Libri su file per non vedenti

A pochi giorni dall'iniziativa di un gruppo di non vedenti pubblichiamo la loro replica alla presa di posizione dell'Associazione Italiana Editori
A pochi giorni dall'iniziativa di un gruppo di non vedenti pubblichiamo la loro replica alla presa di posizione dell'Associazione Italiana Editori


Roma – Paolo Pietrosanti, l’esponente radicale non vedente che con Francesco Tranfaglia, Carlo Loiodice e altri ha lanciato l’iniziativa sulla accessibilità possibile dei libri per i ciechi , ha risposto con una lettera aperta al durissimo comunicato diffuso dalla Associazione Italiana Editori. Eccola di seguito.

“Gli editori Italiani, con voce che almeno all’apparenza non potrebbe essere più autorevole, ci accusano di danneggiarli, e di mentire. Infatti, ci dicono e dicono pubblicamente che il problema che noi solleviamo non esiste. Non esiste, e che i ciechi di questo paese possono leggere e studiare qualsiasi libro.
La notizia sarebbe ottima, se non smentisse la realtà. Ci risulta tra l’altro essere maturato e di già in fase di implementazione l’impegno del Governo teso a giungere in tempi brevi alla disposizione legislativa secondo cui gli editori saranno tenuti per – appunto – disposizione normativa a fornire i libri in file e comunque in formato digitale accessibile intanto a scolari e studenti ciechi, attraverso i presidi.

La massima istanza della Associazione Editori afferma invece, nemmeno tanto indirettamente, che una tale intenzione è del tutto inutile, perché il problema sarebbe risolto. L’incongruenza è palesemente bizzarra.

Mi permetto di dubitare che il pensiero e la intelligenza – che è per me provata e fuor di dubbio – degli editori italiani siano bene interpretati da chi se ne fa in questo modo latore; ma non sta a noi dirlo. Noi sappiamo che assai presto tutta la musica si acquisterà in rete, legalmente, perché non vi è alternativa; come sappiamo che i libri si muoveranno, e poi si acquisteranno, in rete. E’ solo questione di tempo.

Necessario è governare con lungimiranza quel che accade. Noi stiamo proponendo questo, con atto e atti non solo civili, ma di civiltà. Anche se c’è chi si permette di definirli “pirateria”.

Lamentano che da parte nostra si sia posta in essere una condotta dannosa. Non v’è dubbio che il motore a scoppio abbia progressivamente fatto perdere il lavoro a tutti i maniscalchi non abbastanza intelligenti da cogliere la straordinaria opportunità della nuova meccanica. In effetti, in questo quadro, di danno può parlarsi senz’altro. Ma soltanto in questo quadro. E’ parimenti indubbio che la invenzione dei caratteri mobili sia stata vissuta e sia stata effettivamente una jattura per tutti coloro che non intendessero o non fossero in grado di comprendere le straordinarie opportunità – economiche – che la stampa stava per offrire alla umanità intera.

Che il dibattito si apra e cresca, dunque. Non chiediamo altro. Tanto più che quel che solleviamo è un problema di consapevolezza della società intera, e non certo dei soli ciechi.

Se poi si ritiene che di danno si tratti davvero, il primo atto che logica imporrebbe sarebbe disporre o fare disporre una ispezione SIAE, o GdF, su tutti i PC dei parlamentari italiani, e non solo su quelli dei vari deputati e senatori che hanno acquistato i file da noi, per rimuovere definitivamente il prodotto di una condotta che si dichiara dannosa.

Noi ripetiamo con semplicità una verità accecante: il motivo per cui un cieco oggi non può leggere non risiede affatto nella sua cecità, ma negli ostacoli assurdi e anacronistici che si frappongono al suo poter leggere tendenzialmente tutto, purché si abbia accesso al file, quindi a nulla più e nulla meno che a ciò che ogni libro è prima di giungere in tipografia. Beninteso, come sta per avvenire ad esempio per la musica, per tutta la musica.

Forse, ciò che ci fa trattare con toni tanto sprezzanti è il nostro ardire volere leggere, studiare, pure essendo ciechi.

Sia chiaro che né gli autori (cui corrispondiamo i diritti nella per loro inusitatamente abbondante misura del 6 per cento), né gli Editori né gli altri operatori (cui nel complesso va circa il 95 per cento del prezzo di copertina del libro su carta,che saremmo financo disposti a pagare pur di avere i libri leggibili anche da noi) sono la nostra controparte. Il punto è nella adeguatezza delle norme, delle leggi a quanto muta nella vita delle persone. Per un cieco leggere è oggi possibile, ma gli viene impedito dall’essere il mercato e le leggi non ancora adeguati a quel che è mutato e sta mutando.

Il Parlamento tutto – magari ancora in maniera insufficiente, ma per e con responsabilità – sta legiferando affinché il web e la rete siano accessibili, per essere veicoli di sapere e formazione e conoscenza. Tale impegno è commendevole, ma non sarebbe affatto serio credibile fondato in un paese in cui il veicolo primario di cultura e di sapere non è accessibile, nonostante possa facilmente esserlo. Anche quella credibilità è in ballo.

Ma mentre non si vuole comprendere che il problema che solleviamo – se parte dallo specifico di noi ciechi – non riguarda i soli ciechi, ci si dà del mentitore affermando che i ciechi hanno accesso a tutto. Noi affermiamo che semplicemente non è vero. Ma aneliamo essere smentiti, e proponiamo questo esperimento: se un cieco vuole acquistare i 12 o i 5 finalisti del Premio Strega, libri già da tempo peraltro in libreria, per leggerli prima della serata finale del concorso, in quale libreria può trovarli in formato accessibile ai ciechi? O cosa deve fare? A chi deve rivolgersi?

La Associazione Italiana Editori afferma che il problema è stato risolto, e da almeno 18 mesi. Bene: siamo certi sia in grado di rispondere ad un quesito facile facile. E dunque, dove va un cieco a comprare quei libri? Noi pensiamo che ad onta di quanto con sicumera affermato dal portavoce della Associazione Editori un cieco oggi non abbia alternativa, e purtroppo non possa che rivolgersi a noi, che pure veniamo definiti pirati. Oppure ci dicano dove andare a comprare quei libri, e ci andremo subito. Sarà quindi chiaro non tanto se vi sia qualcuno che non dice la verità, ma dove dimori. E magari si scoprirà che siamo noi a dire le bugie. Dispostissimi sia ad esprimere che ad accettare le dovute scuse.

Le esprimeremo o accoglieremo proprio in occasione della serata conclusiva del Premio Strega, a Roma Villa Giulia. Noi saremo lì fuori con i libri, con i file, dalle 19,30 del 3 luglio.”

Link copiato negli appunti

Ti potrebbe interessare

30 06 2003
Link copiato negli appunti