Oggi muoiono alcuni libri: il DRM smette di battere

Con la chiusura dei DRM Microsoft, scompaiono gli ebook venduti in passato: un caso che fa riflettere sul concetto di proprietà e di accesso.

Oggi moriranno alcuni libri. Smetteranno di funzionare, per la precisione. Ma per essere ancora più precisi non bisognerebbe nemmeno chiamarli “libri”. Ma questa introduzione è necessaria nel momento in cui il mercato è cambiato e non sempre abbiamo la piena percezione del modo in cui si è evoluto. Questa percezione si è fatta però sostanziale oggi sotto gli occhi di chi in passato aveva acquistato ebook presso il Microsoft Store. Da domani, infatti, quei libri non saranno più accessibili.

Tutto inizia anni fa con l’avvicinamento tra Barnes&Noble e Microsoft, sotto il cappello del marchio “Nook“, quando ancora il mondo Kindle era ai primi passi. Tutto finisce domani, con largo preavviso, decretando la chiusura di Microsoft al mercato ebook. Ma questa vicenda ha in sé i connotati per una lettura ben più ampia, che ci racconta cosa è cambiato nel frattempo sul mercato. E nella nostra mente.

Libri con lucchetto e ora sparisce la chiave

Quando si acquista un ebook occorre immaginarlo come un libro chiuso con un lucchetto, la cui chiave è concessa in uso a tutti coloro i quali ne hanno acquisito il diritto. Il concetto stesso di proprietà viene meno, poiché sostituito dal concetto di diritto d’accesso e di fruizione (con specifiche limitazioni). Questo è quel che succede da oggi ai libri venduti tramite Microsoft Store: così come annunciato nel mese di aprile (FAQ), il sistema di Digital Right Management in uso viene disattivato, il che equivale a cancellare le chiavi di accesso ai lucchetti. La scelta è strategica: lo store non è profittevole e Microsoft intende liberarsene per lecita scelta aziendale. Tuttavia si tratta di un momento particolare poiché da oggi i libri non saranno più fruibili ed in cambio gli utenti avranno un semplice rimborso.

Annotazioni e appunti fatti sui libri acquistati da Microsoft Store saranno disponibili fino all’inizio di luglio 2019, quando verranno rimossi da Edge. Se avete presto annotazioni o appunti in uno qualunque dei libri acquistati prima del 2 aprile 2019 riceverete un credito aggiuntivo pari a 25 dollari sull’account Microsoft, insieme al rimborso.

La questione potrà essere ignorata dai più (non sono certo molti i libri venduti tramite Microsoft Store, soprattutto in Italia), ma porta in seno un principio di enorme importanza per poter leggere nel modo giusto l’attuale mercato digitale: parole come “acquisto”, “possesso” o “proprietà” sono ormai stati completamente sradicati dalla loro accezione originaria, anche se questo slittamento semantico non è mai stato pienamente metabolizzato da chi acquista servizi online. Ci si trova così con in mano acquisti che possono essere “disattivati” (previo preavviso, operazioni di rimborso e altri ammortizzatori), ma anche con un’offerta culturale che si assottiglia.

In tempi passati, quando l’orrore della storia ha portato a bruciare i libri con cui non si era concordi, le fiamme furono un insulto al principio della libertà di circolazione della cultura. Oggi tutto si cela dietro un più freddo DRM e finora non sono state logiche politiche (ma bensì aziendali) ad accendere la fiamma. Non c’è quindi in ballo una restrizione della libertà culturale, anche se in futuro potrebbe esserlo: la storia è ciclica, anche se gli strumenti cambiano.

Per ora tutto si chiude con qualche email, un avviso sullo schermo e con la sparizione della propria biblioteca virtuale: i libri ed i loro contenuti svaniscono, sostituiti da un buono acquisto su Microsoft Store che potrà essere tramutato in app, giochi o servizi cloud. Chi rivorrà ancora i propri libri (o comunque li si voglia chiamare) potrà scegliere se cercarli su Amazon, se ascoltarli su Audible o se virare sul cartaceo. Il “profumo della carta” ha ora una maggior concretezza: non è solo profumo, è contesto.

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  • bubba scrive:
    le logiche politiche ci sono. In senso proprio del termine. La politica e' prona all'industria del copyright e legifera di conseguenza da decenni.
Fonte: Boing Boing
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