Le luci rosse inguaiano Google

Secondo un imprenditore dell'hard, il motore mette a disposizione tutto quello che serve per violare aree riservate e catturare abusivamente immagini e testi. Google ci sta facendo fallire, dice
Secondo un imprenditore dell'hard, il motore mette a disposizione tutto quello che serve per violare aree riservate e catturare abusivamente immagini e testi. Google ci sta facendo fallire, dice


Roma – No, Google non può continuare a distribuire gratuitamente immagini pornografiche né offrire grandi quantità di link a siti che offrono crack e password per l’accesso abusivo a spazi web a luci rosse e a pagamento. Questa la denuncia formalizzata a Los Angeles dalla “Perfect 10 Inc.”, società specializzata nella gestione di siti hard.

Secondo i suoi dirigenti, Google sta letteralmente buttando fuori dal business la loro azienda e le altre del settore. Per due ragioni. La prima perché tramite Google non è difficile individuare gli strumenti necessari ad entrare nelle zone riservate dei siti per adulti. La seconda perché tramite il proprio motore di ricerca delle immagini Google spesso e volentieri presenterebbe fotografie pornografiche catturate dai siti più diversi, a loro volta abusivi.

L’accusa, in realtà, non sembra tenere conto del fatto che le immagini sono soltanto indicizzate da Google che, con l’eccezione delle miniature presentate nei risultati di ricerca, si trovano sui server dei siti che le pubblicano e non sui computer gestiti da Google.

Ma ben più pericoloso, secondo alcuni, è l’attacco all’indicizzazione di Google. Ancora una volta, infatti, viene tirato in ballo un motore di ricerca per i risultati che offre suggerendo surrettiziamente che tali risultati dovrebbero invece essere censurati .

Google al momento non ha commentato la denuncia di Perfect 10. L’azione legale è peraltro corredata da una richiesta danni al momento non specificata. Ma secondo i dirigenti della società a luci rosse, con base a Beverly Hills a Los Angeles, Google approfitta delle immagini altrui per inserire pubblicità sulle proprie pagine, generando così un profitto che a loro dire è “abusivo”.

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23 11 2004
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