LCD? Meglio se un pixel è bruciato

Un piccolo difetto nel nuovo costoso monitor LCD? Meglio così. Lo sostiene e lo spiega un lettore, che parla di un rito che va diffondendosi. Ecco di che si tratta


Roma – Con la diffusione dei monitor LCD è in arrivo una nuova pericolosa fobia: il panico da pixel bruciato.

La predilezione del portatile a scapito del desktop casalingo e la sostituzione del caro vecchio tubo catodico con il più affascinante monitor piatto a cristalli liquidi, hanno favorito la diffusione di un rito pagano dalle ignote origini.

Il rito consiste nel chiudere forte gli occhi e incrociare le dita alla prima attivazione dell’apparecchio LCD, indi lentamente riaprire le palpebre e iniziare una timorosa ricerca di puntini anomali sullo schermo. Se non vi fosse traccia di pixel “bruciati” si può tirare un sospiro di sollievo e godersi in tutta tranquillità il nuovo gingillo digitale.

Ma, ahimè, in questi apparecchi estremamente sofisticati le probabilità di trovarsi con un punto morto sono alte, mentre le leggi di Murphy faranno in modo che quel bastardo sia posizionato esattamente nel centro dello schermo. Ormai abbiamo capito che nessun produttore si sognerebbe di sostituire il nostro costoso acquisto con un solo pixel difettoso (ma neanche con due o tre…), l’unica è rassegnarsi a convivere la nostra vita informatizzata con un cadavere sul display.

In questo inquietante scenario, in attesa di tecnologie che azzerino il rischio di pixel bruciati, vorrei tranquillizzare i possessori di schermi LCD e esaltare invece il fascino del difetto di produzione che da sempre ha reso un prodotto di maggior valore. Stiamo parlando di macchine fabbricate in serie da altre macchine, l’unico elemento che può renderle più umane è un’imperfezione: il segno indelebile del tocco umano. Un artigiano non potrà mai creare due opere identiche, se vi trovate di fronte a un pixel danneggiato, godetene, avete acquistato un prodotto unico, inimitabile, diverso dalle centinaia di migliaia creati identici.

Non voglio elogiare il display danneggiato né tanto meno giustificare i produttori. E’ indubbio che per una diffusione anche in campo professionale (penso soprattutto alla grafica) l’errore debba essere ridotto al minimo. Ma, e parlo da persona rimasta scottata dal pixel bruciato, al punto morto ci si fa l’abitudine e difficilmente ora rinuncerei al mio notebook con quel neo alla Marylin Monroe.

Matteo Spinelli

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