L'Europa studia le insidie delle app

A non convincere sono i canali di acquisto in-app: il freemium potrebbe insomma essere la via degli sviluppatori, ma non delle autorità
A non convincere sono i canali di acquisto in-app: il freemium potrebbe insomma essere la via degli sviluppatori, ma non delle autorità

La Commissione Europea ha aperto un’inchiesta sugli acquisti in app messi a disposizione dalle applicazioni gratuite .

A chiedere l’intervento dell’autorità europea sono stati gruppi di tutela dei consumatori di Danimarca, Regno Unito, Francia, Italia, Lituania, Belgio e del Lussemburgo. A non piacere è il fatto che applicazioni che si definiscono gratis perché non chiedono nessun corrispettivo in denaro al momento del download, possano poi avanzare richieste di pagamento successive: una mancanza di chiarezza che costituisce il modello di business al momento preferito dal 50 per cento degli operatori del settore, ma che solleva dubbi circa la trasparenza del mercato e la comunicazione agli utenti che potrebbero essere ingannati nella scelta della app più conveniente . A questo si aggiunge il fatto che i bambini sono molto vulnerabili e rischiano di essere gli incauti attori di acquisti poco oculati.

La vicepresidente Viviane Reding, Commissario UE per la giustizia, ha spiegato che si tratta di un discorso di prospettiva: “Affinché il settore possa liberare le sue potenzialità, i consumatori devono aver fiducia nei nuovi prodotti. Ingannare i consumatori è certo una strategia commerciale completamente sbagliata e contraria, tra l’altro, allo spirito delle norme UE sulla tutela dei consumatori.

Quello delle app mobile in generale, d’altronde, è un mercato affatto trascurabile dal momento che proprio uno studio commissionato dalle istituzioni europee ha previsto che possa crescere fino a raggiungere nei prossimi cinque anni i 63 miliardi di euro.

Bruxelles, per il momento, si è limitata a chiedere ad Apple, Google ed altre aziende ICT di rispondere ad alcune domande per approfondire l’argomento .

Nel frattempo, peraltro, già nel 2011 le autorità statunitensi hanno aperto un’inchiesta per ragioni simili: in quel caso a preoccupare sembravano in particolare i controlli legati all’utilizzo da parte di minori dei dispositivi collegati ai conti bancari degli adulti. In seguito a tale azione, la FTC ha raggiunto un accordo da 32,5 milioni di dollari con Apple, che si è anche impegnata ad aumentare i controlli sugli acquisti in app.

Inoltre sempre Cupertino ha già accettato , in Europa, di rimborsare un genitore britannico la cui figlia aveva speso quasi 5mila euro in un gioco che permetteva acquisti in-app.

Claudio Tamburrino

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