L'accusa: Yahoo ha mentito al Congresso

La Commissione per gli Affari Esteri non vuole sentire ragioni: i rappresentanti di Yahoo! sono moralmente dei pigmei. L'azienda si è comportata in maniera negligente, se non in modo deliberatamente ingannevole

Roma – Non sono servite le spiegazioni e le scuse contrite fornite da Yahoo! per giustificare il suo comportamento durante la spinosa vicenda dell’arresto e della condanna a dieci anni del giornalista cinese Shi Tao, accusato dal suo paese di aver divulgato online segreti di stato. Il parere della Commissione per gli Affari Esteri statunitense, presieduta da Tom Lantos, è calato ieri su Jerry Yang e Michael Callahan, rispettivamente CEO e responsabile dell’ufficio legale di Yahoo!. Lantos non transige, riporta AFP : Yahoo!, nel 2006, ha fornito falsa testimonianza alla commissione americana che indagava sul fatto.

Non è bastato che nei giorni scorsi Callahan si scusasse mestamente per aver omesso alcuni particolari nella testimonianza che rese nel 2006 per illustrare le circostanze in cui, nel 2004, l’azienda fornì informazioni indispensabili al governo della Repubblica Popolare per identificare Shi Tao. Non è bastato che Yahoo! tentasse di spiegare la sua posizione come conseguenza di una serie di sfortunate circostanze, tutte scaturite da un errore di traduzione nel documento con cui il governo cinese le richiedeva informazioni su Shi Tao.

Yahoo! sotto giuramento Non è servito nemmeno che Yahoo! si giustificasse appena prima dell’audizione, ricordando di essersi sempre dimostrata disponibile e accomodante con le autorità . “Abbiamo risposto ad ogni domanda, vi abbiamo fornito ogni singola informazione che ci avete richiesto e abbiamo lavorato con voi in buona fede” – così ha cercato di riparare il CEO Jerry Yang – “Siamo una compagnia fondata sull’apertura, sulla condivisione di informazioni e sulla fiducia che gli utenti ripongono in noi, e crediamo fermamente nei diritti alla libera espressione e alla privacy “. Altresì inutile il tentativo di Yang di fare appello ai sentimenti, scusandosi ripetutamente questa volta con la madre di Shi Tao, presente in aula.

“Lasciatemi chiarire: non c’è alcun tipo di incomprensione”, ha tuonato invece Lantos nel documento che anticipava la sua strategia di attacco. “Nella migliore delle ipotesi il comportamento di Yahoo! denota una negligenza ingiustificabile . Nella peggiore delle ipotesi si tratta invece di un comportamento deliberatamente ingannevole “: con queste dichiarazioni incisive il presidente della Commissione ha smontato tutto l’apparato di scuse assemblato da Yahoo!. Lantos non ha rinunciato ad insistere sulla malafede di Yahoo!, anche nel corso dell’udienza, definendo Yang e Callahan “pigmei, in quanto a statura morale”, e interrogandoli in maniera provocatoria: “In base a quale motivo ritenevate leciti gli ordini (emessi dal governo cinese, ndr)? Queste sono richieste tipiche di uno stato di polizia”.

L’udienza conclusa ieri non sarà che un episodio, nella contrapposizione tra Yahoo! e la commissione statunitense. Una commissione che è probabile voglia dare risalto alla questione, in vista dell’approvazione del Global Online Freedom Act 2007 , una proposta di legge appoggiata dallo stesso Lantos, volta a prevenire le connivenze fra aziende occidentali e stati che non rispettano i diritti dei cittadini.

Gaia Bottà

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