Kepler colpisce ancora, altri 833 pianeti individuati

Nonostante il pensionamento della sonda a causa di malfunzionamento, fervono i lavori sui dati raccolti. Le analisi dimostrano la presenza di almeno dieci pianeti simili alla Terra. Uno di questi è a 12 anni luce
Nonostante il pensionamento della sonda a causa di malfunzionamento, fervono i lavori sui dati raccolti. Le analisi dimostrano la presenza di almeno dieci pianeti simili alla Terra. Uno di questi è a 12 anni luce

Sono 833 i nuovi pianeti scoperti dal telescopio spaziale Kepler che potrebbero ospitare forme di vita. L’annuncio arriva dalla seconda Kepler Science Conference tenutasi a Moffett Filed, California, con la NASA che ha fatto un bilancio delle osservazioni effettuate dalla missione che, seppur pensionata causa il malfunzionamento del sistema di stabilizzazione per individuare gli esopianeti, continua a far parlare di sé grazie alla grande mole di dati raccolti dopo il lancio avvenuto il 9 marzo 2009 per analizzare se nello spazio esterno ci fossero pianeti abitali o con caratteristiche simili alla Terra.

Le informazioni raccolte da Kepler hanno destato grande interesse tra gli astronomi e Erik Petigura , un dottorando dell’Università di Berkeley, ha sfruttato i dati accessibili al pubblico concentrando le sue ricerche sulle 42mila stelle simili al Sole intercettate da Kepler. Lo studio del suo team ha dimostrato che almeno dieci di questi pianeti presentano una massa grande quasi il doppio della Terra e orbitano intorno alla loro stella nella zona abitabile, che rappresenta la distanza dalla stella che permette l’esistenza di acqua allo stato liquido: una delle condizione base per consentire l’esistenza di forme di vita. E non solo perché, analizzando i numeri più attentamente, Petigura stima che a 12 anni luce dal nostro sistema solare ci sia un pianeta dalle dimensioni simili alla Terra che orbita attorno al suo sole.

Tornando alla missione di Kepler, la NASA ricorda che in trentaquattro mesi di lavoro sono stati individuati 3.538 nuovi possibili pianeti che, per caratteristiche e formazione, potrebbero ospitare forme di vita. Una cifra che favorisce il pensiero che l’uomo non sia solo nello spazio e che, contestualmente, evidenzia l’ottima riuscita della missione in grado di rilevare una valanga di dati, la cui analisi occuperà gli scienziati almeno per un altro anno. Senza dimenticare che l’agenzia spaziale sta lavorando alacremente per le prossime due missioni: Transiting Exoplanet Survey Satellite , in programma nel 2017, e James Webb Space Telescope , in rampa di lancio per l’anno successivo.

Alessio Caprodossi

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