Linux desktop, ai piccoli non conviene

A dirlo è lo studio di una società di analisi tedesca, in cui si afferma che i risparmi portati alle piccole aziende dal passaggio al software open source non riescono a bilanciare i costi della migrazione
A dirlo è lo studio di una società di analisi tedesca, in cui si afferma che i risparmi portati alle piccole aziende dal passaggio al software open source non riescono a bilanciare i costi della migrazione


Monaco di Baviera – Non tutto è oro quel che è open. Questo sembra il messaggio di Soeren Research, società tedesca che nell’ambito di una recente indagine di mercato ha concluso che Linux desktop non sempre conviene alle aziende.

Secondo Soeren, le piccole imprese non ricevono alcun beneficio economico nel migrare le proprie applicazioni desktop verso il software open source, come Linux e Open Office: il motivo è che i costi legati alla transizione, primi fra tutti quelli di formazione del personale, non sono compensati dal minor prezzo delle licenze. Una regola che, secondo la società di analisi tedesca, vale anche per buon parte delle aziende di media dimensione.

“Migrare da MS Office a Open Office solleva una serie di problemi non trascurabili, tra cui quelli relativi alla non perfetta compatibilità tra i diversi formati di dati e all’uso di differenti linguaggi per la programmazione delle macro”, ha scritto Soeren nel proprio studio.

La società ha stimato che una tipica impresa di medie dimensioni può risparmiare fino all’11% nel migrare i propri server verso Linux: un risparmio che, nel caso delle applicazioni desktop, diventa invece nullo o appena percettibile. Per quanto riguarda invece le piccole imprese, Soeren sostiene che il passaggio da Windows a Linux potrebbe addirittura comportare una sensibile lievitazione dei costi.

“Raramente le aziende più piccole possiedono uno staff tecnico interno capace di amministrare e gestire la manutenzione dei sistemi con Linux”, ha spiegato Soeren. “Questo costringe molte piccole realtà ad affidare le proprie macchine Linux a ditte esterne, in genere dai prezzari non proprio economici”. Nel rapporto si stima che, con il passaggio a Linux, i costi di supporto potrebbero addirittura raddoppiare rispetto ai desktop Windows.

Il discorso, secondo gli analisti tedeschi, cambia radicalmente quando si passa a considerare l’economia di una grande azienda. Qui, secondo Soeren, l’adozione di Linux può tradursi in un risparmio fino al 26% sul fronte server, fino al 12% su quello desktop e fino al 31% nel caso dei database. Una percentuale, quella riferita ai server, che potrebbe salire al 34% nel caso delle multinazionali.

L’ultimo rapporto di Soeren completa uno studio sul TCO pubblicato dall’azienda ad ottobre, studio in cui venivano sottolineati i vantaggi economici che il software open source può apportare in molti ambiti imprenditoriali.

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20 12 2004
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