LimeWire, non congelare

Nessuna mossa sospetta da parte degli azionisti del servizio P2P, gli interessi delle major non sarebbero a rischio. Gli asset di LimeWire non verranno bloccati in attesa del verdetto

Roma – Non ci sarà alcun congelamento, gli asset rimarranno a disposizione della parent company Lime Group e di Mark Gorton, founder del popolare client P2P LimeWire. A deciderlo , il giudice di New York Kimba Wood che già lo scorso maggio aveva condannato azionisti e CEO per aver indotto i cittadini della rete alla violazione del copyright.

A denunciare Gorton era stata la Recording Industry Association of America (RIAA) che, tra le altre richieste, voleva assicurarsi che gli asset collegati a LimeWire non venissero trasferiti verso fondi aperti con lo specifico fine di evitare di ricompensare le major del disco .

Un congelamento, dunque, invocato dall’accusa fino alla sentenza definitiva, che dovrebbe quantificare la multa pecuniaria nei confronti di Gorton e di LimeWire. Si tratta di una sanzione che – posto il massimo della pena – dovrebbe aggirarsi sui 450 milioni di dollari .

Ma nessun trasferimento sarebbe stato avviato di recente da parte degli azionisti del client P2P, evidenza che ha convinto il giudice Wood a non ordinare il congelamento degli asset. Gli interessi delle major sarebbero dunque in salvo, mentre un comunicato ufficiale di LimeWire ha sottolineato come la decisione del giudice rappresenti un positivo sviluppo nella battaglia legale in corso.

Mauro Vecchio

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  • Funz scrive:
    Prezzi, cataloghi, formati. Da rivedere
    Prezzi alti, cataloghi monchi, formati chiusi e non compatibili con tutti i programmi e dispositivi di lettura in circolazione.Non ce ne frega un accidente di niente delle beghe commerciali / legali degli editori, né del diritto d'autore.Se la situazione continuerà ad essere questa, ci rivolgeremo alla pirateria.
    • JosaFat scrive:
      Re: Prezzi, cataloghi, formati. Da rivedere
      Non so come funzioneranno edigita, bookrepublic & c. ma Stealth di Simplicissimus non mi pare niente male. I formati sono standard (tutti epub e qualche pdf), non ho ancora visto libri protetti da DRM, e l'offerta editoriale è interessante (Iperborea e altri indipendenti).
  • mnmnbm scrive:
    mnbmnbm
    mnbmnbm
  • GioCa83 scrive:
    Antitrust a intermittenza
    Che vergogna. Con questa mossa la piccola e media editoria e quel che ancora resta di indipendente verrà completamente strozzato. I grandi editori posseggono già distributori, catene di librerie e store online. Gruppi come Mauri-Spagnol (che possiede 14 case editrici), Mondadori, Feltrinelli e Rizzoli-Corriere della Sera riescono a incassare fino al 90% del prezzo di copertina, contro il 15-17% di tutti gli altri.Gli ebook e l'editoria online avrebbero potuto far aggirare agli editori il collo di bottiglia del distributore - che prende il 50% del prezzo di copertina - e contribuire all'abbassamento drastico del costo, per giunta con un aumento dei proventi anche per gli autori; e invece ci si ritrova con i soliti colossi che, anche qui, fanno la voce grossa e spazzano via tutto il resto. Sono MESI che Edigita si fa una propaganda al limite dello sconveniente, e sarà l'ennesimo modo mediante il quale i grandi gruppi faranno profitti anche sui libri fatti dagli altri. Per non dire del caso, da brivido, per cui uno è contemporaneamente editore, distributore e venditore. Solo le compagnie petrolifere fanno cose simili.E l'antitrust dice che va tutto bene?
  • angros scrive:
    Tutto sotto Creative Commons!
    È l'unico modo per avere veramente una libera concorrenza
    • GioCa83 scrive:
      Re: Tutto sotto Creative Commons!
      Sì, certo, tanto i libri si traducono da soli, si correggono da soli, si editano da soli e dulcis in fundo si impaginano da soli. Anche la copertina, sorge spontaneamente dalle pagine come un parto virginale. Guardate che la gente per fare i libri LAVORA. Tra l'autore e la tipografia o l'ePUB ci sono almeno altre tre persone. E non è che 'sta gente faccia libri come fosse fare volontariato...
      • ogni tanto scrive:
        Re: Tutto sotto Creative Commons!
        si si, ma guarda che CC non vuol dire gratis. Così come OpenSource non è Free. Il fatto che vi possano essere libri in CC e che vi si possa viverci come lavoro, dovrebbe essere una modifica della percezione del mercato da parte degli utenti stessi. Vale a dire ricompensare il lavoro pagando opere che possono comunque essere accessibili.
        • GioCa83 scrive:
          Re: Tutto sotto Creative Commons!
          Lo so. Ma il mondo non è CC. Mentre lavoriamo per un mondo CC, mentre cambiamo il modello di consumo, la compulsione all'acquisto, mentre spostiamo l'attenzione e la relazione sul lavoro e non sul prodotto [cfr. K Marx, Il Capitale, libro primo, capitolo 4, feticismo delle merci] e mentre rendiamo questo posto, nel nostro piccolo, più simile al migliore dei mondi possibili, ricordiamoci che prima di mandare allegramente un libro in CC, magari sarebbe carino retribuire la correttrice di bozze che ha fatto l'indice dei nomi e revisionato la bibliografia pedestre dell'autore, l'impaginatrice che ha reso il tutto leggibile, il tizio che ha comprato i diritti per le immaigni e quello che quelle immagini le ha rese decenti, ciascuno affrontando certi costi.Come ho scritto sotto, l'editore incassa al più il 20% del prezzo di copertina. Il 50, invece, va al distributore. Prima di parlare di CC, sarà il caso di farsi un'idea di chi sono gli attori nel mondo dell'editoria, dove si concentrano i poteri e, quindi, semmai, capire come agire. Perché io sarei molto felice di potere vendere in rete dei libri a 4 euro anziché 16, e la piccola casa editrice ci guadagnerebbe anche più di quanto non ci guadagna adesso, ma prima di passare a forme di CC devo accertarmi che chi lavora sia pagato. Non posso sperare nella "bontà del prodotto". Se speriamo in quella - determinata dalle vendite - in Italia finiremo con il pubblicare solo Moccia e Vespa.
          • angros scrive:
            Re: Tutto sotto Creative Commons!
            - Scritto da: GioCa83
            Lo so. Ma il mondo non è CC. In realtà, sì. Ciò che si può copiare all'infinito ha disponibilità infinita, e costo che tende a zero. Il copyriright è una situazione artificiosa, che non ha riscontro in natura.
            ricordiamoci che prima di mandare allegramente un
            libro in CC, magari sarebbe carino retribuire la
            correttrice di bozze che ha fatto l'indice dei
            nomi e revisionato la bibliografia pedestre
            dell'autore, l'impaginatrice che ha reso il tutto
            leggibile, il tizio che ha comprato i diritti per
            le immaigni e quello che quelle immagini le ha
            rese decenti, ciascuno affrontando certi
            costi.All'utente finale non può importare di meno il sapere quanto sono state pagate queste persone. Importe che si possa leggere il libro, e che i costi per farlo siano il più ridotti possibile.
            sarei molto felice di potere vendere in rete dei
            libri a 4 euro anziché 16, e la piccola casa
            editrice ci guadagnerebbe anche più di quanto non
            ci guadagna adesso, ma prima di passare a forme
            di CC devo accertarmi che chi lavora sia pagato.E l'utente, nel frattempo, si è andato a scaricare dal P2P il libro craccato, e ti ignora. Cosa hai ottenuto?
            Non posso sperare nella "bontà del prodotto".Cosa sarebbe? Non esistono criteri oggettivi per misurarla. Tu come la definiresti?
            Se
            speriamo in quella - determinata dalle vendite -
            in Italia finiremo con il pubblicare solo Moccia
            e
            Vespa.E questa sarà la fine dell'editoria. Forse conviene vendere tutto subito, per non fare la fine dei negozi di dischi e delle videoteche.
          • GioCa83 scrive:
            Re: Tutto sotto Creative Commons!
            - Scritto da: angros
            - Scritto da: GioCa83

            Lo so. Ma il mondo non è CC.

            In realtà, sì. Ciò che si può copiare
            all'infinito ha disponibilità infinita, e costo
            che tende a zero. Il copyriright è una situazione
            artificiosa, che non ha riscontro in
            natura.Neanche i transistor. Che argomento è? (a parte che è matematicamente sbagliato, perché fai finta che il supporto sia irrilevante)

            All'utente finale non può importare di meno il
            sapere quanto sono state pagate queste persone.
            Importe che si possa leggere il libro, e che i
            costi per farlo siano il più ridotti
            possibile.Questo si chiama avidità, consumismo capitalistico all'ultimo stadio, totale mancanza di rispetto per il lavoro e le capacità altrui, concorrenza spietata, gioco al massacro. A me, scusami, ma importa sapere quanto sono state pagate le persone che hanno lavorato per quello che sto usando.



            sarei molto felice di potere vendere in rete dei

            libri a 4 euro anziché 16, e la piccola casa

            editrice ci guadagnerebbe anche più di quanto
            non

            ci guadagna adesso, ma prima di passare a forme

            di CC devo accertarmi che chi lavora sia pagato.

            E l'utente, nel frattempo, si è andato a
            scaricare dal P2P il libro craccato, e ti ignora.
            Cosa hai ottenuto?


            Non posso sperare nella "bontà del prodotto".

            Cosa sarebbe? Non esistono criteri oggettivi per
            misurarla. Tu come la
            definiresti?Era scritto polemicamente oltre. Il livore ti sta annebbiando la vista.E siccome non si può misurare, va da sé che non ci posso fare affidamento. Oppure, non ci posso fare affidamento proprio perché non la si può misurare. Però se devi polemizzare senza manco fare lo sforzo di capire cosa scrivo dimmelo, così smetto anche io di sforzarmi di spiegarmi.


            Se

            speriamo in quella - determinata dalle vendite -

            in Italia finiremo con il pubblicare solo Moccia

            e

            Vespa.

            E questa sarà la fine dell'editoria. Forse
            conviene vendere tutto subito, per non fare la
            fine dei negozi di dischi e delle
            videoteche.Non male, come non sequitur.
          • angros scrive:
            Re: Tutto sotto Creative Commons!

            Neanche i transistor. Che argomento è? (a parte
            che è matematicamente sbagliato, perché fai finta
            che il supporto sia
            irrilevante)Il supporto è irrilevante, perchè non me lo dai tu, ce lo metto io. Il supporto era rilevante quando me lo forniva l'editore (quindi, nel libro cartaceo), mentre con l'ebook, il supporto hardware (ad esempio una scheda SSD) si compra a parte, e si usa più volte.




            All'utente finale non può importare di meno il

            sapere quanto sono state pagate queste persone.

            Importe che si possa leggere il libro, e che i

            costi per farlo siano il più ridotti

            possibile.

            Questo si chiama avidità, consumismo
            capitalistico all'ultimo stadioPoco fa non lo chiamavi comunismo? http://punto-informatico.it/b.aspx?i=2962026&m=2963300#p2963300 mentre cambiamo il modello di consumo, la compulsione all'acquisto, mentre spostiamo l'attenzione e la relazione sul lavoro e non sul prodotto [cfr. K Marx, Il Capitale, libro primo, capitolo 4, feticismo delle merci] Deciditi, almeno
            A me, scusami, ma importa sapere quanto sono state
            pagate le persone che hanno lavorato per quello
            che sto usando.Paga pure, chi te lo impedisce?


            Non posso sperare nella "bontà del prodotto".



            Cosa sarebbe? Non esistono criteri oggettivi per

            misurarla. Tu come la

            definiresti?

            Era scritto polemicamente oltre. Il livore ti sta
            annebbiando la
            vista.
            E siccome non si può misurare, va da sé che non
            ci posso fare affidamento. Oppure, non ci posso
            fare affidamento proprio perché non la si può
            misurare. Però se devi polemizzare senza manco
            fare lo sforzo di capire cosa scrivo dimmelo,
            così smetto anche io di sforzarmi di
            spiegarmi.Fondamentalmente abbiamo scritto una cosa molto simile. Io mi sono solo spinto un po' oltre, facendoti notare che la "bontà del prodotto" non esiste.

            E questa sarà la fine dell'editoria. Forse

            conviene vendere tutto subito, per non fare la

            fine dei negozi di dischi e delle

            videoteche.

            Non male, come non sequitur.Mi pare di capire che tu sei nel settore della piccola ditoria, da quello che scrivi.Vedila così: adesso, chi era nella vendita di dischi, o nelle videoteche, rimpiange di non aver cambiato quando poteva ancora guadagnarci qualcosa, e chiude dopo anni in perdita, lasciando solo debiti; chi ha capito la situazione prima, ha chiuso anni fa, ed ha chiuso in attivo.Non ripetere l'errore commesso da tanti venditori di dischi....
          • GioCa83 scrive:
            Re: Tutto sotto Creative Commons!


            Il supporto è irrilevante, perchè non me lo dai
            tu, ce lo metto io. Il supporto era rilevante
            quando me lo forniva l'editore (quindi, nel libro
            cartaceo), mentre con l'ebook, il supporto
            hardware (ad esempio una scheda SSD) si compra a
            parte, e si usa più
            volte.obsolescenza programmata a parte, s'intende(...)(ah, scusa, adesso Kidle non lo vende Amazon, già, lo fa la Kraft)








            All'utente finale non può importare di meno il


            sapere quanto sono state pagate queste
            persone.


            Importe che si possa leggere il libro, e che i


            costi per farlo siano il più ridotti


            possibile.



            Questo si chiama avidità, consumismo

            capitalistico all'ultimo stadio

            Poco fa non lo chiamavi comunismo?

            http://punto-informatico.it/b.aspx?i=2962026&m=296

            mentre cambiamo il modello di consumo, la
            compulsione all'acquisto, mentre spostiamo
            l'attenzione e la relazione sul lavoro e non sul
            prodotto [cfr. K Marx, Il Capitale, libro primo,
            capitolo 4, feticismo delle
            merci]

            Deciditi, almenoSe non sai, non dedurre erroneamente e con supponenza. Marx, appunto, ha ampiamente criticato un modello sociale in cui le relazioni interpersonali sono mediate e, al limite, sostituite dalle relazioni con la merce. Il "cambiare il modello di consumo" è una cosa che viene da molto lontano. Siccome da Il Capitale sono passati giusto quei 160 anni, nell'attesa di vivere in un mondo CC possiamo anche ricordarci di quello che fanno gli altri per noi.



            Non posso sperare nella "bontà del
            prodotto".





            Cosa sarebbe? Non esistono criteri oggettivi
            per


            misurarla. Tu come la


            definiresti?



            Era scritto polemicamente oltre. Il livore ti
            sta

            annebbiando la

            vista.

            E siccome non si può misurare, va da sé che non

            ci posso fare affidamento. Oppure, non ci posso

            fare affidamento proprio perché non la si può

            misurare. Però se devi polemizzare senza manco

            fare lo sforzo di capire cosa scrivo dimmelo,

            così smetto anche io di sforzarmi di

            spiegarmi.

            Fondamentalmente abbiamo scritto una cosa molto
            simile. Io mi sono solo spinto un po' oltre,
            facendoti notare che la "bontà del prodotto" non
            esiste.Sì, e ce l'hai più lungo.


            E questa sarà la fine dell'editoria. Forse


            conviene vendere tutto subito, per non fare la


            fine dei negozi di dischi e delle


            videoteche.



            Non male, come non sequitur.

            Mi pare di capire che tu sei nel settore della
            piccola ditoria, da quello che
            scrivi.
            Vedila così: adesso, chi era nella vendita di
            dischi, o nelle videoteche, rimpiange di non aver
            cambiato quando poteva ancora guadagnarci
            qualcosa, e chiude dopo anni in perdita,
            lasciando solo debiti; chi ha capito la
            situazione prima, ha chiuso anni fa, ed ha chiuso
            in
            attivo.
            Non ripetere l'errore commesso da tanti venditori
            di
            dischi...Mi pare che chi distribuisce dischi non solo continua a fare soldi a palate, ma orienta i gusti della maggioranza e ha ampliato i propri margini di profitto aggiungendovi quelli che andavano ai negozianti. Non è la fine del commercio di dischi. C'è solo un gigante più grosso di prima e qualche nanerottolo in meno.Grazie per il consiglio. Ma sono in molti settori.
          • angros scrive:
            Re: Tutto sotto Creative Commons!

            obsolescenza programmata a parte, s'intende
            (...)Che stai dicendo? Gli ebook me li posso leggere con un palmare del 2003.
            Se non sai, non dedurre erroneamente e con
            supponenza. Marx, appunto, ha ampiamente
            criticato un modello sociale in cui le relazioni
            interpersonali sono mediate e, al limite,
            sostituite dalle relazioni con la merce. Il
            "cambiare il modello di consumo" è una cosa che
            viene da molto lontano.Il cambiamento è continuo.
            Siccome da Il Capitale
            sono passati giusto quei 160 anni, nell'attesa di
            vivere in un mondo CC possiamo anche ricordarci
            di quello che fanno gli altri per
            noi.Cosa fanno, o cosa hanno fatto?
            Mi pare che chi distribuisce dischi non solo
            continua a fare soldi a palate, ma orienta i
            gusti della maggioranza e ha ampliato i propri
            margini di profitto aggiungendovi quelli che
            andavano ai negozianti. Non è la fine del
            commercio di dischi.Ma è la fine dei negozianti, perchè semplicemente non servono più.
            Grazie per il consiglio. Ma sono in molti settori.Buon per te...
        • anonimo scrive:
          Re: Tutto sotto Creative Commons!
          - Scritto da: ogni tanto
          si si, ma guarda che CC non vuol dire gratis.Se scegli una licenza CC che permette la distribuzione commerciale senza il permesso dell'autore in quel caso vuol proprio dire gratis.
          Così come OpenSource non è Free. Veramente se scrivi Free sembra proprio che tu voglia dire Opens Source non vuol dire Libertà. Ma poi se parli italiano usa la tua lingua, visto che è solo in inglese che c'è l'ambiguità. In italiano basta dire gratis quando vuoi dire gratuito e libero quando intendi la libertà.
          Il fatto che vi
          possano essere libri in CC e che vi si possa
          viverci come lavoro, dovrebbe essere una modifica
          della percezione del mercato da parte degli
          utenti stessi. Vale a dire ricompensare il lavoro
          pagando opere che possono comunque essere
          accessibili.I libri in CC e la gente che ci campa per il momento è una realtà che non esiste. Tu la paragoni col software open source, ma sono due cose diverse. Il software permette di offrire il supporto, mentre se io ti vendo un romanzo mica ti faccio l'assistenza. Poi il software venduto al cliente può essere fatto su misura e dato sotto licenza GPL, poi starà al cliente decidere se distribuirlo o no. Se uno fa un libro invece lo scrive per il pubblico in generale, poi vabbe' ci può essere un caso assurdo di un'azienda che commissiona un libro tecnico e lo vuole sotto CC. Ma in realtà non accade e comunque non è con il particolare che si spiega una realtà generale.Software e arte poi sono due cose diverse. Romanzi, film e musica hanno come scopo quello di esprimere qualcosa. Il software invece ha lo scopo di rendere determinati lavori più facili da fare. All'arte non puoi applicare un modello di sviluppo come quello del software. Non sono lavori che si fanno in modo collettivo, dove gente esterna fornisce le "patch". Tranne magari i libri scolastici. Ma non a TUTTI i libri come alcuni di voi sostengono.Il libro poi lo si affida a dei professionisti che fanno la revisione del testo, la correzione delle bozze ecc... Non è come dice Angros che passa un idraulico e dice la sua, poi passa un dentista e propone un'altra correzione e in serata l'autore decide quale versione gli va più a genio.E' come se un atleta facesse la tabella di allenamento in base a quello che gli dicono su Internet ogni giorno. "Ah oggi faccio gli addominali?" "Un attimo ora c'è uno che mi suggerisce di fare 30 minuti di corsa"Scrivere romanzi e scrivere un'enciclopedia su Wikipedia sono due cose diverse. La prima deve rispecchiare l'oggettività, un romanzo è anche una questione di stile di gusto e comunque per fare traduzioni e correzioni che vanno al di là degli errori di ortografia bisogna essere del mestiere.Detto questo Wikipedia è utile, ma anche piena di errori e infatti in ambito scientifico non va accettata come fonte.Magari il mondo dell'editoria cambierà, ma il lavoro professionale andrà pagato. L'idea che i libri si creeranno attraverso un network di volontari e che verranno distribuiti sotto Creative Commons è un'utopia. Magari come ho detto prima per alcune cose tipo wikipedia e i libri scolastici si può fare. Ma non per la stragrande maggioranza di testi che sono disponibili nelle librerie.A me comunque sembra che molta gente qui faccia molta retorica quando in realtà ha come solo scopo di non comprare niente. Un po' come accadeva con il satellite dove si leggevano certi pipponi sul perché non si doveva pagare, della gente che non aveva soldi ecc... Poi appena Sky ha trovato un modo per non far crackare le tessere di colpo sono apparsi 4 milioni e mezzo di abbonati.
          • angros scrive:
            Re: Tutto sotto Creative Commons!

            Magari il mondo dell'editoria cambierà, ma il
            lavoro professionale andrà pagato.È proprio questo l'errore di fondo: non c'è modo di fartelo pagare. Non con gli ebook. E non per questioni filosofiche, ma per motivi tecnici.Se non lo accetti, sei finito: il tuo libro viene piratato, che tu lo voglia o no, e non incassi comunque.Al limite, sparirà del tutto il lavoro professionale: ma il modello basato sulla vendita delle copie non può funzionare, e sparirà: e se il lavoro di un professionista non può farne a meno, sparirà anche tale lavoro.Non sarebbe la prima volta che ciò accade.
            A me comunque sembra che molta gente qui faccia
            molta retorica quando in realtà ha come solo
            scopo di non comprare niente.Lo scopo dichiarato è proprio questo, non l'ho mai negato. Non comprare mai nessun bene digitale, perchè non ha nessun valore monetario. Un po' come
            accadeva con il satellite dove si leggevano certi
            pipponi sul perché non si doveva pagare, della
            gente che non aveva soldi ecc... Poi appena Sky
            ha trovato un modo per non far crackare le
            tessere di colpo sono apparsi 4 milioni e mezzo
            di
            abbonati.Non li ha "trovati", semplicemente ha messo insieme gli abbonati di Stream e Tele+. E intanto, sono calati i pirati col satellite ma sono saliti quelli col masterizzatore e con internet, e la pirateria è aumentata.
      • angros scrive:
        Re: Tutto sotto Creative Commons!
        - Scritto da: GioCa83
        Sì, certo, tanto i libri si traducono da soli, si
        correggono da soli, si editano da soli e dulcis
        in fundo si impaginano da soli.No, li correggono gli utenti, come si fa con le wiki.
        Anche la
        copertina, sorge spontaneamente dalle pagine come
        un parto virginale.Ma a te di un libro interessa la copertina o interessa leggerlo?
        • shevathas scrive:
          Re: Tutto sotto Creative Commons!
          - Scritto da: angros
          - Scritto da: GioCa83

          Sì, certo, tanto i libri si traducono da soli,
          si

          correggono da soli, si editano da soli e dulcis

          in fundo si impaginano da soli.

          No, li correggono gli utenti, come si fa con le
          wiki.
          prendiamo esempio allora da wikipedia. Il sistema wiki a mio avviso può andar bene per prodotti non di alta qualità e nei quali si rinuncia ad avere un controllo su testi e significati. E per controllo sui testi non intendo di certo un refuso di stampa ma il fatto che il testo spari solenni cavolate o che venga alterato al punto di finire snaturato.Separiamo ulteriormente la questione: testi tecnico/scientifici: qui non serve nessuna democrazia ma vale il principio di autorevolezza, riconosciuto dai suoi pari, dell'autore. In parole povere riguardo, ad esempio, a voci di natura medica, ha più autorevolezza la parola di un docente di medicina che dell'uomo della strada. Che autorevolezza posso dare ad un testo, anche scritto da un autore famoso, se poi può, teoricamente, venire devastato dalle idee dell'uomo della strada ?romanzi e altra letteratura: qui c'è il rischio che ogni opera finisca in un marasma di millemila opere derivate. Basta vedere le fan stories legate ai romanzi di sucXXXXX. Alcune possono essere anche interessanti e divertenti ma si identificano subito come opere derivate e non come gli originali.Dubito che il sistema wiki possa servire per la letteratura sia essa tecnica o scientifica.

          Ma a te di un libro interessa la copertina o
          interessa
          leggerlo?una copertina bella, una impaginazione chiara e precisa non dispiacciono.
          • angros scrive:
            Re: Tutto sotto Creative Commons!

            prendiamo esempio allora da wikipedia. Il sistema
            wiki a mio avviso può andar bene per prodotti non
            di alta qualitàDi fatto, Wikipedia ha sconfitto Encarta e molte altre enciclopedia. Dov'è la qualità migliore? In chi vince, o in chi perde?
            Separiamo ulteriormente la questione:
            testi tecnico/scientifici: qui non serve nessuna
            democrazia ma vale il principio di autorevolezza,
            riconosciuto dai suoi pari, dell'autore.Peer review, democrazia: è il contrario del principio di autorevolezza.

            In parole povere riguardo, ad esempio, a voci di
            natura medica, ha più autorevolezza la parola di
            un docente di medicina che dell'uomo della
            strada.Ma ha ancora più autorevolezza la parola di 10 medici diversi.
            romanzi e altra letteratura: qui c'è il rischio
            che ogni opera finisca in un marasma di millemila
            opere derivate. Basta vedere le fan stories
            legate ai romanzi di sucXXXXX.Perchè "rischio"? È un vantaggio, non un rischio: vengono prodotte più opere.
          • pippuz scrive:
            Re: Tutto sotto Creative Commons!

            Di fatto, Wikipedia ha sconfitto Encarta e molte
            altre enciclopedia. Dov'è la qualità migliore? In
            chi vince, o in chi perde?Usando il tuo metro di giudizio Windows è il miglior sistema operativo, mp3 il miglior codec audio e potrei continuare per degli anni.Il fatto di "vincere" (qualsiasi cosa esso significhi), non significa che sia qualitativamente migliore. Interessante un post di un utente in un altro articolo: http://xxiluna.blogspot.com/2010/03/pareto-gli-mp3-e-la-cloud.html.Altra cosa: Wikipedia sarà pure democratica (anche se non tutti sono d'accordo) e può pure andare bene per l'80% dei casi (io stesso me ne servo in alcuni casi) ma definirla di alta qualità è IMHO una bestemmia. Prova a citare wikipedia in una tesi o qualsiasi altro documento che debba avere una certa autorevolezza, poi vediamo.
            Peer review, democrazia: è il contrario del
            principio di autorevolezza.La peer review (seria) la puoi fare soltanto se hai un certo bagaglio di conoscenze, se ti sei conquistato un minimo di autorevolezza, se hai dell'esperienza in quel campo. Su Wikipedia può farlo chiunque (cosa che ha anche i suoi vantaggi, non discuto), anche chi non ne sa una cippa e millanta conoscenze che non ha. Sappiamo entrambi di cosa si sta parlando.
          • angros scrive:
            Re: Tutto sotto Creative Commons!

            il rischio è avere un unica opera enormemente
            pasticciata che un originale chiaramente
            identificabile e N opere
            derivate.No, perchè la versione sul sito ufficiale dell'autore è l'originale, il resto sono opere derivate.
          • shevathas scrive:
            Re: Tutto sotto Creative Commons!
            - Scritto da: angros

            il rischio è avere un unica opera enormemente

            pasticciata che un originale chiaramente

            identificabile e N opere

            derivate.

            No, perchè la versione sul sito ufficiale
            dell'autore è l'originale, il resto sono opere
            derivate.e le correzioni stile wiki ?
          • angros scrive:
            Re: Tutto sotto Creative Commons!
            L'autore sceglie quali integrare, o annulla quelle che non desidera.
        • GioCa83 scrive:
          Re: Tutto sotto Creative Commons!
          - Scritto da: angros
          - Scritto da: GioCa83

          Sì, certo, tanto i libri si traducono da soli,
          si

          correggono da soli, si editano da soli e dulcis

          in fundo si impaginano da soli.

          No, li correggono gli utenti, come si fa con le
          wiki.Sì? Fallo con un dizionario. Magari con uno di una lingua morta. Poi, dopo, fammi anche un software che avverta tutti gli utenti che hanno scaricato l'e-book che l'e-book è stato aggiornato. Poi, visto che hai risparmiato a monte sulla correzione di bozze, avvisa tutti quelli che si sono fidati di quel testo che la citazione magari è sbagliata... Correggere un libro non è rettificare gli accenti dei "perchè" in "perché".


          Anche la

          copertina, sorge spontaneamente dalle pagine
          come

          un parto virginale.

          Ma a te di un libro interessa la copertina o
          interessa
          leggerlo?Ma tu, quando scegli un libro, ti affiderai anche alla copertina o no? Io ne macino uno la settimana. Mica posso sempre chiedere consiglio: ogni tanto capita di volere leggere una cosa "diversa" dalle solite cose, una cosa che magari non ti è stata indicata dal prof o suggerita dagli amici o dal domenicale del Sole24Ore. Come pensi che campi la piccola editoria senza agganci tra i recensori dei quotidiani e dei settimanali più diffusi? Con delle copertine fantastiche. Vedasi il Boris Vian uscito per :duepunti o "Gesù lava più bianco" di Minimum fax...
          • angros scrive:
            Re: Tutto sotto Creative Commons!

            Sì? Fallo con un dizionario. Magari con uno di
            una lingua morta. Poi, dopo, fammi anche un
            software che avverta tutti gli utenti che hanno
            scaricato l'e-book che l'e-book è stato
            aggiornato.Nulla di più facile: basta dare all'ebook un numero di versione, e quando il reader si collega al sito guarda se esiste una versione più recente.
            Ma tu, quando scegli un libro, ti affiderai anche
            alla copertina o no?No. Mi affido alle recensioni.
            Come
            pensi che campi la piccola editoria senza agganci
            tra i recensori dei quotidiani e dei settimanali
            più diffusi?E quanto pensi che camperà ancora la piccola editoria, se l'ebook prende piede? Ben poco! Farà la fine dei piccoli produttori musicali: sparirà.
          • GioCa83 scrive:
            Re: Tutto sotto Creative Commons!


            Ma tu, quando scegli un libro, ti affiderai
            anche

            alla copertina o no?

            No. Mi affido alle recensioni.va be', continua a far finta di non capire...MICA VIENE RECENSITO TUTTO QUELLO CHE VIENE PUBBLICATO!!!Se io, casa editrice micromicro, non conosco il giornalistone che mi recensisce, posso anche pubblicare Herta Muller, ma o ho la fortuna che vince un Nobel, oppure non mi caca nessuno. Posso sempre giocarmela facendo una copertina fichissima che si veda tanto in libreria che in rete.


            Come

            pensi che campi la piccola editoria senza
            agganci

            tra i recensori dei quotidiani e dei settimanali

            più diffusi?

            E quanto pensi che camperà ancora la piccola
            editoria, se l'ebook prende piede? Ben poco! Farà
            la fine dei piccoli produttori musicali:
            sparirà.E ciò, mi pare di capire, dal tuo punto di vista è ovvio. E, siccome è ovvio, ti pare anche buono.Scusa, quale libro di teoria sociale ti fa supporre che alla scomparsa della piccola (industria/impresa/editoria/quel che è) faccia seguito il regno incontrastato e l'assoluta democrazia delle masse popolari libere ed emancipate? A me pare che stravincano quelli che già egemonizzavano il panorama economico, poi magari mi sbaglio e sono io che non so leggere i bilanci di Mediaset o Sky...
          • angros scrive:
            Re: Tutto sotto Creative Commons!

            va be', continua a far finta di non capire...
            MICA VIENE RECENSITO TUTTO QUELLO CHE VIENE
            PUBBLICATO!!!E non viene pubblicato tutto quello che viene scritto.Hai più probabilità di trovare roba nuova cercando nei forum, ascoltando le opinioni (non quelle di chi vuole vendere, ma quelle di chi ha letto il libro), e usando i motori di ricerca (se sai l'argomento, con un motore di ricerca trovi facilmente gli ebook su tale argomento, se sono accessibili online... purchè ovviamente non siano bloccati da paywall)
            Se io, casa editrice micromicro, non conosco il
            giornalistone che mi recensisce, posso anche
            pubblicare Herta Muller, ma o ho la fortuna che
            vince un Nobel, oppure non mi caca nessuno.La seconda che hai detto. Del resto, se non stampi (perchè distribuisci ebook e non libri cartacei), non fai promozione, non fai il lancio... ma allora cosa fai? Cosa ti pagano a fare?
            Posso
            sempre giocarmela facendo una copertina
            fichissima che si veda tanto in libreria che in
            rete.E io dovrei pagarti per questo? Se non mi frega niente della copertina?





            Come


            pensi che campi la piccola editoria senza

            agganci


            tra i recensori dei quotidiani e dei
            settimanali


            più diffusi?



            E quanto pensi che camperà ancora la piccola

            editoria, se l'ebook prende piede? Ben poco!
            Farà

            la fine dei piccoli produttori musicali:

            sparirà.

            E ciò, mi pare di capire, dal tuo punto di vista
            è ovvio. E, siccome è ovvio, ti pare anche
            buono.Più che buono, direi necessario ed inevitabile.Se ti aspetti che la tecnologia (in questo caso, l'ebook) renda il lavoro dell'editore più facile (semplificando la distribuzione), ti ricordo che ciò che può rendere un lavoro più facile, può anche renderlo inutile.I venditori di ghiaccio un tempo dovevano raccoglierlo in montagna e trasportarlo: con i primi frigoriferi, il loro lavoro era diventato più facile, perchè potevano produrselo da soli e distribuirlo subito... ma pochi anni dopo, tutti avevano il frigorifero, e nessuno comprava più ghiaccio.
            Scusa, quale libro di teoria sociale ti fa
            supporre che alla scomparsa della piccola
            (industria/impresa/editoria/quel che è) faccia
            seguito il regno incontrastato e l'assoluta
            democrazia delle masse popolari libere ed
            emancipate?Quando mai avrei detto questo? Ho solo parlato di libri gratuiti, non di paradiso in terra o di pace nel mondo.
            A me pare che stravincano quelli che
            già egemonizzavano il panorama economico, poi
            magari mi sbaglio e sono io che non so leggere i
            bilanci di Mediaset o
            Sky...Non mi importa chi vince, mi importa chi mi offre condizioni migliori.Tornando all'esempio delle enciclopedie: se ci sono tanti editori indipendenti che li pubblicano e li vendono, poi il modello "tutto gratis" li spazza via, e al loro posto resta solo un gigante che pubblica una sola enciclopedia gratuita, per gli utenti cosa è preferibile?
          • GioCa83 scrive:
            Re: Tutto sotto Creative Commons!

            Hai più probabilità di trovare roba nuova
            cercando nei forum, ascoltando le opinioni (non
            quelle di chi vuole vendere, ma quelle di chi ha
            letto il libro), e usando i motori di ricerca (se
            sai l'argomento, con un motore di ricerca trovi
            facilmente gli ebook su tale argomento, se sono
            accessibili online...Sì, se leggi un libro ogni tre mesi e tutti sullo stesso argomento.


            Se io, casa editrice micromicro, non conosco il

            giornalistone che mi recensisce, posso anche

            pubblicare Herta Muller, ma o ho la fortuna che

            vince un Nobel, oppure non mi caca nessuno.

            La seconda che hai detto. Del resto, se non
            stampi (perchè distribuisci ebook e non libri
            cartacei), non fai promozione, non fai il
            lancio... ma allora cosa fai? Cosa ti pagano a
            fare?


            Posso

            sempre giocarmela facendo una copertina

            fichissima che si veda tanto in libreria che in

            rete.

            E io dovrei pagarti per questo? Se non mi frega
            niente della
            copertina?No, vabbe', non mescoliamo i piani, per carità... fammi la cortesia di non trattarmi come se fossi un idiota e cerca di mettere in discussione le tue certezza granitiche, o non andiamo da nessuna parte.Ti posso stragarantire che le promozioni e i lanci si fanno eccome, e che la piccola editoria sopravvive, con le unghie e con i denti ma sopravvive. Ho già scritto che il bandolo della matassa e il grosso dei costi è la distribuzione. Tu stai semplicemente ignorando questo passaggio.Quando compri un libro cartaceo, metà di quel che paghi va a chi porta il libro dal magazzino dell'editore alla libreria dove fai l'acquisto. Con l'e-book il primo lavoro a scomparire è il lavoro del distributore. Tutte le fasi precedenti - dalla stesura alla finitura del libro - non sono toccate che marginalmente. Siccome queste persone lavorano perché tu possa leggere un libro, vale la pena pagarle.A te, ovviamente, non interessa perché pensi di potere avere acXXXXX a testi quali che siano direttamente dall'autore, che te li mette online così come li ha scritti. E credi che, se qualcosa non va nel testo in questione, qualcuno passerà, correggerà e ti farà questo grande favore grauito. Progetto Gutenmberg "funziona" così. Ma su ciascun testo di quel progetto è stato fatto collettivamente, culturalmente, storicamente un lavoro di finitura e selezione. Invece, quando un tizio X scrive un libro, quel lavoro storico, collettivo non è ancora stato svolto. Qualcun altro interviene perché quell'opera sia comunque leggibile. Se le case editrici facessero un lavoro puramente tipografico, di stampa e lancio di quanto scritto da un autore, le librerie venderebbero (?) schifezze. Magari capolavori, ma illeggibili.Se i distributori online non fossero gli stessi distributori cartacei e se i distributori del cartaceo non fossero a loro volta di proprietà di alcuni grandi editori, che stampano anche quotidiani e pagano i giornalisti che fanno le recensioni, allora l'e-book potrebbe fare la gioia e la fortuna dell'editoria indipendente. Ma non è così. Allora i piccoli editori si sono fatti un mazzo quadrato per riuscire a fare buoni libri a costi contenuti, e ti hanno portato anche Herta Muller o Carver, che tu se non c'erano loro manco sapevi che esistono (anche questo è parte del lavoro di una casa editrice).Ora, con la vendita di libri elettronici il distributore fa pochissimo e guadagna comunque una percentuale compresa tra il 30 e il 45% del prezzo del file, mentre l'editore e l'autore - che fanno tutto il lavoro - in proporzione continuano a ricavare poco. Siccome i costi dell'editore sono fissi, e l'unico risparmio è dato dalla stampa, con la riduzione del prezzo che la copia elettronica comporta l'editore è quello che ci perde di più.Se un libro cartaceo costa 105 va al distributore (che è tipo la Universal della situazione)2,5 va alla libreria o al rivenditore (che è il negoziante di dischi, non l'etichetta indipendente, per stare al tuo esempio musicale)da 0,7 a 1,2 va all'autoreda 1,3 a 1,8 va all'editore; di questo, circa 0,8 si spende in tipografia. La correzione di bozze, gli indici, la traduzione, la promozione, la grafica, l'impaginazione e i diritti sono tutti lì, ancora a carico dell'editore, insieme ai costi hardware e software e alle spese di funzionamento.Se togli la tipografia, puoi ridurre il prezzo di 0,8. Se, per la copia elettronica, il prezzo scende di 3, visto che le quote del rivenditore (libreria) e dell'autore sono stabilite da leggi e contratti, quel totale lo togli sia al distributore che all'editore. Il punto, però, è che il distributore ha azzerato le enormi spese di magazzino e trasporto, mentre l'editore solo le spese tipografiche.Ora, anche se il suo lavoro scompare prima di quello dell'editore, il distributore si trova il nulla osta e il placet dell'antitrust, mentre il piccolo editore si trova solo con te che ti aguri che muoia. Non predendo che tu voglia che ArmandoEditore o SE o La Salamandra diventino miliardari (non me lo auguro neppure io), ma magari riequilibrare le invettive e spostare un po' il tiro su Messaggerie o PDE...Sulla differenza tra wikipedia e un libro ti hanno già risposto Shevatas e pippuz.Sul mito del "tutto gratis" Calamari ha scritto su questo sito numerose pagine illuminanti.
          • angros scrive:
            Re: Tutto sotto Creative Commons!

            Sì, se leggi un libro ogni tre mesi e tutti sullo
            stesso
            argomento.Vedi la mia risposta a shevathas
            Ho già scritto che il bandolo della
            matassa e il grosso dei costi è la distribuzione.E allora, perchè gli ebook vengono venduti agli stessi prezzi dei libri cartacei?
            Con l'e-book il primo lavoro a scomparire è il
            lavoro del distributore.E il secondo sarà quello dell'editore. Se non sparirà, si ridimensionerà notevolmente.
            A te, ovviamente, non interessa perché pensi di
            potere avere acXXXXX a testi quali che siano
            direttamente dall'autore, che te li mette online
            così come li ha scritti.Mi capita spesso di leggere in questo modo, e devo dir che mi trovo bene. Anche perchè spesso il testo viene "edulcorato" dal lavoro dell'editore... è la stessa differenza che c'è tra l'assaggiare una mozzarella appena fatta, o un frutto appena colto, rispetto a prenderli dal frigorifero di un supermercato.Un libro viene "smussato" prima di darlo al grande pubblico, e ti accorgi che manca qualcosa.
            E credi che, se qualcosa
            non va nel testo in questione, qualcuno passerà,
            correggerà e ti farà questo grande favore
            grauito.Quel "qualcuno" posso anche essere io. L'ho fatto varie volte.
            Invece, quando un
            tizio X scrive un libro, quel lavoro storico,
            collettivo non è ancora stato svolto. Qualcun
            altro interviene perché quell'opera sia comunque
            leggibile.Ok: e quanto tempo ci vuole perchè il suo lavoro venga ripagato? 6 mesi? Un anno? 70 anni? E quando è stato ripagato, il libro diventa di pubblico dominio?
            Il punto, però, è
            che il distributore ha azzerato le enormi spese
            di magazzino e trasporto, mentre l'editore solo
            le spese
            tipografiche.Il distributore? Ma il distributore ha azzerato tutto il suo lavoro, con il libro elettronico. Dove sarebbe il distributore, per un ebook?
          • GioCa83 scrive:
            Re: Tutto sotto Creative Commons!


            Ho già scritto che il bandolo della

            matassa e il grosso dei costi è la
            distribuzione.

            E allora, perchè gli ebook vengono venduti agli
            stessi prezzi dei libri
            cartacei?Chiedilo a Feltrinelli. Liguori ha un'altra politica dei prezzi. E forse anche FrancoAngeli o Giuffré. Poi, se la matematica non è un'opinione, se all'editore resta circa il 15% del prezzo del libro, questo prezzo non può scendere del 30% se anche il distributore non fa la sua parte rinunciando ad un 15% dei suoi profitti. Una soluzione, spesso, è proporli a prezzo pieno indicando poi uno sconto del 25%, cioè quello che andrebbe alla libreria.


            Con l'e-book il primo lavoro a scomparire è il

            lavoro del distributore.

            E il secondo sarà quello dell'editore. Se non
            sparirà, si ridimensionerà
            notevolmente.Ma tu ci hai mai lavorato in una casa editrice? Hai idea di che lavoro viene fatto?


            A te, ovviamente, non interessa perché pensi di

            potere avere acXXXXX a testi quali che siano

            direttamente dall'autore, che te li mette online

            così come li ha scritti.

            Mi capita spesso di leggere in questo modo, e
            devo dir che mi trovo bene. Anche perchè spesso
            il testo viene "edulcorato" dal lavoro
            dell'editore... è la stessa differenza che c'è
            tra l'assaggiare una mozzarella appena fatta, o
            un frutto appena colto, rispetto a prenderli dal
            frigorifero di un supermercato."spesso" il testo viene edulcorato? No, guarda, spesso, semmai, viene rifatta la punteggiatura, ché la gente usa i segni grafici come fossero biglie in spiaggia. Stai solo enunciando un pregiudizio malsano. Inoltre, siccome non tutti sono Joyce, per lo più la cura redazionale migliora il prodotto. E' la differenza che passa tra la farina e la pasta.

            Invece, quando un

            tizio X scrive un libro, quel lavoro storico,

            collettivo non è ancora stato svolto. Qualcun

            altro interviene perché quell'opera sia comunque

            leggibile.

            Ok: e quanto tempo ci vuole perchè il suo lavoro
            venga ripagato? 6 mesi? Un anno? 70 anni? E
            quando è stato ripagato, il libro diventa di
            pubblico dominio?Altra polemica inutile. Ho detto di essere contro al CC? No. Sai quanta pena e lavoro inutile si è costretti a fare per via della normativa sul diritto d'autore? No, non ne puoi avere idea. Il lavoro di un editore viene ripagato spesso in un tempo relativamente breve. 10 anni al massimo, forse. Varie piccole case editrici, magari quelle universitarie, stanno lentamente mettendo online e rendendo di pubblico dominio il loro catalogo storico. Considera, poi, che convenzionalmente i diritti di un'opera tornano integralmente all'autore dopo 7 anni dalla stipula del contratto, se non sono state fatte nuove edizioni dello stesso libro e se il contratto non prevedeva diversamente. Quindi per un saggio di storia medievale del 2000 probabilmente te la devi prendere con l'autore. O sollecitarlo a mettere il testo online (vedi quello che sta facendo l'università di Sassari).

            Il punto, però, è

            che il distributore ha azzerato le enormi spese

            di magazzino e trasporto, mentre l'editore solo

            le spese

            tipografiche.

            Il distributore? Ma il distributore ha azzerato
            tutto il suo lavoro, con il libro elettronico.
            Dove sarebbe il distributore, per un
            ebook?Me lo chiedo anche io. Edigita, Bookrepublic, Casalini... son tutti distributori. E, come applestore, chiedono una percentuale sul prezzo per vendere i prodotti attraverso il loro portale. In "cambio", loro garantiscono all'editore la vetrina (...) e forniscono i sistemi DRM. Ora, quando chiedono il 35% li capisco (il 25% andrebbe per legge alla libreria, e loro fanno da libreria), ma quando si va sul 50% no.
          • angros scrive:
            Re: Tutto sotto Creative Commons!

            Altra polemica inutile. Ho detto di essere contro
            al CC? No. Sai quanta pena e lavoro inutile si è
            costretti a fare per via della normativa sul
            diritto d'autore?Ne ho un'idea: proprio per questo continuo a ribadire che tale normativa va eliminata, in blocco.
            forse. Varie piccole case editrici, magari quelle
            universitarie, stanno lentamente mettendo online
            e rendendo di pubblico dominio il loro catalogo
            storico.Link? Prove?
            Considera, poi, che convenzionalmente i
            diritti di un'opera tornano integralmente
            all'autore dopo 7 anni dalla stipula del
            contratto, se non sono state fatte nuove edizioni
            dello stesso libro e se il contratto non
            prevedeva diversamente.APPUNTO! E allora perchè non diventa di pubblico dominio dopo tale periodo?
            Quindi per un saggio di
            storia medievale del 2000 probabilmente te la
            devi prendere con l'autore.E l'autore dice che è colpa dell'editore, l'editore dice che è colpa del distributore...Giocano solo allo scaricabarile, quindi io me la prendo con tutti.
            Me lo chiedo anche io. Edigita, Bookrepublic,
            Casalini... son tutti distributori. E, come
            applestore, chiedono una percentuale sul prezzo
            per vendere i prodotti attraverso il loro
            portale. In "cambio", loro garantiscono
            all'editore la vetrina (...) e forniscono i
            sistemi DRM.Quindi, l'utente finale deve pagare, e in "cambio" riceve un danno (vale a dire il DRM)? Allora, è giusto non pagare, e lasciare che il distributore fallisca. E se questo colpisce anche editore e autore, servirà a scoraggiarli dal rivolgersi a tale distributore.
          • JosaFat scrive:
            Re: Tutto sotto Creative Commons!
            Angros, il tuo pensiero è chiaro ed elementare, quasi scontato: tu vuoi avere tutto gratis e ogni forma di lavoro per la produzione di un libro deve essere non retribuita oppure semplicemente sparire. Ma il lavoro dell'editore non è semplicemente quello di intermediare un autore e un lettore, intascando la mazzetta; c'è tutto un lavoro redazionale che è indipendente dal fatto che il libro venga stampato o viaggi sotto forma di bit. Dimostri di non aver cognizione di quello di cui parli, quando affermi che l'editore "edulcora" il prodotto, come se stessimo parlando di frutta che ha un sapore diverso da fresca rispetto a quella in scatola.E la tua speranza che la piccola editoria sparisca al più presto credo sia la cosa più idiota che una mente pensante possa augurarsi.
          • angros scrive:
            Re: Tutto sotto Creative Commons!

            difficile, generalmente la piccola editoria copre
            nicchie precise e destinate prevalentemente ad un
            pubblico ristretto di appassionati.Peccato che tali testi si trovano più facilmente sui forum di appassionati, piuttosto che in libreria.
    • anonimo scrive:
      Re: Tutto sotto Creative Commons!
      - Scritto da: angros
      È l'unico modo per avere veramente una libera
      concorrenzaE' anche il modo migliore per non fare una lira. A te non fregherà, ma a tanti autori sì.
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