Licenziata per un'email

di Andrea Lisi (www.scint.it) - Spedisce una email ad un'amica e il suo datore di lavoro la licenzia. Dagli Stati Uniti un esempio orwelliano di videosorveglianza globale. In Italia non si potrebbe fare


New York (USA) – Segretaria manda una email ad un’amica. La missiva viene letta dal suo superiore che la caccia su due piedi – così si legge in un articolo di Alessandra Farkas apparso ieri sul sito corriere.it !

“Il mio capo è un idiota. Si è comportato in modo arrogante tutta la settimana”: bastano queste parole negli Stati Uniti per giustificare un licenziamento, dopo la normale lettura delle email personali di una lavoratrice da parte del suo datore di lavoro; lettura autorizzata da una legislazione molto permissiva in tema di trattamento dati personali (e giustificata dalle più importanti e pressanti esigenze di lotta al terrorismo). Negli Stati Uniti il controllo globale esiste… ma in Italia un datore di lavoro può licenziare un suo dipendente perché ha inviato una email “poco corretta” ad un amico? Un licenziamento potrebbe trovare una sua possibile giustificazione nella violazione dell’obbligo di fedeltà contenuto dell’art. 2105 cod. civ., ma ciò che dovrebbe fare più discutere è certamente la possibilità del datore di lavoro di leggere il contenuto della corrispondenza telematica privata di un proprio dipendente.

Nel nostro ordinamento la violazione della riservatezza di una e-mail corrisponde sostanzialmente alla violazione della corrispondenza, in generale, come contenuta nella Carta costituzionale all’art. 15 (la libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione sono inviolabili).

Inoltre, la riservatezza della corrispondenza è tutelata anche dal codice penale, nel quale, all’art. 616 c.p., si è operata una parificazione tra corrispondenza “epistolare, telegrafica o telefonica, informatica o telematica” (Sezione V – Dei delitti contro la inviolabilità dei segreti – art. 616 c.p. Violazione, sottrazione e soppressione di corrispondenza – Chiunque prende cognizione del contenuto di una corrispondenza chiusa, a lui non diretta, ovvero sottrae o distrae, al fine di prenderne o di farne da altri prender cognizione, una corrispondenza chiusa o aperta, a lui non diretta, ovvero, in tutto o in parte, la distrugge o sopprime, è punito, se il fatto non è preveduto come reato da altra disposizione di legge, con la reclusione fino a un anno o con la multa da trenta euro a cinquecentosedici euro. Se il colpevole, senza giusta causa, rivela, in tutto o in parte, il contenuto della corrispondenza, è punito, se dal fatto deriva nocumento ed il fatto medesimo non costituisce un più grave reato, con la reclusione fino a tre anni. Il delitto è punibile a querela della persona offesa. Agli effetti delle disposizioni di questa sezione, per “corrispondenza” s’intende quella epistolare, telegrafica o telefonica, informatica o telematica ovvero effettuata con ogni altra forma di comunicazione a distanza).

Non esiste, pertanto, nel nostro ordinamento una apprezzabile differenziazione tra riservatezza epistolare e telematica (pur ricordando che una certa dottrina e giurisprudenza della common law americana l’email viene paragonata ad una cartolina… ma dalle nostre parti, dal punto di vista giuridico, si tende ad evitare questo paragone, pur ammissibile tecnicamente).

In Italia si ricorderà l’ordinanza emessa per un caso simile dal Tribunale di Milano il 10 maggio 2002: in quel caso il Giudice adito ritenne non punibile la lettura da parte del datore di lavoro di alcune email aziendali che avevano portato al licenziamento della lavoratrice. Secondo quell’ordinanza la casella aziendale di posta elettronica andrebbe considerata come un qualsiasi strumento di lavoro e come tale potrebbe essere soggetta al legittimo controllo dell’azienda (si trattava, quindi, della lettura di un account aziendale, non di un account privato).

Ma quando il controllo da parte del datore di lavoro potrebbe essere giustificato da ragioni aziendali?

Al caso è applicabile l’art.114 del Codice della privacy (D. Lgs. 196/2003). Questo articolo regolamenta il controllo a distanza dei lavoratori rimadando a quanto disposto dall’art. 4 della legge 20 maggio 1970 n. 300 (il cd. Statuto dei Lavoratori). Secondo tale ultimo articolo, “è vietato l’uso di impianti audiovisivi e di altre apparecchiature per finalità di controllo a distanza dell’attività dei lavoratori. Gli impianti e le apparecchiature di controllo che siano richiesti da esigenze organizzative e produttive ovvero alla sicurezza del lavoro, ma dai quali derivi anche la possibilità di controllo a distanza dell’attività dei lavoratori, possono essere installati soltanto previo accordo con le rappresentanze sindacali aziendali, oppure, in mancanza di queste, con la commissione interna”. Quindi il controllo della posta elettronica del dipendente (così come dei file di log di un pc aziendale) si rende possibile quando non è esclusivamente finalizzato al controllo della attività lavorativa ma è giustificato da “esigenze organizzative e produttive ovvero dalla sicurezza del lavoro”, previo accordo o regolamento aziendale.

Insomma, il lavoratore deve essere sempre previamente informato e rimane buona abitudine dell’impresa redigere un regolamento/policy aziendale che illustri con precisione i limiti di utilizzo degli strumenti aziendali e individui i possibili controlli di email aziendali e file di log nei pc in uso da parte dei dipendenti.

In Italia ancora gli incubi orwelliani sembrerebbero sotto controllo…o quanto meno qualche limite continua ancora a resistere nell’evoluzione della Società dell’Informazione che tende a cancellare inesorabilmente il nostro diritto alla riservatezza.

avv. Andrea Lisi
Scint.it

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  • Anonimo scrive:
    Il Garante, meglio dimenticarlo!
    Io trovo assurdo e invadente che il Garante della privacy debba dettare legge a tutti i cittadini indistintamente.Per me il diritto all'oblio non è un diritto. Il diritto all'informazione è molto più importante e trovo assurdo che si debba cancellare una informazione perchè qualcuno lo chiede per tutelare un suo interesse.
  • AnyFile scrive:
    parte non più indicizzabile
    Nella articolo si legge che il Garante ha ordinato a mettere tali dati
    in una parte specifica del sito non più indicizzabile dai motori di ricerca,Ma come e' possibile tale cosa?Tutte le pagine raggiungibili possono essere indicizzate.E i vari robots.txt e tag non servono a nulla, li possono benissimo ignorare.Forse quelli che andrebbe fatto e' obbligare i motori di ricerca a rispettare queste rogole. Altrimenti e' del tutto inutile mettere i file in una "zona specifica".E poi come la mettiamo con i motori di ricerca non italiani (e google non mi pare una societa' italiana)?
    • Anonimo scrive:
      Re: parte non più indicizzabile
      - Scritto da: AnyFile
      Ma come e' possibile tale cosa?File .htaccess che spedisce un bel "forbidden" alle richieste provenienti da indirizzi IP attribuiti ai motori di ricerca, di cui esistono liste pubbliche e aggiornate.
      • AnyFile scrive:
        Re: parte non più indicizzabile
        Ma facendo cosi' il compito sta interamente al gestore e cosa assurda funziona solo per i motori che rientrano nella lilsta e non per tutti. Allora e' compito del gestore del sito far si' che non siano indicizzati dai motori inseriti in quella lista o da tutti i motori. (scusa la pignoleria, ma .. sai com'e' la giurispudenza e' la madre di tutti i cavilli)A questo punto tanto varrebbe proibire la diffusione pubblica ed indisciminata dei dati (cio' vale a dire pubblicarli su intenet). Questo non vuol dire proibirne la disctribuzione, perche' dietro richiesta personale il dato in questione verrebbe fornito personalmente al richiedente
  • Anonimo scrive:
    E il mio diritto alla memoria?
    Dall'articolo:"In particolare la decisione è stata adottata sulla base di un ricorso presentato da un operatore pubblicitario che lamentava il fatto che una sentenza di condanna emessa nei suoi confronti alcuni anni prima, e contenuta nel sito di un Ente pubblico, difficilmente sarebbe stata dimenticata proprio a causa delle indicizzazioni operate dai motori di ricerca che consentivano agli utenti di risalire a tale notizia attraverso il solo nominativo del ricorrente."E perché mai dovrebbe essere giusto che la gente dimentichi una condanna?Perché dovrebbe essere giusto limitare la capacità di uno strumento (il motore di ricerca) che *IO* decido di sfruttare per acquisire informazioni o per RICORDARE quanto successo in passato?Perché , attraverso le limitazioni imposte allo strumento che ho deciso di usare, dovrebbe essere giusto limitare me stesso e le mie azioni?Si parla di diritto altrui all'oblio, ma non di diritto mio alla memoria. Perché?
  • Anonimo scrive:
    [Semi-OT] L'indicizzazione di Google
    Ciao,qualcuno saprebbe spiegarmi per quale motivo il mio blog venga un giorno sì ed uno no dapprima completamente indicizzato poi completamente escluso dall'indicizzazione del motore di ricerca Google?Succede anche a qualcuno di voi?p.s.: Non ho ancora aggiunto i metatags al blog ma lo ho semplicemente segnalato alla grande G per l'indicizzazione.Ciao e grazie per le eventuali risposte==================================Modificato dall'autore il 15/04/2005 1.44.35
    • Anonimo scrive:
      Re: [Semi-OT] L'indicizzazione di Google
      Probabilmente hai inserito il metatag "day":Questo metatag ordina a Google di indicizzare le pagine solo nei giorni pari.Cancella la riga e vedrai che verrà indicizzato anche nei giorni dispari. Era successo anche a me tempo fa.
      • Anonimo scrive:
        Re: [Semi-OT] L'indicizzazione di Google
        - Scritto da: Anonimo
        Questo metatag ordina a Google di indicizzare le
        pagine solo nei giorni pari.Macché. Google ignora quello e quasi tutti gli altri meta tag.I meta tag contengono solo informazioni o al massimo richieste, non sono ordini o comandi.
    • Anonimo scrive:
      Re: [Semi-OT] L'indicizzazione di Google

      per quale motivo il
      mio blog venga un giorno sì ed uno no dapprima
      completamente indicizzato poi completamente
      escluso dall'indicizzazione del motore di ricerca
      Google?1) Google non indicizza qualunque cosa con la stessa facilità Siti considerati importanti vengono indicizzati più velocemente e più stabilmente, mentre siti considerati meno importanti vengono indicizzati meno frequentemente, meno stabilmente e meno profondamente.2) Ci vuole tempo, fino a qualche mese.3) Se nessun altro sito web consiglia la visione del tuo attraverso un link, vuol dire che il sito non è considerato importante/interessante (vedi punto 1).
      p.s.: Non ho ancora aggiunto i metatags al blogI meta tag hanno a che fare con l'indicizzazione nei motori come il salasso ha a che fare con la scienza medica.La loro utilità è solo un mito nato e cresciuto grazie all'ignoranza dei webmaster e all'abbondare di documentazione del tipo "search-engines-for-dummies".
      • Anonimo scrive:
        Re: [Semi-OT] L'indicizzazione di Google
        - Scritto da: Anonimo

        1) Google non indicizza qualunque cosa con la
        stessa facilità Siti considerati importanti
        vengono indicizzati più velocemente e più
        stabilmente, mentre siti considerati meno
        importanti vengono indicizzati meno
        frequentemente, meno stabilmente e meno
        profondamente.

        2) Ci vuole tempo, fino a qualche mese.

        3) Se nessun altro sito web consiglia la visione
        del tuo attraverso un link, vuol dire che il sito
        non è considerato importante/interessante (vedi
        punto 1).
        VERO

        I meta tag hanno a che fare con l'indicizzazione
        nei motori come il salasso ha a che fare con la
        scienza medica.

        La loro utilità è solo un mito nato e cresciuto
        grazie all'ignoranza dei webmaster e
        all'abbondare di documentazione del tipo
        "search-engines-for-dummies".FALSOSono d'accordo con te quando affermi che i webmaster sono in genere ignoranti su tutto ciò che concerne l'ottimizzazione di un sito per la corretta indicizzazione nei motori ma non è vero che i metatag non abbiano niente a che vedere con l'indicizzazione. Alcuni (il TITLE ad esempio) sono importanti; altri (ROBOTS) impediscono al motore di indicizzare le pagine...
        • Anonimo scrive:
          Re: [Semi-OT] L'indicizzazione di Google
          - Scritto da: Anonimo
          Alcuni (il TITLE ad esempio)
          sono importanti;Sono importanti per i POSIZIONAMENTO, non per l'INDICIZZAZIONE.Usiamo i termini giusti, altrimenti si fa confusione. L'autore del thread parlava di "far indicizzare" (ovvero archiviare), non di risultati di posizionamento.I meta tag non "fanno indicizzare" né "fanno archiviare" alcunché, e con l'indicizzazione non c'entrano nulla.
          altri (ROBOTS) impediscono al
          motore di indicizzare le pagine... L'autore del thread aveva problemi di indicizzazione, mentre quel meta tag, se usato, produce (e nemmeno sempre) solo non-indicizzazione.Se l'esigenza è quella di far indicizzare il sito, i meta tag non c'entrano un fico secco.
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