FTC, Apple paga per i pagamenti in-app

Nuovo accordo stipulato da Cupertino con le autorità statunitensi per rimborsare le incaute transazioni via app dei minori e modificare la procedura di acquisto
Nuovo accordo stipulato da Cupertino con le autorità statunitensi per rimborsare le incaute transazioni via app dei minori e modificare la procedura di acquisto

Apple ha raggiunto un accordo con FTC relativo al suo sistema di pagamento in app , accusato di favorire gli acquisti compulsivi di contenuti freemium ed in particolare quelli effettuati da minori attraverso i dispositivi dei genitori.

Cupertino aveva già trovato un accordo con gli utenti che stavano portando avanti una class action con al centro le medesime questioni legate al sistema di pagamento in-app: secondo loro, il sistema adottato da Apple permetteva ai minori di spendere centinaia di dollari (dei genitori) su applicazioni freemium, gratuite ma con contenuti a pagamento: al centro dell’accusa avviata dal genitore statunitense Garen Meguerian, proprio la mancanza di chiarezza da parte di Apple sulla possibilità che le app definite free prevedessero comunque un qualche tipo di esborso di denaro.

Attraverso il settlement agreement con cui si era accordata con gli utenti, la Mela aveva accettato di effettuare un rimborso con buoni regalo da 5 dollari per tutti quei contenuti acquistati dai minori senza il consenso dei genitori, arrivando a rimborsare l’intera cifra nei casi in cui le transazioni coinvolte fossero superiori ai 30 dollari e solo se gli utenti avessero presentato le singole cronologie d’acquisto.

La Federal Trade Commission (FTC) aveva aperto l’indagine sul sistema di acquisti intero alle app di iOS in seguito alla segnalazione del rappresentante democratico al Congresso Edward Markey. In base all’accordo ora raggiunto, Apple accetta di stanziare per i rimborsi un minimo di 32,5 milioni di dollari e si impegna a cambiare le procedure di pagamento in-app, in modo tale da assicurarsi di ottenere ad ogni transazione il consenso espresso ed informato del consumatore.

Nel 2011 , peraltro, Cupertino aveva deciso di cambiare in parte il sistema richiedendo agli utenti di re-inserire la password ad ogni nuovo acquisto, in modo da frenare lo shopping compulsivo.

Claudio Tamburrino

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