La Norvegia chiude sul P2P

La Corte Suprema del paese condanna uno studente ad un risarcimento record perché il suo sito offriva link pensati per consentire il download di decine di brani audio diffusi senza autorizzazione. Una sentenza che suscita sensazione
La Corte Suprema del paese condanna uno studente ad un risarcimento record perché il suo sito offriva link pensati per consentire il download di decine di brani audio diffusi senza autorizzazione. Una sentenza che suscita sensazione


Oslo – Una sentenza scuote il peer-to-peer in Norvegia, dove la Corte Suprema ha espresso un orientamento destinato a colpire molte delle attività web degli amanti del file sharing e a dare manforte all’industria dei contenuti, impegnata in una battaglia senza tregua contro lo scambio di file non autorizzati in rete.

Decidendo un caso che in primo grado e in appello ha avuto esiti diversi, i massimi giudici norvegesi hanno stabilito che l’autore di un sito dal nome evocativo, Napster.no , è colpevole di favoreggiamento in quanto attraverso quello spazio web forniva i link che consentivano di scaricare quasi 200 file audio diffusi illegalmente.

Quella norvegese è la prima sentenza di questo tipo in Europa in quanto fin qui non è ancora stato condannato in via definitiva nessuno di coloro che, attraverso siti della più diversa natura, hanno fornito i link a file che non risiedono sui propri server .

Oggi, come noto, sistemi di sharing assai diffusi come BitTorrent o eDonkey “vivono” proprio di link, passandosi i quali gli utenti condividono file di ogni genere. Ed è per questo che sono moltissimi i siti dedicati espressamente alla pubblicazione di link a singoli file. Nel caso di Napster.no, però, i link puntavano a server internazionali dai quali era possibile scaricare direttamente numerosi file. “Cliccando sui link dalle pagine di Napster.no – aveva scritto il giudice di primo grado nella sentenza ora confermata dalla Corte – l’utente può scaricare il file e subito dopo trovarsi ancora sulle pagine di Napster.no”.

La Corte Suprema ha ritenuto che Frank Allan Bruvik di Lillehammer si sia reso complice di abuso anche perché sul suo sito erano proposti ulteriori link a siti a loro volta dediti ad indicizzare risorse per il download illegale di materiali protetti.

Tutto questo ha indotto la Corte a confermare il giudizio di primo grado che era stato ribaltato in appello e ha deciso di sanzionare Bruvik con una multa di 14mila euro . Va detto che non è dato sapere quanti hanno effettivamente scaricato file illegalmente sfruttando quei link né apparentemente è stato considerato che il sito è rimasto online pochi mesi, dall’agosto al novembre del 2001.

Dal canto suo il giovane studente norvegese ha più volte ribadito nelle diverse fasi del processo come il sito sia stato realizzato esclusivamente come parte di un progetto scolastico e dunque senza nessun desiderio di favorire l’abuso di massa descritto dagli avvocati delle major. A nulla è servito il fatto che la Corte d’Appello avesse assolto il ragazzo, tanto che i giudici della massima corte hanno dichiarato che le azioni del giovane “erano premeditate e degne di critica”.

Per le major il giudizio della Corte riveste un’importanza notevole: contro il giovane Bruvik si sono schierate in tribunale le divisioni locali di colossi come Sony e Universal, secondo cui era necessario creare un precedente. “La decisione della Corte Suprema – ha dichiarato un esponente dell’industria – contribuirà a rendere Internet un mezzo ideale per la distribuzione legale di musica”.

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27 01 2005
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