La pirateria impoverisce il Mondo

BSA rilancia grazie ad uno studio IDC: abbassare il livello di pirateria significa accrescere la ricchezza delle persone. Ma è davvero così?
BSA rilancia grazie ad uno studio IDC: abbassare il livello di pirateria significa accrescere la ricchezza delle persone. Ma è davvero così?


Washington (USA) – Il nuovo studio su pirateria e diritto d’autore realizzato da Business Software Alliance , per gli intimi BSA , non sembra convincere tutti gli osservatori. La portante del documento ha peraltro una connotazione molto forte: “(…) i paesi con i più alti tassi di pirateria potrebbero disporre di una sostanziosa spinta economica proteggendo i diritti intellettuali di proprietà (…)”.

La ricerca commissionata da BSA è stata realizzata da IDC . Secondo le stime, un ridimensionamento del 35% del fenomeno della pirateria mondiale sarebbe in grado di produrre nei prossimi quattro anni una crescita economica da 400 miliardi di dollari , 2,4 milioni di posti di lavoro e entrate per gli erari di circa 67 miliardi di dollari.

“Quando le nazioni si impegnano per la riduzione della pirateria software tutti ne possono trarre beneficio. Nuovi posti di lavoro, più scelta per i consumatori, aziende libere di poter operare al meglio sul mercato ed entrate fiscali superiori per i Governi”, ha dichiarato Robert Holleyman, presidente e CEO di BSA. “Lo studio conferma ciò che pensano tutti da tempo: la riduzione della pirateria darebbe risultati concreti che permetterebbero di alimentare non solo l’economia ma anche gli investimenti in settori chiave, come la sanità e la formazione”, ha aggiunto John Gantz, analista presso IDC.

Insomma, la cura per tutti i mali, secondo BSA, sembrerebbe essere a portata di mano. IDC ha rilevato che un taglio di 10 punti percentuali sul mercato pirata cinese – al momento il terzo del mondo – potrebbe materializzare 2,6 milioni di posti di lavoro nel settore IT dal 2009, come sarebbe successo negli ultimi 30 anni negli Stati Uniti. La Russia, che si trova al quinto posto della classifica, assisterebbe – con una politica analoga – alla moltiplicazione della sua industria locale: nei prossimi quattro anni i suoi 9,2 miliardi di fatturato diventerebbero 30 .

Fantascienza? Non la pensa così Chris Israel, coordinatore dell’ International Intellectual Property Enforcement del Ministero del Commercio americano : “Molti Governi iniziano a riconoscere che la protezione della proprietà intellettuale è una priorità per la stimolazione delle economie. Citando ad esempio la Cina, non si può che ravvisare un impegno in questa direzione con la decisione di obbligare le proprie agenzie governative ad attuare acquisti software legali”.

Sebbene gli Stati Uniti si distinguano per essere la nazione con il più basso livello di pirateria software (21%) IDC ha stimato che un ulteriore taglio del 10%, del sommerso, potrebbe portare l’economia IT a 125 miliardi di dollari . A livello mondiale la crescita del settore IT è stata quantificata in circa il 33% nei prossimi quattro anni. Una riduzione della pirateria di dieci punti percentuali permetterebbe di far incrementare i mercati del 45%, 12 punti percentuali in più rispetto al previsto.

La ricetta di BSA per le economie mondiali si basa su analisi statistiche e numeriche attendibili ma, sottolineano analisti concorrenti di IDC, ogni indagine di mercato può essere pilotata per fare da base alle proprie tesi. La domanda chiave sarebbe un’altra: “Qual è il costo della lotta alla pirateria?”. Un paese in via di sviluppo quanto PIL dovrebbe investire per tagliare anche solo un punto percentuale del mercato della pirateria? Non solo: i dati sulla pirateria spesso valutano come danno in termini di mancate entrate la circolazione di software pirata, quando almeno parte dei programmi illegali di cui si piange la mancata vendita non sarebbero comunque acquisiti a prezzi di listino da chi oggi ne fa illecitamente uso.

Dario d’Elia

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11 12 2005
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