Lego: sì all'hacking etico

Lego: sì all'hacking etico

Il celebre produttore di giocattoli danese dimostra di gradire le attenzione degli smanettoni del 3D: andate, prendete, utilizzate e modificate come volete. Ma occhio ai trademark
Il celebre produttore di giocattoli danese dimostra di gradire le attenzione degli smanettoni del 3D: andate, prendete, utilizzate e modificate come volete. Ma occhio ai trademark


Copenhagen – Il coloratissimo mondo Lego , caro a giovanissimi ed adulti, adotta una politica innovativa e paradigmatica per assorbire i benefici apportati dai cosiddetti “utenti smanettoni”, gli hacker che migliorano e personalizzano prodotti informatici proprietari. Solitamente dinanzi a certe iniziative spontanee molte imprese di queste dimensioni si trincerano dietro una barricata sostenuta dalle severe leggi su brevetti e trademark, ma stavolta Lego ha deciso altrimenti. “Incoraggiamo ogni sorta di modifica del nostro software”, sostiene Ronny Scherer, direttore del dipartimento informatico di Lego, “a patto che non vengano abusati i nostri trademark”.

Ed ecco quindi Lego Digital Designer , una suite proprietaria di strumenti per costruire modelli tridimensionali utilizzando i celebri mattoncini colorati. Il tool Lego permette agli utenti di assemblare in tempo reale la propria costruzione per poi ordinare online i pezzi necessari: un ottimo esempio di commercio elettronico “on demand”.

Rilasciato senza codice sorgente , Digital Designer ha mandato su tutte le furie una valanga di utenti “adulti”, che secondo i portavoce di Lego costituiscono un’insolita base di clienti. Purtroppo, gli errori contenuti nel software, causati da sviste di progettazione, creavano modelli dal costo proibitivo .

Dan Malec, ingegnere statunitense ed appassionato di costruzioni Lego, ha pensato di mettersi al lavoro su questi piccoli problemi per il bene della comunità di consumatori: “Invece di spendere 400 dollari per una creazione”, sostiene Malec in una intervista rilasciata a cnet , “adesso si può spendere molto meno”.

E’ bastato un piccolo intervento di modifica su alcuni file , un atto in palese contraddizione con le norme di cui sopra, e Malec è riuscito laddove gli ingegneri Lego hanno fallito. Ronny Scherer, responsabile del popolarissimo applicativo, è “rimasto stupito da questa notizia”. L’azienda ha catturato immediatamente l’opportunità per implementare una strategia d’apertura verso certi tipi di “interventi etici” sul software proprietario, normalizzandone lo status giuridico ed eliminando lo spettro della violazione del copyright.

Il progressismo di Lego è una ventata di aria fresca sul panorama IT, in netta controtendenza rispetto alle posizioni immobiliste di molte software house: “Questo tipo di hacking è ciò che ci aspettiamo dalla nostra comunità di utenti”, suggerisce un portavoce di Lego, Jacob McKee: “Vogliamo iniziare ad incoraggiare la comunità con il rilascio di contenuti e kit di sviluppo: gli utenti dovranno prendere possesso del sistema ed inventare cose che noi ancora non siamo riusciti a fare”.

Tommaso Lombardi

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19 09 2005
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