Lavoro IT/ Ci vorrebbe un'idea

di Giuseppe Cubasia - Meglio di una retribuzione sostanziosa, c'è la soddisfazione di aver messo in pratica un'intuizione. Che può anche fruttare
di Giuseppe Cubasia - Meglio di una retribuzione sostanziosa, c'è la soddisfazione di aver messo in pratica un'intuizione. Che può anche fruttare

Insomma, è proprio vero che la vita di un informatico è dura. Io stesso non rifarei la scelta d’intraprendere questa professione, benché abbia una passione immensa per il computer ed in genere per tutto ciò che è innovazione e tecnologia. Il fatto è che questa professione non paga.

Benché sia relativamente facile trovare un impiego, le possibilità di carriera dopo qualche anno si riducono notevolmente. Il motivo è semplice: un professionista IT è pagato da un cliente in media tra i 400 ed i 600 euro al giorno (e purtroppo anche molto meno) che diventano, nelle tasche di un dipendente, tra i 30k ed i 45k lordi l’anno (dopo 10, 15 anni di lavoro). Troppo poco per poter aspirare a qualcosa che sia di più di una modestissima casa. Si dovrebbe essere nella ristretta schiera dei super-esperti da 1.000 euro al giorno per poter iniziare a vedere somme oltre i 3.000 euro al mese, ma queste persone sono cosi poche che bastano le dita di una mano per contarle.

Insomma, presto o tardi arriva il momento in cui si pensa che occorre un’idea per dare una svolta alla propria vita, per provare a mettersi alla prova e far fruttare quell’immenso bagaglio di conoscenze ed esperienza che coltiviamo ogni giorno e che fanno parte del nostro know-how. Sono proprio le idee che generano innovazione e cambiano la faccia alle cose. Google ci crede cosi tanto che ha lanciato il Progetto 10100 addirittura per poter cambiare il mondo!

Personalmente non credo molto a questo tipo d’iniziative: per cambiare il mondo è necessario cambiare il modo di pensare delle persone ed iniziare a dividerlo tra ignoranti e consapevoli e non tra ricchi e poveri. Però mi ha fatto riflettere il fatto che probabilmente proprio vicino a me c’è la possibilità di applicare la mia professionalità a vantaggio della collettività e magari anche ricavandone un profitto. Proprio sotto la mia finestra vi è il parcheggio di un ambasciata. I 6 posti d’oro, li chiamo. Quasi sempre vuoti, invitanti, disponibili e gratis in una zona in cui anche un motorino fa fatica a parcheggiare. La municipale ci va a nozze con chi parcheggia in questi posti e 2 volte al giorno come avvoltoi arrivano 3 o 4 carri attrezzi a prelevare le auto. Ho calcolato che quei 6 posti fruttano al comune qualcosa come tra i 300.000 ed i 600.000 euro l’anno, da pagare cash se si vuole riavere l’auto.

Per ovvie ragioni è chiaro che il comune non si adopererà mai per risolvere questo problema, ma forse qualcosa si potrebbe fare con un po’ d’informatica. L’idea mi è venuta prendendo spunto dai dissuasori mobili (Pilomat) che ci sono davanti al Senato della Repubblica ed escono dal terreno per bloccare l’accesso alla piazza omonima. Se si potesse collegare questi dissuasori ad un sistema elettronico che rileva la presenza dell’auto, come quello che c’è nei moderni parcheggi, si alzerebbero automaticamente quando il posto si occupa e si abbasserebbero quando si effettua il pagamento (via web, via telefono, via ricarica etc), il tutto controllato da una telecamera stile Telepass. Mi sembrava un sistema vantaggioso, niente società che controllano i posti auto, niente macchinette, sicurezza del pagamento (la macchina rimane bloccata dai paletti se non si paga) e quindi stop ai furbi, con conseguente liberazione di risorse (vedi alla voce avvoltoi). Non faccio in tempo a rifletterci che leggo su PI che qualcuno l’ha messa in pratica. Devo dire che sono rimasto un po’ sorpreso, ma è stata la conferma che il mio ragionamento funziona.

In questo mestiere mettere in pratica e far fruttare qualche buona idea sfruttando il proprio know-how rende, eccome!
E di idee in giro ce ne sono, (e modestamente qualcuna ancora mi è rimasta), e non serve certo essere né dei terribili geni, né possedere capitali enormi per poterle mettere in pratica. Chi non ha visto qualche prodotto di mercato e pensato: “Io lo saprei fare meglio”?
Io sono fortemente convinto che anche qui tra i lettori esiste qualche idea ed il know-how richiesto per fare qualcosa di buono (o migliore), se non altro per trovare quella soddisfazione personale che troppe volte manca sul proprio posto di lavoro e che di certo un aumento contrattuale non può dare.

Giuseppe Cubasia
Cubasia blog

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23 10 2008
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