La RIAA scende nei dettagli tecnici

Nel corso di un giudizio una donna è stata smentita dalla RIAA che ha dimostrato con un'analisi tecnica che gli MP3 provenivano da Internet
Nel corso di un giudizio una donna è stata smentita dalla RIAA che ha dimostrato con un'analisi tecnica che gli MP3 provenivano da Internet


New York (USA) – Una donna accusata di aver messo a disposizione oltre mille brani musicali sui network del P2P è stata chiamata in giudizio dalla RIAA per la violazione dei relativi copyright.

Nel corso del dibattimento si è scoperto che i tecnici della RIAA sono in grado di dimostrare che un determinato file MP3 è stato scaricato da Internet piuttosto che registrato sul computer dal proprio PC.

Pare infatti che nei metadata che ogni file MP3 porta con se si possano trovare anche informazioni come ad esempio il nome dell’autore della registrazione.

La donna si è difesa sostenendo di avere i CD ufficiali di tutte le canzoni presenti nel proprio computer. La RIAA ha potuto allora dimostrare che le canzoni non provenivano dai CD della donna ma erano state scaricate attraverso i network del file sharing.

Infatti i files conservati sul PC della donna avevano un “hash”, una specie di numero identificativo che è caratteristico dei brani scaricati con il P2P.

Nelle cause intentate dalla Recording Industry Association of America contro gli utenti che hanno scaricato e condiviso brani protetti dal copyright i danni richiesti per ogni canzone vanno dai 750 ai 150mila dollari.

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01 09 2003
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