Sempre più chirurghi e dermatologi estetici raccontano di pazienti che arrivano con immagini generate dall’AI di versioni irrealistiche o ringiovanite di sé stessi, chiedendo interventi impossibili da replicare nella realtà. È il segnale di una nuova fase: l’AI non si limita più a mostrare come si potrebbe apparire, ma influenza anche le aspettative su come si dovrebbe apparire.
Pazienti chiedono di sembrare versioni generate da ChatGPT
Secondo uno studio del Beth Israel Deaconess Medical Center, un numero crescente di pazienti usa l’AI per ritoccare le proprie foto e poi chiede ai chirurghi estetici di replicare il risultato nella realtà. Questi pazienti hanno aspettative significativamente più elevate rispetto alla chirurgia estetica, modellate non su ciò che è possibile, ma su ciò che un filtro AI ha generato in tre secondi.
Il problema è che i filtri AI non hanno limiti fisici. Non devono rispettare la struttura ossea, l’elasticità della pelle, l’età biologica. Generano un’immagine ideale, e il cervello umano la registra come un obiettivo raggiungibile.
Non è solo vanità
È facile liquidare queste storie come aneddoti bizzarri. Ma il meccanismo è lo stesso delle app di filtri su Instagram e Snapchat che hanno alimentato un decennio di dismorfismo corporeo, amplificato dal fatto che l’AI genera immagini personalizzate di se stessi, non di una modella o di una celebrità. L’immagine “migliorata” ha il proprio viso, i propri vestiti. Il cervello la elabora come “me, solo un po’ meglio”, e quel “solo un po’” diventa il divario che la chirurgia deve colmare.
I professionisti sono preoccupati di questo fenomeno. Quando il punto di riferimento per la chirurgia estetica non è più una celebrità o una versione realistica del paziente, ma un cartone animato generato dall’AI, la conversazione tra medico e paziente diventa molto più complicata.
L’AI come specchio deformante
ChatGPT, Grok, i filtri AI di ogni piattaforma, tutti generano versioni “migliorate” di se stessi. Pelle perfetta, lineamenti levigati e perfettamente simmetrici. Sono strumenti pensati per l’intrattenimento, ma usati come standard estetico diventano uno specchio deformante che ìmostra una versione di sé che non esiste e non può esistere.
La signora di 70 anni che vuole assomigliare alla nipote non ha un problema di vanità. Ha un problema di percezione, alimentato da un’AI che le ha mostrato come potrebbe apparire senza i vincoli della biologia.