti un primo ed importante passo di Sun nel riconoscere i benefici che il modello di sviluppo open source può apportare all’evoluzione e alla diffusione della tecnologia Java. Altri fanno tuttavia notare come il futuro del progetto Java 3D fosse da tempo in dubbio, soprattutto per via della scarsa partecipazione al progetto mostrata dagli sviluppatori Java.

La speranza di Sun è che la disponibilità del codice sorgente di Java 3D possa favorire la nascita, attorno al progetto, di una più numerosa comunità di sviluppatori e di “curiosi” (o “observer”, come li chiama Sun) che, oltre a contribuire al miglioramento della tecnologia, ne favoriscano l’approdo sul mercato .

“In passato abbiamo già dimostrato come con Java 3D si possa realizzare un’applicazione CAD o un’intera interfaccia grafica utente in 3D”, ha affermato John Loiacono, executive vice president of software di Sun.

Fra i progetti di Sun basati sulle API Java 3D c’è Looking Glass , un’interfaccia utente utilizzabile per creare un ambiente desktop in cui finestre e applicazioni sono oggetti poligonali che si possono ruotare di 360 gradi e disporre come in una sorta di libreria virtuale: un approccio del genere rende possibile, ad esempio, scrivere delle note sul “retro” di una pagina Web o di un qualsiasi altro documento. Il codice dell’interfaccia è ora disponibile sotto licenza GPL.

Java 3D include vari componenti il cui sviluppo è affidato a diversi sottoprogetti : j3d-core, l’insieme base di interfacce di programmazione; j3d-core-utils, costituito da vari tool per sviluppatori; vecmath, una libreria matematica per la grafica vettoriale; e j3d-examples, una collezione di programmi di esempio. Per il codice delle utility e degli esempi Sun ha scelto la licenza BSD, mentre per le API ha adottato due licenze differenti, entrambe gratuite: la Java Research License ( JRL ), che permette la modifica e ridistribuzione del codice per uso non commerciale, e la Java Distribution License ( JDL ), che consente di distribuire a fini commerciali versioni compatibili di Java 3D con o senza modifiche.

Sun afferma che le proprie licenze hanno il compito di garantire l’ integrità e la compatibilità delle API Java 3D, scongiurando così “il pericolo” di eventuali forking del codice.

“La specifica delle API – ha spiegato Sun in un comunicato – continuerà ad evolvere come parte del Java Community Process”, quella stessa comunità di aziende che guida lo sviluppo della tecnologia Java.

L’obiettivo di Sun è quello di coadiuvare l’interesse della comunità di sviluppatori e utilizzatori di Java con la volontà di conservare nelle proprie mani il controllo dello standard . È per tale motivo che la società ha accolto con un certo scetticismo la proposta, avanzata da IBM, di rendere Java open source . Il maggior timore di Sun, infatti, è che lo standard Java possa frammentarsi in più linguaggi incompatibili fra loro, perdendo in tal modo il suo valore.

Sun afferma che gli sviluppatori Java, nel mondo, sono circa 4,2 milioni, oltre un milione in più rispetto ad un anno fa. L’obiettivo è quello di raggiungere i 10 milioni di “proseliti” entro 5 anni.

Per raggiungere quest’obiettivo l’azienda conta di rilasciare sul canale open source altre porzioni “periferiche” della propria piattaforma, fra cui JDesktop Network Components, un toolkit per creare diagrammi, tabelle e form, e JDesktop Integration Components, che aiuta gli sviluppatori ad integrare il software desktop basato su Java con le applicazioni preesistenti, quali browser Web e client di e-mail.

Durante la conferenza JavaOne, attualmente in corso a San Francisco, uno degli annunci più attesi è quello di Java 2 Standard Edition 5.0 (precedentemente noto come J2SE 1.5), nuova versione della piattaforma Java per i computer desktop. Stando a quanto anticipato da Sun, J2SE 5.0 rappresenta un’importante major release capace di velocizzare lo sviluppo e il debugging del software, ottimizzare l’esecuzione dei programmi (in alcuni casi fino al 50%) e fornire un miglior insieme di strumenti per la grafica. Anche se la nuova piattaforma sarà compatibile con le precedenti versioni, i programmi scritti per J2SE 5.0 non potranno girare sull’attuale release 1.4.

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28 06 2004
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