L'alba dei robot liquidi

Il braccio scientifico del Pentagono lancia un bando per gli scienziati americani: vuole proposte per robot chimici che abbiano la flessibilità sufficiente per cambiare forma. Lo scopo? La guerra naturalmente
Il braccio scientifico del Pentagono lancia un bando per gli scienziati americani: vuole proposte per robot chimici che abbiano la flessibilità sufficiente per cambiare forma. Lo scopo? La guerra naturalmente

Washington (USA) – Suscita attenzione in rete la singolare proposta che il DARPA , la divisione dei progetti avanzati del Pentagono, ha diramato nelle scorse ore alla comunità scientifica: la Difesa USA vuole proposte per la realizzazione di una nuova generazione di robot .

Le inedite caratteristiche che questi “robot chimici” dovranno assumere comprendono una sufficiente flessibilità per consentire loro di mutare forma e penetrare attraverso cunicoli o altre limitazioni fisiche in ambienti a loro altrimenti inaccessibili. Una volta “dentro”, dovranno potersi “ricostituire” per svolgere attività belliche.

“Spesso – spiega il DARPA in una pagina dedicata – i soli punti di accesso sono piccole aperture in edifici, muri, fessure sotto le porte e via dicendo. In questi casi, un robot deve essere soffice a sufficienza per spremersi e attraversare piccole aperture, ma anche sufficientemente grande per poter far passare armamenti operativamente significativi. I ChemBots rappresentano la convergenza della chimica dei materiali molli e della robotica, per dar vita ad una classe fondamentalmente inedita di robot flessibili”.

Il robot mutaforma Più nel dettaglio, i nuovi robot dovranno disporre di:
– capacità di trasformazione nelle tre dimensioni
– capacità di identificare le aperture e mutare in base ad esse
– strutture che consentono loro di mutare o dissolversi e poi ricostituirsi ed essere operativi
– armi che siano disponibili dopo il passaggio
– ridotte richieste energetiche, e dovranno essere autonomi o capaci di trarre energia da fonti esterne
– operatività autonoma o controllata da remoto, in ogni caso senza connessioni fisiche a fonti di energia o sistemi di controllo
– medie dimensioni, possibilmente con architetture che consentano di modificarle
– resistere a condizioni operative militari (temperatura, umidità, pioggia ecc.).

Com’era prevedibile, un simile bando nella comunità geek ha immediatamente spinto a fare riferimento al temibile t-1000 , “androide liquido” che giocava un ruolo fondamentale nel celebre film Terminator 2 (vedi foto). Né mancano le battute, come quella di Engadget : “Uno dei pochi vantaggi che ci rimanevano rispetto ai robot che intendono renderci schiavi era la possibilità di scappare e rifugiarci in ambienti a loro inaccessibili, ma anche questo sarà presto perduto”.

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04 04 2007
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