L'algoritmo che.. schiarisce la voce

Sfruttando le armoniche ad alte frequenze, le nuove cuffie miglioreranno l'ascolto dei toni alti anche a basso volume. Pensato anche per i gamers

Roma – Able Planet , produttore USA specializzato in prodotti audio, ha messo a punto quella che sembra una soluzione tecnologica efficace ai problemi di udito degli anziani . Linx Audio, questo il nome della tecnologia, viene integrato nelle cuffie vendute dalla società e permette, attraverso l’impiego innovativo delle armoniche dei suoni ad alta frequenza, di riascoltare quei suoni che col tempo divengono difficili da intendere per i delicati meccanismi dell’apparato uditivo umano.

Col passare degli anni, infatti, diviene sempre più difficile udire i suoni alti come quelli prodotti dalla pronuncia di “s”, “f”, un violino, la voce femminile e via di questo passo. Le microscopiche cellule cigliate che rivestono la coclea – cioè la parte fondamentale dell’orecchio interno che trasforma i suoi in impulsi nervosi per il cervello – sono le principali responsabili per la corretta interpretazione dei suoi alle alte frequenze, e tendono a deteriorarsi con il sopraggiungere dell’età avanzata e con le stimolazioni eccessive dell’apparato.

L’abitudine di molti ipoudenti di tenere alto il volume è solo un palliativo per tentare di ascoltare uno spettro di suoni più completo, e comporta conseguenze negative sul lungo periodo. I circuiti analogici e il software di Linx Audio, il sistema brevettato da Able Planet, permettono al contrario di riacquistare per intero la facoltà di ascolto delle alte frequenze senza la necessità di alzare oltremisura la manopola del televisore.

L’algoritmo matematico alla base di Linx Audio, infatti, è in grado di amplificare le armoniche nascoste all’interno dei suoni ad alta frequenza , permettendo alle cellule cigliate di carpire i suddetti suoni in condizioni di danneggiamento per cui normalmente essi non sono più udibili. Ogni suono fondamentale viene accompagnato da vibrazioni a frequenze superiori che non vengono separate dalla coclea, che trasmette al cervello l’impulso di un suono unico e indistinto.

Technology Review fa l’ esempio di una corda di pianoforte che genera un suono vibrando 100 volte al secondo (quindi un segnale di 100 hertz ), che trasporta anche vibrazioni a 200, 300 hertz e via salendo. Le armoniche appunto.

Amplificando tali armoniche, Linx Audio trasforma quella che normalmente è una ridondanza nel segnale in fonte aggiuntiva del segnale stesso , permettendo a chi ha problemi con i toni alti di recepire comunque l’informazione sonora trasportata dalle vibrazioni nascoste all’interno del suono originario.

L’efficacia del sistema è stata verificata in prima persona da Kevin Semcken, CEO di Able Planet, vittima egli stesso di disturbi all’udito e di problemi con le alte frequenze. “Per testare l’impatto sull’intelligibilità – ha dichiarato il manager – abbiamo inserito la tecnologia in uno di due paia di cuffie identiche, e io sono stato in grado di distinguere molto facilmente la differenza. Ho cambiato le cuffie e sono stato in grado di ascoltare i toni ad alta frequenza nelle cuffie con Linx Audio che non erano udibili nella versione base”.

Ma se Linx Audio potrebbe rivelarsi un prodotto poco meno che rivoluzionario per la qualità della vita dei più anziani, tra le prospettive di business di Able Planet ci sono anche fette di mercato estremamente diversificate . La tecnologia proprietaria permette infatti di rendere molto più chiara la trasmissione della voce all’interno di un flusso sonoro pieno di esplosioni, effetti e distorsioni, risultando quindi particolarmente ideale per quanti si dilettino nei videogame giocati on-line , in cui la capacità di coordinarsi con i propri compagni di squadra nel bel mezzo di una battaglia senza respiro può rappresentare il confine tra la vittoria e una sconfitta certa.

Alfonso Maruccia

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  • gyZgZXuMCbT mSKpOG scrive:
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  • painlord2k scrive:
    I sindacati
    Il principale ostacolo del telelavoro sono i sindacati delle grandi aziende.Se i lavoratori non sono più riuniti in un unico luogo fisico (la fabbrica o gli uffici) come fanno i sindacalisti a sindacalizzarli? E a controllarli? E se non li sindacalizzano e non li controllano, come fanno a ottenere i privilegi che spettano, per legge, ai sindacalisti?Il lavoro da casa implica una maggiore autonomia del lavoratore sia dal suo dirigente, sia dai sindacati.
    • doc scrive:
      Re: I sindacati
      Quoto, pienamente d'accordo- Scritto da: painlord2k
      Il principale ostacolo del telelavoro sono i
      sindacati delle grandi
      aziende.
      Se i lavoratori non sono più riuniti in un unico
      luogo fisico (la fabbrica o gli uffici) come
      fanno i sindacalisti a sindacalizzarli? E a
      controllarli? E se non li sindacalizzano e non li
      controllano, come fanno a ottenere i privilegi
      che spettano, per legge, ai
      sindacalisti?

      Il lavoro da casa implica una maggiore autonomia
      del lavoratore sia dal suo dirigente, sia dai
      sindacati.
  • nobody scrive:
    Il problema è la 626
    La provincia di trento fa telelavoro in due modi:- a casa per persone con problemi personali. in un telecentro per i dipendenti che commutano tra Rovereto e Trento (non tutti).Il problema princiaple è che il datore di lavoro si deve assumere la responsabilità di mettere a norma di 626 la stanza in cui lavori a casa. Quindi nessuno o quasi lo fa.In america funziona perché se ne fottono: se inciampi in un filo elettrico fuori posto sono affari tuoi, in italia è colpa del datore di lavoro non avere verificato che li non ci fosse quel filo.Per la provincia di Trento è stato relativamente afcile mettere a norma un locale a Rovereto e risparmiare ad alcuni lavoratori 15 Km di trasferta ogni, giorno con beneficio per i polmoni di tutti (meno macchine in circolazione).In genrale in realtà c'è spazio per un nuovo profilo: colui che ti mette anorma la casa per abilitarti al telelavoro. Alle ditet converrebbe usufruuire di un tale servizio (trasferendo la reposnsabilità a chi firma la carta): i pochi soldi spesi tornerebbero nei risparmi che si farebbero sulla sede.
    • TelelavoroY esOrNo scrive:
      Re: Il problema è la 626
      Curiosità mia: tu stai facendo telelavoro, magari proprio a Trento?
    • CHECCOSA? scrive:
      Re: Il problema è la 626
      Veramente per fare una casa in america devi avere tutte le carte ed impianti in regola (lascia perdere film, bronx e camper)
  • Ricky scrive:
    bella idea ma ricordiamoci dove siamo..
    Ho letto abbastanza per poter dire che alla fine i conti tornano sempre.Perle AZIENDE ovviamente.Per quanto buona sia un'idea di base, se diamo modo e tempo ai soliti parassiti succhiasangue vedrete che riusciranno a renderla una schifezza.Certe cose devono essere fatte con un buon controllo da parte di enti preposti a salvaguardare il LAVORATORE dalle "creativita'" aziendali.L'idea di base e' sempre la stessa :sfruttare le situazioni per far soldi oppure per NON SPENDERLI e del lavoratore se ne infischiano.O ci sono leggi precise e non DA INTERPRETARE o anche il telelavoro, cosi' utile e sano, diventa una misera azione contro il lavoratore.
  • marto tortio scrive:
    tante belle parole su telelavoro ma..
    ho letto in proposito del telelavoro tante belle parole,ma nessuno che ha fatto nome dell'azienda in cui si effettua questo "fantastico" lavoro... ditelo no? così più gente farà domanda e lascerà il proprio lavoro che stressa per il traffico no?!?!? dai su siate coerenti w diteci i nomi di queste aziende, io sarò il primo a mandare il mio curriculum!!!
  • Francesco Renieri scrive:
    Ma non serve una connessione?
    Ma per il telelavoro non serve una connessione continua, affidabile, economica, veloce da casa propria?Lo sanno lor signori che in questo paese si viaggia ancora sotto le gonne di tale Telecom Italia ceh non forta l'asl se non negli agglomerati urbani?Qualcuno ha una idea dei tempi di ripristino di una linea, della banda minima garantita ecc ecc?O si deve tutti tornare a lavorare con il buon AS/400 con modem commutato?Saluti
  • cecilia colasanti scrive:
    telelavoro
    Dal settembre 2006 in ISTAT è stata avviata una sperimentazione di telelavoro che ha avuto successo. Adesso sta diventando una modalità standard di lavoro per l'Istituto.
  • Peter scrive:
    Telelavoro o impresa smaterializzata?
    Per me calcolare il telelavoro in questo modo (che è poi quello classico delle statistiche) non è significativo. I colletti bianchi che lavorano a progetto o le miriadi di consulenti e professionisti delle imprese sono già oggi "telelavoratori autonomi" o professionisti digitali. La realtà è che la rete ha reso inutili molti servizi e strutture d'impresa, fatto salvo dove c'è una catena di montaggio o qualche costosa macchina di produzione. In realtà gli uffici di aziende avanzate sono già oggi più strutture di rappresentanza e d'incontro con clienti che non di lavoro intellettuale 'puro'. Dove non lo sono si tratta di vecchie realtà monopoliste o parastatali in cui il capo ha la sedia di pelle e la pianta ornamentale. Solo questi ultimi si preoccupano di distinguere il telelavoro, per tutti gli altri è già solo semplicemete 'lavoro'.
  • Dominik N. scrive:
    Chi affossa il telelavoro
    Viene affossato dall'industria delle automobili e del petrolio, dalle Autostrade S.p.A., dalle aziende del trasporto pubblico locale, dalle società di fornitura per le mense e per i distributori automatici.E tanti altri che ci guadagnano a far scorrazzare avanti e indietro, anche senza motivo, le persone.Il telelavoro sarebbe una rivoluzione per l'intera società, con tanti vantaggi. Ma basta qualche "potentato" economico che ne viene danneggiato e i vantaggi per la società non contano più.
  • pentolino scrive:
    Io da quando che lo dico...
    Io sono un accanito sostenitore del telelavoro e l' unic esperienza che ho avuto in proposito è stato il momento più alto della mia carriera in termini di produttività e soddisfazione personale.Sicuramente non è adatto a tutti i lavoratori ed a tutti i compiti però benefici su larga scala potrebbero essere davvero enormi (altro che domeniche a piedi...).Non aggiungo altro perchè mi sembra che gli altri abbiano già detto più o meno tutto
  • Athlon64 scrive:
    Lo fa Telecom Italia
    Tra i clienti dell'azienda per cui lavoro c'è Telecom Italia, e ho avuto modo di collaborare con personale di Telecom che telelavora. Si tratta di un progetto sperimentale della durata di 2 anni, avviato per una quota di personale tenico, se avrà buoni risultati (come sembra) sarà confermato ed esteso.
    • TelelavoroY esOrNo scrive:
      Re: Lo fa Telecom Italia
      - Scritto da: Athlon64
      Tra i clienti dell'azienda per cui lavoro c'è
      Telecom Italia, e ho avuto modo di collaborare
      con personale di Telecom che telelavora. Si
      tratta di un progetto sperimentale della durata
      di 2 anni, avviato per una quota di personale
      tenico, se avrà buoni risultati (come sembra)
      sarà confermato ed
      esteso.Io sono una delle persone di cui parli.
      • fabian rox scrive:
        Re: Lo fa Telecom Italia
        siete in 4 in tutta italiaio lavoro per telecom dal 2000 e ne so qualcosa di come funziona quello schifo.
        • TelelavoroY esOrNo scrive:
          Re: Lo fa Telecom Italia
          Dimmi pure come funziona per cortesia.P.S. Il progetto è iniziato da un mese, solo su tre sedi/dipartimenti e non vi era limite di domande, se poi i dipendenti (libertà loro) non sono interessati non si possono certo obbligare.Ogni volta che vi è una qualche opportunità non si fa altro che criticare...
        • TelelavoroY esOrNo scrive:
          Re: Lo fa Telecom Italia
          - Scritto da: fabian rox
          siete in 4 in tutta italia
          io lavoro per telecom dal 2000 e ne so qualcosa
          di come funziona quello
          schifo.Scusa, sei dipendete o consulente?
  • bi biiii scrive:
    Re: Alcune spiegazioni..
    Molto interessante, farei una proposta mista.Tipo uno o due giorni lavorativi a settimana che possono,a scelta del dipendente essere svolti da casa.Ok, ci vuole doppia attrezzatura e connettivita' (PC econnessione) Ma se in parte venisse pagata dal lavoratore(che ne so', il pc se lo compra ed e' suo, la connesisonela paga l'azienda insieme a tutti i programmi licenziatiper lavorare) secondo me non sarebbe per niente male.Piano piano si riuscirebbe ad avere una situazione in cuiil lavoratore deciderebbe quando recarsi in ufficioe quando no, con dei limiti massimi come un tot di giornial mese.Che ne dite?
  • axo scrive:
    pessima esperienza di telelavoro
    Penso che qualche volta si sopravvaluti l'idea di telelavoro. Credo che possa essere una cosa positiva solo sotto particolari condizioni per nulla scontate.Provo a raccontarvi l'esperienza di telelavoro all'italiana che sta facendo mia moglie da circa 4 anni.Lavora per una nota casa editrice italiana alla revisione di un dizionario. Quando hanno iniziato sembrava tutto ottimo, a lei e alle sue colleghe hanno pagato l'adsl per lavorare da casa (si collegano in desktop remoto al server dell'azienda) e 3 o 4 giorni al mese dovevano andare alla sede centrale per l'organizzazione dei lavori. La pecca maggiore era il contratto, il solito co.co.co. rinnovato regolarmente per periodi di un anno o anche meno. Le comunicazioni (sono molte) fra colleghi e con chi dirige il lavoro avvengono con l'email o il telefono.Nella pratica succede che il tempo libero non esiste più, si è sempre in dietro con il lavoro perché come al solito bisogna rispettare delle scadenze assolutamente irrispettabili e decise senza che chi lavora abbia voce in capitolo. Anzi credo che le scadenze siano decise proprio con l'idea di spremere il più possibile i redattori e con la sicurezza che tanto non verranno rispettate.Nel tempo si sono resi conto che il lavoro poteva andare avanti anche senza ritrovarsi in sede, quindi gli incontri da 2 o 4 al mese sono diventati un paio l'anno, con il risultato di isolare tutti i redattori e estraniarli dall'azienda. Da tempo hanno smesso anche di rimborsare l'adsl e quest'anno hanno trovato una forma contrattuale più vergognosa del contratto a progetto, una specie di contratto editoriale per la realizzazione di un'opera e la cessione totale dei diritti, in pratica non pagano più un lavoratore ma acquistano un'opera e i diritti su di essa.Alla fine mi sembra che questa casa editrice si sia liberata della gestione dei dipendenti e dei costi per tenere del personale in ufficio (possedere gli uffici stessi e costi come elettricità, riscaldamento, telefono, acquisto attrezzature come pc e cancelleria).Dall'altra parte i compensi sono rimasti esattamente come quelli di un dipendente classico che lavora in ufficio e anche alcune spese siano diminuite (spostamenti) altre sono aumentate anche molto (acquisto pc, telefono, elettricità, riscaldamento ...).Ho paura che appena le aziende capiranno come sfruttare quest'idea di telelavoro, più che dei telelavoratori soddisfatti avremo una gran quantità di nuovi finti liberi professionisti sfruttati dai quali le aziende acquistano dei servizi.
    • Effebi scrive:
      Re: pessima esperienza di telelavoro
      Ciao axo,come vedi ho scritto l'email prima che tu raccontassi questa tua esperienza e qui mi sembra che sono stato un po' come un profeta di questa tua esperienza, quasi a dire "We know our chickens!".Se fossi tua moglie pianterei in asso questi sfruttatori e mi butterei in lavori che magari le possano dare soddisfazioni nella vita invece che sensazioni di essere sfruttati.Purtroppo in un certo senso la colpa e' anche di noi lavoratori che abituiamo i nostr boss a farci trattare in determinate maniere. Da un altro punto di vista posso anche capire che non è che tutti i giorni si possa cambiare il lavoro perchè ci sono dei problemi oppure perchè non ci giri tanto positivamente e come il cambiare lavoro non sia una cosa cosi' semplice, tuttavia ritengo che in certe casi valutati i parametri sia piu' positivo un cambio di lavoro che la frustrazione piu' totale.SalutiFB
      • merced scrive:
        Re: pessima esperienza di telelavoro
        - Scritto da: Effebi
        Ciao axo,

        come vedi ho scritto l'email prima che tu
        raccontassi questa tua esperienza e qui mi sembra
        che sono stato un po' come un profeta di questa
        tua esperienza, quasi a dire "We know our
        chickens!".

        Se fossi tua moglie pianterei in asso questi
        sfruttatori e mi butterei in lavori che magari le
        possano dare soddisfazioni nella vita invece che
        sensazioni di essere
        sfruttati.

        Purtroppo in un certo senso la colpa e' anche di
        noi lavoratori che abituiamo i nostr boss a farci
        trattare in determinate maniere.


        Da un altro punto di vista posso anche capire che
        non è che tutti i giorni si possa cambiare il
        lavoro perchè ci sono dei problemi oppure perchè
        non ci giri tanto positivamente e come il
        cambiare lavoro non sia una cosa cosi' semplice,
        tuttavia ritengo che in certe casi valutati i
        parametri sia piu' positivo un cambio di lavoro
        che la frustrazione piu'
        totale.

        Saluti

        FBnon posso che quotarti totalmente, condivido in tutto il tuo pensiero.
    • TelelavoroY esOrNo scrive:
      Re: pessima esperienza di telelavoro
      - Scritto da: axo
      La pecca maggiore era il contratto,
      il solito co.co.co. rinnovato regolarmente per
      periodi di un anno o anche meno. Le comunicazioni
      (sono molte) fra colleghi e con chi dirige il
      lavoro avvengono con l'email o il
      telefono.
      Nel caso di liberi professionisti o di contratto non da dipendenti (es. co.co.co) a mio avviso ha poco senso parlare di telelavoro; di telelavoro in senso stretto si dovrebbe parlare solo per lavori da dipendente, in quanto se sono libero professionista dovrei poter decidere senza problemi da dove lavorare (notare il "dovrei", di cose da dire ce ne sarebbero molte ma andiamo OT).
    • pinco scrive:
      Re: pessima esperienza di telelavoro
      Molto semplice ciò di cui parli no si chiama telelavoro: il telelavoro, ma lavoro a cottimo fatto con strumenti propri."Time and material" a casa propria.Semplicemente si dovrebbe avere la forza contrattuale di declinare, il punto è che questo no accade
  • Bastardi dento scrive:
    serve culture, fiducia, professionalita
    Da parte di entrambi: fornitori e lavoratori.Ci sono vantaggi per tutti:L'azienda risparmierebbe su infrastruture e spese correnti.La societa ne traerebbe vangi: meno consumi, meno inquinamento ,etc.La famiglia ne giverebbe: più rapporti personal con moglie e figli o genitori, si risparmierebbe ad esmpio su asili nido o autobus per gli studenti.Per il lavoratore invece : meno spese, meno stress, anche dentro gli uffici (chi non ha colleghi o capi stronzi ??) , etc etcI Capi , preferiscono avere in ufficio lo schiavo, vederlo e scaricargli le colpe e le frustrazioni.Nessuno che si degna di provare il telelavoro.Io sono in ufficio a Milano e le macchine su cui lavoro sono a bergamo.I lavoro mi arriva via telefono o via email. Con i colleghi interagisco quasi nulla.. allora perche farmi 2 ore di viaggio in tg est, un 'ora di pausa e stare 8 ore davanti ad un pc , anche senza far nulla ??Io perdo 3 ore della mia vita , inquino, spendo 8 euro di varburanti e pedaggi, mi stresso , litigo , mangio da cane ...ma non si dovrebbe vivere melglio col passare degli anni ??In italia , paese del 3 mondo culturale, quensto non è possibile.Insegante le lingue ai vostri figli e appena possibile, mandateli via.ciao
  • ramengo scrive:
    La mia esperienza
    Lavoro in remoto da casa mia da più di 5 anni per una azienda di consulenza informatica; ho iniziato a lavorare nel ramo più di 10 anni fa. Vado in sede (lontana 300 km) meno di 10 giorni all'anno e raramente presso qualche cliente, ma sempre in giornata.Ho sempre pensato che, per il mio profilo di tecnico software specializzato, il telelavoro fosse la situazione più idonea per massimalizzare la produttività professionale coniugandola alla vita personale in giusta proporzione.Devo ammettere che all'inizio é stato difficile convincere i miei "capi" ma ora credo che tutti quelli che mi conoscono sanno che é proprio così.Non mi dilungo sui vantaggi del telelavoro (110% produttività, 100% comunicazione, 100% internazionalizzazione, 0% trasporti, 0% inerzia di intervento, etc.), ma per esperienza personale e di molti altri colleghi che fanno una attività analoga, garantisco che gli svantaggi sono minimi e facilmente superabili.Certo, non tutti possono telelavorare; perchè ci sono compiti che si prestano di più ed altri di meno. Inoltre ci vuole un'alta propensione all'autonomia ed una grande capacità di risolversi da soli i problemi. Ma non é detto che si debba fare teleworking tutti i giorni della settimana: ho dei colleghi che rimangono a casa solo 2 o 3 giorni e poi vanno dal cliente; mi sembra comunque un ottimo compromesso !E poi, se uno non si sente all'altezza, non é obbligato a farlo...Per la nostra tipogia di lavoro (concettuale), oggi gli strumenti ci sono tutti; 10 anni fa era il medioevo in confronto: l'unica possibilità di collegamento "decente" era l'ISDN con alti costi e basse performance. Da allora di miglioramenti ce ne sono stati tantissimi: linee DSL, VoIP, instant messaging, webcam, etc.Spesso questi strumenti sono più pervasivi di quanto non si pensi: ho assistito molte volte a due colleghi, distanti non più di 20 metri da un ufficio all'altro, chattare dalle proprie postazioni piuttosto di fare 30 passi e parlare vis-a-vis...Come giustamente sottolineato nell'articolo, le difficoltà principali rimangono di natura culturale e si concentrano nella "flessbilità mentale" dei manager. Purtroppo molti di quelli in questa categoria non sanno misurare il lavoro svolto dai propri sottoposti nemmeno per quelli in ufficio; per cui figuriamoci i telelavoratori...Eppure anche da questo punto di vista ci sono molti strumenti: tool per project planning, documentazioni omologate, benchmark, etc.Il fatto è che se un manager non ha avuto un percorso professionale partito dal "campo", non può capire quel tipo di "linguaggio" perciò ha difficoltà nel valutare gli impegni.Sempre per esperienza, ho visto gente (quando mancava la supervisione) giocare al solitario in ufficio, leggere le più disparate riviste, oppure trascorrere giornate alla macchinetta del caffè; come si dovrebbero giudicare questi comportamenti ? Non si giudicano affatto ! Perchè non potendo sapere se il lavoro affidato é stato svolto o meno nei tempi corretti, non si può capire se uno é "scarico" oppure se é sommerso da compiti.Io ora ho perso 10 minuti a scrivere questo noioso commento, ma dal punto di vista lavorativo non importa, dato che comunque i miei colleghi si aspettano che un preciso programma sia pronto da provare dopo le 14:00. E state tranquilli che per quell'ora tutto sarà pronto perchè la pausa pranzo sarà più breve, oppure ieri sera mi sono dilungato a preparare tutto per la giornata di oggi.Pertanto, finchè non ci sarà una rivoluzione di pensiero nello strato manageriale, sarà difficile svincolarsi dai mezzi per concentrarsi sugli obiettivi.Già, lavorare per obiettivi (o task): questo é quello che mi é stato insegnato; e quando si completa un task ce n'é sempre un altro pronto in canna (pipeline). Dunque ci dev'essere chi riempie la pipeline e chi la svuota; non importa dove si trova uno e dove l'altro.Ultima considerazione: il telelavoro funziona meglio con contratti a tempo indeterminato; infatti non bisogna confondere la flessibilità degli orari e dei luoghi con la stabilità dei punti di riferimento. Quando si comincia a telelavorare si crea un network con gli altri colleghi; una rete pulsante e distribuita di know-how e specializzazioni che cresce e si radica; ci si scambia materiale ed informazioni necessari per svolgere i propri compiti. La vera ricchezza di un'azienda é l'esercito di persone che lavorano insieme. Se questa infrastruttura virtuale viene demolita ogni sei mesi, si rischia di perdere molto tempo prezioso per ricostituirla ogni volta...
    • zoe scrive:
      Re: La mia esperienza
      trovo molto interessante la tua esperienza, ma credo che potrebbe essere utile aggiungere un'osservazione che secondo me manca al dibattito: l'affermarsi del telelavoro è possibile solo in base a una rivoluzione culturale che parte dal modo di considerare le persone che lavorano alle dipendenze di un'azienda. Non si tratta di mucche da mungere, che come hanno riempito il secchio di latte, ne vedono un'altro vuoto pararglisi sotto. quando parlo di persone, lo faccio apposta: oggi non si dovrebbe parlare più di dipendenti. Visto come nascono e muoiono rapidamente le aziende, i buoni imprenditori dovrebbero cominciare ad avere un approccio più "umano" al problema. un nuovo lavoratore è un compagno che ti scegli per fare impresa, è una persona che porterà il suo talento e la sua stoltezza, puzzerà, avrà figli lamentosi, vorrà vivere la propria vita e avrà un atteggiamento verso il lavoro ogni volta diverso: ci sarà chi se ne frega e porta i soldi a casa, ma non vuol dire che non lavori, chi è dentro al lavoro con tutte le scarpe, ma si stressa e dopo un mese è da buttare, chi non gli va di fare un cazzo ma quella volta che apre bocca ti risolve una decina di problemi insieme... il sistema che abbiamo messo in piedi (le società di recruiting, le risorse umane, la managerialità italiana...) è fatto al contrario di questo approccio. Si basa su questionari prestampati, pretende di capire dall'età o dal sesso quanto sarai devoto all'azienda. e abbiamo aggiunto a questo sistema già fallimentare forme contrattuali che creano una voragine tra le categorie coinvolte: i lavoratori oggi più che mai odiano il datore di lavoro. E se una volta col sindacato ci dialogavano, oggi non ci dialogano più, col risultato che i cococo e pro si sentono apolidi, senza padri (i vari agnelli sono stati padri dei loro dipendenti, nessuno che abbia lavorato alla fiat può dire di non essersi sentito parte di un sistema), tutti gli altri, di cui faccio parte da poco, i dipendenti, devono faticare il doppio, se vogliono lavorare, per svolgere bene il proprio lavoro senza dover cassare tutto il resto e per stabilire un dialogo col superiore/datore di lavoro per far sì che il fatto di non cassare tutto il resto non gli si rivolga contro. Alla fine, sai cosa sento in giro? solo gente che vuole smettere quanto prima la vita che fa e ricominciare da qualche altra parte senza datori di lavoro, orari, clienti, obiettivi irragiungibili e pipeline che non si svuotano mai.Leggevo su qualche giornale gratuito che l'uomo è come la terra, ogni tanto il campo si riposa perchè altrimenti sarà improduttivo per la nuova semenza. e il paragone è calzante. Come facciamo a impostare un discorso di telelavoro se prima non capiamo cosa cazzo è il lavoro?
      • ramengo scrive:
        Re: La mia esperienza
        Guarda, io ho postato nel merito dell'argomento: il telelavoro.Se ci dovessimo spostare sul tema che hai portato tu, la politica del lavoro, allora non basterebbe un forum a contenere tutti i problemi e le risposte che verrebbero da ciascuno di noi.Purtroppo ti do ragione su una cosa: stiamo passando un periodo triste dal punto di vista dei diritti/doveri; molte delle cose buone che erano state costruite dagli anni 60 da persone volenterose e lungimiranti, sono state sacrificate in pochi lustri sull'altare della legge del mercato.Il neoliberismo, secondo me, non ha fatto altro che accentuare la disparità tra ricchi e poveri, facendoli spesso coincidere rispettivamente con datori di lavoro e lavoratori.Ma com'é possibile che tutto questo avvenga senza che nessuno alzi un dito ? La risposta forse ricade sempre nella cultura: forse una volta c'erano più ignoranti, che non conoscevano bene la grammatica, che non sapevano fare gli integrali e le derivate, che non leggevano molti libri etc. ma almeno avevano interesse e cura del proprio lavoro perchè sapevano che si trattava di un accordo win/win: tu mi dai lo stipendio ed io ti produco l'utile; ciascuno con i propri diritti/doveri; ciascuno con la propria famiglia da mantenere. E guai a toccare questi diritti/doveri !Ora invece la conoscenza é a portata di tutti, ma i valori si sono dissipati: ci sono giovani che sanno tante cose, ma non gliene frega proprio niente dei diritti/doveri; hanno lo sguardo fisso sull'apparire, sulla moda, sull'omologazione sociale, su tutto tranne che la noiosa politica del lavoro. D'altronde, come biasimarli visti gli atteggiamenti ed i CV dei nostri governanti ?Poi ad un tratto si ritrovano a 30 anni e scoprono che non hanno niente in mano: non un lavoro serio, non una casa, non una famiglia.
    • TelelavoroY esOrNo scrive:
      Re: La mia esperienza
      - Scritto da: ramengo
      Lavoro in remoto da casa mia da più di 5 anni per
      una azienda di consulenza informatica; ho
      iniziato a lavorare nel ramo più di 10 anni fa.
      Vado in sede (lontana 300 km) meno di 10 giorni
      all'anno e raramente presso qualche cliente, ma
      sempre in
      giornata.[CUT]Post interessantissimo, che quoto al 100%
  • Luigi Villa scrive:
    Non solo i dirigenti
    Molti dipendenti delle grandi aziende per le quali ho lavorato inorridiscono all'idea del telelavoro per un motivo semplicissimo. Essendo estremamente improduttivi in ufficio se lavorassero da casa dovrebbero giustificare col lavoro uno stipendio che ora giustificano con la presenza in ufficio, in sintesi gli toccherebbe lavorare davvero e questo li sconvolge.Inoltre i dirigenti che scaldano le poltrone (non parlo di tutti ma di quelli che non sanno e non fanno) non potrebbero più giustificare la loro presenza in azienda senza il "parco buoi" da controllare.Se poi ci mettiamo il fatto che si risparmierebbe in modo inimmaginabile sui carburanti (meno petrolio = meno profitti per qualcuno) è presto detto perché il telelavoro in Italia non decolla.
    • Athlon64 scrive:
      Re: Non solo i dirigenti

      Molti dipendenti delle grandi aziende per le
      quali ho lavorato inorridiscono all'idea del
      telelavoro per un motivo semplicissimo. Essendo
      estremamente improduttivi in ufficio se
      lavorassero da casa dovrebbero giustificare col
      lavoro uno stipendio che ora giustificano con la
      presenza in ufficio, in sintesi gli toccherebbe
      lavorare davvero e questo li
      sconvolge.QUOTO!
      Inoltre i dirigenti che scaldano le poltrone (non
      parlo di tutti ma di quelli che non sanno e non
      fanno) non potrebbero più giustificare la loro
      presenza in azienda senza il "parco buoi" da
      controllare.I dirigenti potrebbero iniziare a fare il loro lavoro, e cioé pianificare, controllare, capire, distribuire il lavoro tra il personale in base a capacità e attitudini... invece di fare quello che fanno adesso e cioé nulla nei casi più fortunati e vessatori in quelli meno...
      Se poi ci mettiamo il fatto che si risparmierebbe
      in modo inimmaginabile sui carburanti (meno
      petrolio = meno profitti per qualcuno) è presto
      detto perché il telelavoro in Italia non
      decolla.A questa non ci credo, non credo che il potere delle multinazionali del petrolio sia così totale e pervasivo da toccare tutte le aziende, grandi, piccole e medie...
    • TelelavoroY esOrNo scrive:
      Re: Non solo i dirigenti
      - Scritto da: Luigi Villa
      Molti dipendenti delle grandi aziende per le
      quali ho lavorato inorridiscono all'idea del
      telelavoro per un motivo semplicissimo. Essendo
      estremamente improduttivi in ufficio se
      lavorassero da casa dovrebbero giustificare col
      lavoro uno stipendio che ora giustificano con la
      presenza in ufficio, in sintesi gli toccherebbe
      lavorare davvero e questo li
      sconvolge.Che tristezza, giustificare il lavoro con la sola presenza denota veramente una tristezza unica del panorama italiano. Detto questo, temo tu non abbia tutti i torti!
  • Chazer scrive:
    Io l'ho fatto...
    ... per un mese.Mi ero imposto di lavorare con orari da ufficio (9-18 e pausa pranzo di un'ora). All'inizio capitava in effetti che non combinassi un cazzo.Ma poi mi sono accorto che se un giorno non riuscivo a finire quello che avevo deciso di finire, mi rimettevo al pc dopo cena.Confermo: è una gran cosa, una volta che ci si abitua.Dipende tutto dal rapporto di fiducia tra datore di lavoro e lavoratore!E' vero che spesso il lavoro richiede interazione tra i lavoratori (specie se, come nel caso mio, ad ogni problema chiamo piagnucolante il direttore tecnico), ma se il mio task per questa settimana è fare 200 pagine jsp tutte uguali, fatemele fare da casa e non rompete le scatole... o no?Quoto tutti quelli che dicono che c'è ancora tanta mentalità da Kapò "voglio-vederti-sulla-scrivania".
  • Petronio Arbitro scrive:
    Ma state scherzando?
    Se in "itaglia" quello che più vale per trovare lavoro e fare carriera sono le conoscenze e le raccomandazioni (il curriculum è opzionale), come potete pensare ad una organizzazione del lavoro basata su competenze e produttività?
  • Io telelavoro scrive:
    Mi sento fortunato....
    Come da oggetto "Mi sento fortunato", da circa tre anni lavoro da casa e percepisco lo stesso stipendio di chi ha un livello come il mio (quadro commercio) e sta in ufficio (circa 2000 euro netti al mese), percepisco gli aumenti di spidendio ed i premi produzione. Non sono più stressato come prima e soprattutto lavoro quando voglio io, vado in azienda non più di 5 volte al mese, anche se sto spesso al telefono o in videoconferenza con skype per discutere con altri colleghi o con i capi (anche i miei colleghi lavorano da casa). Posso confermare che da casa si lavora meglio, con più interesse, con meno stress, ma non mancano i cazziatoni. Io per esempio lavoro maggiormente la sera, lasciando la mattina libera per le attività familiari (pagamenti vari, documenti, giri per uffici comunali, ecc.), e per lo svago. Di negativo c'è che le malattie praticamente non esistono, quindi si lavora sempre, le ferie non sono libere da impegni lavorativi (ovviamente sono previste e si tende a non disturbare i colleghi che ne usufruiscono, anche se almeno una telefona ci scappa sempre). Di sicuro non sono invogliato a cambiare società, anche perchè in italia non ce ne sono molte che operano come la mia, e la maggior parte di queste si possono permettere il telelavoro perchè svolgono attività per società non italiane, quindi sono retribuite meglio (quasi il doppio) e grazie alla distanza si opera per lo più attraverso internet. Ovviamente chi non lavora o non raggiunge determinati obiettivi viene licenziato, e posso assicurate che il sistema è efficace, non solo per evitare che i lavoratori si distraggano troppo, ma anche per formare gruppi di lavoro con persone veramente qualificate.Ciao a tutti.
  • asd! scrive:
    Belle cose
    Io sono completamente a favore del telelavoro. Se utopicamente almeno il 30% delle persone che lavorano in ufficio possono farlo da casa, sparirebbe il traffico immondo per le strade e quelli che in ufficio si devono recare per forza otterrebbero enormi benefici a livello di tempo e stress per gli spostamenti da casa-lavoro e viceversa.Ormai con le tecnologie di oggi si può fare qualsiasi lavoro che necessita di un pc comodamente da casa. Ma vi rendete conto della valanga di ore buttate per gli spostamenti per recarci a lavoro? Calcolando una media di 3 ore di viaggio andata ritorno e viceversa, moltiplicato x5 giorni x 1 mese so circa 60 ore buttate. In un anno, supponendo che lavoriamo 10 mesi, so 600 ore... In quelle 600 ore si potrebbero fare moltissime cose sicuramente + produttive che stare sui mezzi pubblici o in macchina.Ma il teletrasporto quando lo inventano? :D
  • Linda scrive:
    La mia esperienza
    Da circa 4 anni ho un contratto di telelavoro (in Italia!) che porto avanti con successo. Due volte la settimana mi reco in ufficio, il tempo restante sono a casa! E' un vero piacere poter portare la mia bimba personalmente all'asilo! E seguirla piu' da vicino, anche se devo comunque lavorare 8 ore al giorno. A casa sono molto piu' concentrata, ma questo non significa che poi lavoro piu' del dovuto: lavoro meglio! A volte soffro di carenza di comunicazioni, ma la mia esperienza in azienda ed i giorni passati in ufficio mi permettono di recuperare e sono comuqnue quotidianamente in contatto con tutti i colleghi! Inoltre, se per qualsiasi motivo non posso recarmi in ufficio (per malattia mia o della mia bimba), posso comunque organizzarmi per lavorare un po' invece di perdere l'intera giornata, con grande vantaggio da parte dei miei superiori. Insomma, questa per me e' stata una grande opportunita', che mi permette di lavorare nell'azienda dove mi trovo bene senza rinunciare alla mia famiglia!
  • Guido La Vespa scrive:
    Ritardo culturale.... dei manager

    Il problema secondo il sondaggio statunitense è prima di
    tutto culturale. I vertici aziendali, anche quelli delle
    grandi corporation, non sembrano spesso afferrare il valore
    del telelavoro.E' proprio questo secondo me. Gli imprenditori/manager non sanno valutare la qualità delle risorse lavorative.L'unico modo che hanno per valutarlo sono i minuti di ritardo al mattino quando arrivano in ufficio, quanto estano oltre l'orario di lavoro, quanto sono servili e disposti a dire sempre di si al manager di turno....
    • Remo La Barca scrive:
      Re: Ritardo culturale.... dei manager
      - Scritto da: Guido La Vespa

      Il problema secondo il sondaggio statunitense è
      prima
      di

      tutto culturale. I vertici aziendali, anche
      quelli
      delle

      grandi corporation, non sembrano spesso
      afferrare il
      valore

      del telelavoro.

      E' proprio questo secondo me. Gli
      imprenditori/manager non sanno valutare la
      qualità delle risorse
      lavorative.
      L'unico modo che hanno per valutarlo sono i
      minuti di ritardo al mattino quando arrivano in
      ufficio, quanto estano oltre l'orario di lavoro,
      quanto sono servili e disposti a dire sempre di
      si al manager di
      turno....Allora sono i primi a dover fare ammenda: mai visto un capo(ccia) arrivare in orario...
  • Nome e Cognome scrive:
    Re: Alcune spiegazioni..
    finalmente una analisi obiettiva, almeno nelle intenzioni!il telelavoo è bello, ma bisogna creare le condizioni culturali per poterlo fare, a tuti i livelli.Io personalmente mi sono riconosciuto in alcuni dei punti elencati, e ho riconosciuto altre descrizioni in alcuni colleghi...ripeto: c'è ancora della strada da fare. oppure: non siamo ancora pronti. Adesso sarebbe un disastro. Provato sulla mia pelle.
  • spalmer scrive:
    bisogna darsi da fare
    parlo al personale da disoccupato, oltre ai vari concorsi per un lavoro "comune", ci stò provando, l'unica via trasparente che vedo in un lavoro via web partendo da zero è un sito internet, se non si raggiunge lo scopo con il primo almeno s'impara, io in 4 mesi ho imparato molto non solo html, ma come devono essere i tags e altre cosette.ritornando al bisogna darsi da fare, sono le idee che fanno soldi oltre ai fatti, erano ricchi Sergey Brin e Larry Page?, hanno avuto un'idea, se aspettiamo i nostri politici che litigano tra loro...
    • Eugenio Odorifero scrive:
      Re: bisogna darsi da fare

      ritornando al bisogna darsi da fare, sono le idee
      che fanno soldi oltre ai fatti, erano ricchi
      Sergey Brin e Larry Page?, hanno avuto un'idea,
      se aspettiamo i nostri politici che litigano tra
      loro...Hai colto una questione molto importante: spesso la ricchiezza parte da una buona idea. Poi però bisogna portarla avanti e anche proteggerla. Brin e Page sono solo la punta dell'iceberg di centinaia di persone che hanno ideato, sperimentato, avuto successo e fatto soldi a palate spesso reinventandosi. Tutto questo è molto positivo, ma riesce sempre?
  • Effebi scrive:
    Attenzione...
    Ciao a tutti, secondo in me in Italia questo finirebbe ancora di piu' nello sfruttamento. Con la scusa dell'aumento del tempo libero si finirebbe con il rimproverare, da parte dei capetti schiavisti, il fatto che magari non si riescono a realizzare compiti impossibili in tempi indecenti.Spesso cose applicate con successo all'estero finiscono per avere risultati veramente assurdi in Italia. Saluti
    • Chazer scrive:
      Re: Attenzione...

      secondo in me in Italia questo finirebbe ancora
      di piu' nello sfruttamento. Con la scusa
      dell'aumento del tempo libero si finirebbe con il
      rimproverare, da parte dei capetti schiavisti, il
      fatto che magari non si riescono a realizzare
      compiti impossibili in tempi
      indecenti.Ellallero!!! I tempi di esecuzione di un task si concordano insieme col capo. Il problema in questo caso non è il telelavoro, è il capo superstrunz :D
      • Mi scoccio di loggare scrive:
        Re: Attenzione...
        - Scritto da: Chazer
        Ellallero!!! I tempi di esecuzione di un task si
        concordano insieme col capo. Il problema in
        questo caso non è il telelavoro, è il capo
        superstrunz
        :DChe guarda caso e' quello che decide i tempi e il tuo futuro in azienda.Suvvia...siamo in Italia!
  • Giulio Guidetti scrive:
    Che c'entra l'Italia?
    Mi riferisco ovviamente ai dipendenti (dei quali si legge nel 90% dei post di questo forum) e non a chi dovrebbe istituirlo (i "capi"...). Ovvero, il telelavoro non ha confini geografici, ed e' la soluzione ideale per chi si lamenta che "in Italia non c'e' lavoro". A queste persone dico: "telelavorate" all'estero! Io lo faccio da anni, in UK ci sono centinaia di aziende il cui parco lavoratori (per un buon 80%) e distribuito in tutto il mondo, i salari sono almeno il doppio di quelli "soliti" Italiani (pagano in base al loro tenore di vita... a parte gli approfittatori che assumono gli "indiani"), le competenze richieste le medesime (e vengono valorizzate).Si lavora le solite ore giornaliere (8 compresive di vari break), si sceglie l'orario che si preferisce, e si fa tutto quello che si farebbe in ufficio standosene comodamente a casa (solitamente basta una normale ADSL, niente connessioni fantascientifiche).Per i "furbetti" che non lavorano? Il problema (almeno nel mio caso) non sussiste, ogni 3 giorni o settimana si comunica un report (oltre gli aggiornamenti quotidiani), e' impossibile "non fare", e se "non fai" ti dicono bye bye senza pensarci troppo.I contratti? Sono ovviamente tutti a scadenza (si lavora da consulenti il piu' delle volte) ...essi' il famoso lavoro precario di cui ci lamentiamo qui in Italia, io ho scoperto che li sono TUTTI in precariato, pure i miei colleghi di 50 anni con famiglia a carico, che fanno questo da un decennio.Paura di perdere il posto? Certo all'inizio l'avevo... poi ho capito che i timori passano, e se le cose vanno male, be' ci si ricicla (da quando lavoro li, ne ho viste passare di persone... ognuna di loro, lasciando noi, ha ritrovato lavoro (simile) nel giro di un paio di settimane.... e cosi' via).In Italia vi fanno "soffrire"? Andateve all'estero.. almeno "virtualmente". :)
    • Nome e Cognome scrive:
      Re: Che c'entra l'Italia?
      - Scritto da: Giulio Guidetti
      A queste persone dico:
      "telelavorate" all'estero! Io lo faccio da anni,
      in UK ci sono centinaia di aziende il cui parco
      lavoratori (per un buon 80%) e distribuito in
      tutto il mondo, mmm... hai qualche link o basta Google?cosa cerco? .. "telework", "remote work"..?
      • Torak Fade scrive:
        Re: Che c'entra l'Italia?
        - Scritto da: Nome e Cognome
        - Scritto da: Giulio Guidetti

        A queste persone dico:

        "telelavorate" all'estero! Io lo faccio da anni,

        in UK ci sono centinaia di aziende il cui parco

        lavoratori (per un buon 80%) e distribuito in

        tutto il mondo,

        mmm... hai qualche link o basta Google?
        cosa cerco? .. "telework", "remote work"..?Sarei molto curioso anch'io... saranno un paio di settimane che mi sto informando sull'argomento, ma in italia non trovo nulla e all'estero non saprei dove andare a cercare!
    • vbrother scrive:
      Re: Che c'entra l'Italia?
      Salve, hai dei contatti? Anche se sono in partenza per l'Irlanda sono molto interessato al discorso ...
    • pippo lacoca scrive:
      Re: Che c'entra l'Italia?
      Era interessante fino a che non sei arrivato alla precarieta'. Poi automaticamente si e' trasformato in spazzatura. La gente vuole certezze.
  • rino scrive:
    mancano infrastrutture
    per il telelavoro mancano le infrastrutture, molte aree non sono ancora servite in modo adeguato da linee telefoniche capaci di contenere il traffico, l'impiegato pretende di non investire sugli strumenti che in fondo sono usati anche per scopi personale piu' che in ufficio.Ho provato tempo fa a realizzare del telelavoro per un gruppo di dieci miei collaboratori ma ho trovato ostacoli con le linee , e le attrezzature.Personalmente sono riuscito a gestire un sia in telelavoro , le riunioni erano via teleconferenza tramite linea isdn (anno 2000-2001)tutto sommato è andata bene.Spesso il telelavoratore modifica i propri orari , peccato che all'esterno la società non si adegua, tutto (negozi) chiude al massimo alle 21 di sera.rino
    • gino scrive:
      Re: mancano infrastrutture
      - Scritto da: rino
      Spesso il telelavoratore modifica i propri orari
      , peccato che all'esterno la società non si
      adegua, tutto (negozi) chiude al massimo alle 21
      di
      sera.e per fortuna! io 'sta mania di tenere aperti i negozi fino a ore improponibili e soprattutto le domeniche proprio non la tolleroe poi se telelavori e ti organizzi in modo decente hai tutto il tempo di andare a fare la spesa in pausa pranzo o prima delle 21, sconsiglio vivamente il pomeriggio: la mandria di massaie che bazzica per i supermercati e' in grado di generare code spropositate alle cassecerto se i negozietti del mio paesello dessere una limatina (non tanto) ai prezzi, oltre a evitare il tran-tran del pendolare eviterei pure i supermercati
      • Mi scoccio di loggare scrive:
        Re: mancano infrastrutture
        - Scritto da: gino
        - Scritto da: rino


        Spesso il telelavoratore modifica i propri orari

        , peccato che all'esterno la società non si

        adegua, tutto (negozi) chiude al massimo alle 21

        di

        sera.Pensa che all'estero, in paesi evoluti, i negozi sono aperti anche 24h al giorno e cio' si traduce in FLESSIBILITA'.Qui invece, se stai morendo e ti serve un medicinale, devi prima verificare la farmacia di turno che magari e' a 20 km da te.

        e per fortuna! io 'sta mania di tenere aperti i
        negozi fino a ore improponibili e soprattutto le
        domeniche proprio non la
        tolleroPerche'? Se stanno aperti, hanno possibilità di generare incassi. Se generano incassi, guadagnano.E' vero.... brutta cosa guadagnare onestamente. Meglio rivendere a 100 quello che costa 10 giusto? -.-Saluti
  • CSOE scrive:
    In Italia non serve
    In Italia non c'è lavoro.Il telelavoro non serve, gli uffici si svuotano, di spazio ce ne è in abbondanza.
  • Kaine scrive:
    Fermi al medioevo..COME SEMPRE!
    Il Telelavoro in Italia è una presa per i fondelli...Potrebbe essere un'arma straordinaria per la crescita della nostra economia, ma viene trattato ancora come un qualcosa di misterioso...che tristezza infinita che mi da questo "belpaese"........
  • guast scrive:
    Crescita professionale azzerata
    Non so voi, ma io ho l'impressione che da casa sia molto più difficile consultare i colleghi scambiarsi idee, confrontarsi.Questo nel campo dell'informatica è un grosso handicap.Però da quello che mi ricordo dell'italia un vantaggio ci sarebbe. Il lavoro sarebbe diviso tra tutti quanti e per il fancazzista di turno sarebbe più difficile scaricarlo su qualcun altro
    • Nome e cognome scrive:
      Re: Crescita professionale azzerata
      - Scritto da: guast
      Non so voi, ma io ho l'impressione che da casa
      sia molto più difficile consultare i colleghi
      scambiarsi idee, confrontarsi.Secondo me e' un'impressione sbagliata.Le riunioni diventano delle audio conferenze, e per chiedere qualcosa a un collega lo chiami sul telefono interno voip oppure gli lasci un messaggio se e' occupato.Al limite l'unico svantaggio che vedo e' che rischi di muovere ancora di meno il culo dalla sedia.
    • co.co.cogli one scrive:
      Re: Crescita professionale azzerata
      l'unica cosa azzerata sarebbe il caffè , con i colleghi.Si può sempre collaborare via email, voip, teleconferenza.Certo in un mondo perfetto :-)- Scritto da: guast
      Non so voi, ma io ho l'impressione che da casa
      sia molto più difficile consultare i colleghi
      scambiarsi idee,
      confrontarsi.
      Questo nel campo dell'informatica è un grosso
      handicap.

      Però da quello che mi ricordo dell'italia un
      vantaggio ci sarebbe. Il lavoro sarebbe diviso
      tra tutti quanti e per il fancazzista di turno
      sarebbe più difficile scaricarlo su qualcun
      altro
      • Nome e Cognome scrive:
        Re: Crescita professionale azzerata
        - Scritto da: co.co.cogli one
        l'unica cosa azzerata sarebbe il caffè , con i
        colleghi.
        Si può sempre collaborare via email, voip,
        teleconferenza.

        Certo in un mondo perfetto :-)
        a partire dagli impiegati che non barano.. :-)
    • Xendorf scrive:
      Re: Crescita professionale azzerata
      Certo questo è un aspetto negativo ma, almeno per quanto mi riguarda, mi ha permesso di migliorare le capacità comunicative che tornano utili quando, magari, contatti altri colleghi di altre città / nazioni.E non preoccuparti troppo per i fancazzisti: riescono comunque a fare il loro "sporco" lavoro ... la necessità aumenta l'ingegno anche in questo caso.
  • Anonimo scrive:
    Da noi c'è il capetto/padrone
    Lo volete capire ?Da noi non conta che un lavoro venga fatto bene ad un costo contenuto ma che il padrone possa sempre ronzarti intorno e romperti i cojoni ben consapevole che non puoi usare la sua testa (di...) come palla da baseball con la tastiera.Sarebbe tanto facile realizzare un piano settimanale dove si fissano degli obiettivi da raggiungere e poi lasciar fare ai dipendenti ma questo eliminerebbe il fattore ego del graduato di turno che per definizione è un incapace buono solo a comandare: se gli si toglie la gente sotto semplicemente non gli rimane niente da fare (niente dove sia capace almeno)
  • Stakanov scrive:
    Motivi per cui in Italia non funziona
    In Italia non funziona perchè un dipendente a cui viene proposto non dice "Ficoooo trascorrerr meno tempo nel traffico potrò badare ai miei figli quando sono malati e non vanno a scuola migliorerà la qualità della mia vita" ma si chiedono "Ma di quanto mi aumentate lo stipendio?" solita mentalità sindacalizzata.
    • Comet scrive:
      Re: Motivi per cui in Italia non funziona
      - Scritto da: Stakanov
      In Italia non funziona perchè un dipendente a cui
      viene proposto non dice "Ficoooo trascorrerr meno
      tempo nel traffico potrò badare ai miei figli
      quando sono malati e non vanno a scuola
      migliorerà la qualità della mia vita" ma si
      chiedono "Ma di quanto mi aumentate lo
      stipendio?" solita mentalità
      sindacalizzata.Non penso proprio che sia come tu dici.A molta gente farebbe comodo per le ragioni da te elencate, ma i datori di lavoro non si fidano. In fondo, pensano, se hai tempo da dedicare ai tuoi figli, o al genitore che sta male se stavi in ufficio lavoravi di più.In azienda da me si lavora da casa quando non si sta bene, è un buona soluzione quando ad esempio hai una mezza influenza che se esci ti finisci di fregare, ma puoi lavorare tranquillamente...Riguardo allo stipendio... sarà forse xchè sono troppo bassi? Comunque non c'entra nulla con il telelavoro.
    • sciur padrun scrive:
      Re: Motivi per cui in Italia non funziona
      E già, pensa te nel 2007 pretendere di avere uno stipendio e una vita decente, son proprio dei viziatoni questi dipendenti, mica come i laboriosi capi che dicono di lavorare 16 ore al giorno sempre in riunione con amministratori delegati con tacchi a spillo...e lasciateli lavorare per il paese cribbio!
      • Nome e Cognome scrive:
        Re: Motivi per cui in Italia non funziona
        beh.. i tacchi a spillo li puoi mettere anche tu... ROTFLe magari cominci a guadagnare più del tuo attuale lavoro... ri-ROTFL
  • Nome e Cognome scrive:
    ci vuole cultura
    ma anche da parte del lavoratore, e anche una organizzazione sociale/familiare che supporti questa nuova realtà...personalmente ho potuto/dovuto passare un semestre senza lavoro fisso presso clienti, potendomi quindi organizzare alcune piccole consulenze in maniera autonoma.Sarò in difetto io, ma ho avuto notevoli difficoltà a coordinare il lavoro da casa. Troppe distrazioni. Alla fine il modo migliore per lavorare è stato quello di isolarmi completamente da tutto e tutti.. ma praticamente era come andare in ufficio, lasciando perdere tutti i "bonus" sbandierati dai sostenitori del telelavoro... altro che ritmi più adeguati...credo che ci sia ancora un po' di strada da fare...
    • rotfl scrive:
      Re: ci vuole cultura
      - Scritto da: Nome e Cognome
      Sarò in difetto io, ma ho avuto notevoli
      difficoltà a coordinare il lavoro da casa. Troppe
      distrazioni. Alla fine il modo migliore per
      lavorare è stato quello di isolarmi completamente
      da tutto e tutti.. ma praticamente era come
      andare in ufficio, lasciando perdere tutti i
      "bonus" sbandierati dai sostenitori del
      telelavoro...Eh certo, perche' per andare da casa tua a casa tua fai tre ore di traffico, vero? Personalmente io per un certo periodo le ho fatte, ma non ho resistito. Buttare tre ore al giorno per andare al lavoro e' deprimente.
      • Nome e Cognome scrive:
        Re: ci vuole cultura
        - Scritto da: rotfl
        - Scritto da: Nome e Cognome

        Sarò in difetto io, ma ho avuto notevoli

        difficoltà a coordinare il lavoro da casa.
        Troppe

        distrazioni. Alla fine il modo migliore per

        lavorare è stato quello di isolarmi
        completamente

        da tutto e tutti.. ma praticamente era come

        andare in ufficio, lasciando perdere tutti i

        "bonus" sbandierati dai sostenitori del

        telelavoro...

        Eh certo, perche' per andare da casa tua a casa
        tua fai tre ore di traffico, vero? Personalmente
        io per un certo periodo le ho fatte, ma non ho
        resistito. Buttare tre ore al giorno per andare
        al lavoro e'
        deprimente.è vero, ma io parlavo dell'efficacia delle ore lavorate in ufficio rispetto a casa.no dico che sia la regola, ma il problma esiste...se itanto comodo e distratto a casa, che il lavoro di otto ore di ufficio lo fai alla fine in dieci-dodici ore a casa... alla fine il tempo di non-vita diventa simile al lavoro+viaggio..... si inquina meno... quello si
        • fante76 scrive:
          Re: ci vuole cultura
          Beh pensa un po' a lavorare in un ormai comunissimo openspace con una decina di persone dentro se non di più. Non pensi che avresti comunque distrazioni?Invece a casa tua, organizzandoti, puoi ricavarti un'alcova di pace e sei comunque a casa tua risparmiando su trasporto e cibo e comodità. Spendi di più in riscaldamento/climatizzazione, ma ne varrebbe la pena!
          • Nome e Cognome scrive:
            Re: ci vuole cultura
            - Scritto da: fante76
            Beh pensa un po' a lavorare in un ormai
            comunissimo openspace con una decina di persone
            dentro se non di più. Non pensi che avresti
            comunque
            distrazioni?ovviamente non si può generalizzare, ma credo meno di quel che possa sembrare
            Invece a casa tua, organizzandoti, puoi ricavarti
            un'alcova di pace e sei comunque a casa tua
            risparmiando su trasporto e cibo e comodità.E' possibile, probabile, ma non certo.
    • Nome e cognome2 scrive:
      Re: ci vuole cultura

      Sarò in difetto io, ma ho avuto notevoli
      difficoltà a coordinare il lavoro da casa. Troppe
      distrazioni. Alla fine il modo migliore per
      lavorare è stato quello di isolarmi completamente
      da tutto e tutti.. ma praticamente era come
      andare in ufficio, lasciando perdere tutti i
      "bonus" sbandierati dai sostenitori del
      telelavoro...tutto dipende dalla tua capacita' di fare/organizzare piu' cose contemporaneamente, se sei capace i "bonus" sono anche tuoi, altrimenti sono solo del tuo datore di lavorose poi sei il tipo che si lascia alieniare dal lavoro, lo farai in casa come in ufficio
      • Nome e Cognome scrive:
        Re: ci vuole cultura
        - Scritto da: Nome e cognome2

        Sarò in difetto io, ma ho avuto notevoli

        difficoltà a coordinare il lavoro da casa.
        Troppe

        distrazioni. Alla fine il modo migliore per

        lavorare è stato quello di isolarmi
        completamente

        da tutto e tutti.. ma praticamente era come

        andare in ufficio, lasciando perdere tutti i

        "bonus" sbandierati dai sostenitori del

        telelavoro...

        tutto dipende dalla tua capacita' di
        fare/organizzare piu' cose contemporaneamente, se
        sei capace i "bonus" sono anche tuoi, altrimenti
        sono solo del tuo datore di
        lavoro

        se poi sei il tipo che si lascia alieniare dal
        lavoro, lo farai in casa come in
        ufficiovabé... sarai più bravo tu. Scusa se esisto, e se esiste il problema (e l'ho esposto è perché ho trovato riscontro anche in altre esperienza simili di altra gente)... ma fammi capire, tu hai provato almeno?
        • Xendorf scrive:
          Re: ci vuole cultura
          Sono ormai tre anni che lavoro da casa mia. Certamente agli inizi si può avere qualche problema (soprattutto se non si dispone di una linea ADSL) ma poi basta organizzarsi e, almeno per quanto mi riguarda, mi trovo meglio a lavorare a casa che non in ufficio.Ho letto che, lavorando a casa, vi possono essere distrazioni ma io potrei affermare l'esatto contrario: riesco a concentrarmi meglio e quindi ad essere più produttivo. Inoltre, senza approfittarsene troppo, è pure una comodità per la mia azienda: in caso di necessità posso essere operativo molto più rapidamente che non, ad esempio, se dovessi farmi 1 ora di auto per andare in ufficio, accendere il PC, sistemare il problema e tornarmene a casa.
          • Nome e Cognome scrive:
            Re: ci vuole cultura
            - Scritto da: Xendorf
            Sono ormai tre anni che lavoro da casa mia.
            Certamente agli inizi si può avere qualche
            problema (soprattutto se non si dispone di una
            linea ADSL) ma poi basta organizzarsi e, è questo il punto che sostengo sia il principale ostacolo...se stato bravo (ma no credo che agli inizi sia stato così semplice)e lo devono superare sia gli impiegati che i "capi"...deve diventare un "sentire comune", come la "normalità" dell'andare in ufficio a lavorare.. poi alloa tutto diventa più facile.
          • TelelavoroY esOrNo scrive:
            Re: ci vuole cultura
            - Scritto da: Nome e Cognome
            e lo devono superare sia gli impiegati che i
            "capi"...

            deve diventare un "sentire comune", come la
            "normalità" dell'andare in ufficio a lavorare..
            poi alloa tutto diventa più
            facile.Esatto. Aggiungo un punto di discussione: il telelavoro potrebbe essere visto come un impegno in più anche per chi deve lavorare con persone che non sono fisicamente in ufficio, magari le stesse persone che poi non si vedono comunque per settimane e comunque con cui si comunica via messenger anzichè a voce nonostante gli uffici distino 1 piano! Se non cambia la mentalità DI TUTTI (capi, dipendenti, chi lavora da casa, chi lavora dall'ufficio), il telelavoro non prenderà mai piede in modo serio.
  • Pessimista scrive:
    Motivi per cui in Italia non funziona
    La stragrande maggioranza dei padroni non capisce un H del lavoro dei dipendenti. Di conseguenza non sapendo valutare la qualità del prodotto ne valutano il tempo speso.Spesso è meglio un dipendente che lavora molto di uno che lavora male.Con il telelavoro non puoi controllare quanto lavora il dipendente. Se si imparasse a lavorare per risultati e non per orari si lavorerebbe meglio e si incentiverebbe i dipendenti a lavorare meglio
    • co.co.cogli one scrive:
      Re: Motivi per cui in Italia non funziona
      esatto... la cosa comica della situazione che la maggiorparte di questi timorati (tra cui c'è il sottoscritto) lavorano con il tristemente famoso "contratto a progetto" che, come spiega la parola stessa,dovrebbe esser vincolat solo al progetto e non all'organizzazione del lavoro, di cui dovrei esser padrone, a patto naturalmente di portare a termine il progetto nel tempo massimo concordato.- Scritto da: Pessimista
      La stragrande maggioranza dei padroni non capisce
      un H del lavoro dei dipendenti. Di conseguenza
      non sapendo valutare la qualità del prodotto ne
      valutano il tempo
      speso.
      Spesso è meglio un dipendente che lavora molto di
      uno che lavora
      male.
      Con il telelavoro non puoi controllare quanto
      lavora il dipendente. Se si imparasse a lavorare
      per risultati e non per orari si lavorerebbe
      meglio e si incentiverebbe i dipendenti a
      lavorare
      meglio
      • N.N. scrive:
        Re: Motivi per cui in Italia non funziona
        Che dire di tutti quelli che devono andare in ufficio per poi fare, in un certo senso, telelavoro da li in quanto le macchine su cui lavorano sono remote?Qua nessuno ha capito che la gente ha meno voglia di lavorare se per andare in ufficio deve alzarsi 1-2h prima e affrontare il traffico. Si arriva già spompati.
    • Tafazzi pietro scrive:
      Re: Motivi per cui in Italia non funziona
      - Scritto da: Pessimista
      La stragrande maggioranza dei padroni non capisce
      un H del lavoro dei dipendenti. Di conseguenza
      non sapendo valutare la qualità del prodotto ne
      valutano il tempo
      speso.mia moglie ha usufruito del telelavoro per 6 mesi ; faceva parte di un progetto pilota .Il progetto poi, con il cambio dirigenziale è andato a farsi benedire e sono tornati tutti in ufficio .Se devo essere sincero la sua produttività era aumentata del 25% (loro hanno una moltitudine di indicatori da cui poter ricavare la produttività) , lavorava anche più di prima (tipo 10 ore al giorno) ed era molto ma molto soddisfatta sotto il profilo "umano" .D'altronde è cosa nota che se una lavora con voglia lavora meglio e di più.
    • Peter scrive:
      Re: Motivi per cui in Italia non funziona
      Perché siamo pieni di aziende che vivono di protezioni e vantaggi monopolistici. Sono inefficienti a cominciare dal management e dai quadri che giustificano il proprio ruolo principalmente con il controllo 'fisico' dei dipendenti. Con i 100 persone in telelavoro si fa a meno di 10 manager. C'è anche un altro aspetto. Per telelavorare occorre definire bene i processi 'l'input e output' obiettivi e misuratori di produttività. Se si fa questo, finisce negli uffici il mercato dei favori e il potere del middle management si riduce a livello zero. C'è un rischio anche per il telelavoratore. Una volta che l'azienda è riuscita a 'intubare' le relazioni di lavoro, è anche pronta per usare fornitori esterni che costano meno, magari esternalizzare quel servizio in Romania. Il problema è che in mancanza di regole e 'vision' da parte dei nostri capi tutto resta come sta...
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