L'Egitto libererà il blogger più famoso

Pressato dall'indignazione di mezzo mondo il Governo del Cairo cambia idea e decide di rilasciare, ormai è questione di ore, il blogger che aveva osato parlare di democrazia e stimolare il dibattito in rete
Pressato dall'indignazione di mezzo mondo il Governo del Cairo cambia idea e decide di rilasciare, ormai è questione di ore, il blogger che aveva osato parlare di democrazia e stimolare il dibattito in rete

C’è un’aria di deciso sollievo tra i sostenitori di Alaa Abd El-Fatah, il blogger egiziano, autore di un celebre aggregatore, finito in carcere lo scorso maggio in una operazione di censura che aveva fatto gridare allo scandalo moltissimi in tutto il Mondo.

A darne notizia non sono però le autorità egiziane quanto invece i promotori delle campagne web a sostegno della sua liberazione. A loro la notizia, come sottolinea il celebre BoingBoing.com è giunta dallo stesso Alaa, che periodicamente rilascia note sulla propria detenzione ai familiari in visita presso il carcere ove è detenuto.

“Il procuratore di pubblica sicurezza dello stato di Heliopolis – si legge nel blog dei supporter – ha oggi spiegato ad Alaa che la sua detenzione non sarà prolungata. Ora Alaa passerà almeno un giorno in giro per stazioni di polizia e sarà probabilmente interrogato a Lazoghly, quartier generale del Ministero degli Interni. Dovrebbe comunque essere di ritorno a casa nelle prossime 24-48 ore”.

Alaa era stato arrestato nel corso di una dimostrazione dinanzi ad un tribunale de Il Cairo nel quale era in corso un procedimento contro alcuni dei mille e più arrestati della Fratellanza Musulmana che tuttora popolano le carceri egiziane. Le accuse contro di lui vanno dall’intralcio al traffico alle ingiurie contro il presidente Mubarak, agli insulti alle forze di polizia espressi nel corso dell’arresto fino all’organizzazione di una manifestazione illegale, in quanto vietata dalle leggi di emergenza ancora in vigore nel paese.

Le pressioni sul Governo egiziano contro l’arresto si sono manifestate non solo con la denuncia dei metodi utilizzati, che ha percorso la rete per settimane con banner e azioni di googlebombing ma anche con campagne politiche internazionali, l’ultima della quale era partita solo pochi giorni fa sotto la spinta di Human Rights First .

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21 06 2006
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