L'IPTV per non udenti? Vai col business

Una community televisiva in salsa Web 2.0 vuole diventare il punto di riferimento della comunità non udente. Ma i passi falsi sono molti e fioccano i commenti acidi degli utenti
Una community televisiva in salsa Web 2.0 vuole diventare il punto di riferimento della comunità non udente. Ma i passi falsi sono molti e fioccano i commenti acidi degli utenti

Londra – VeeSee è un canale IPTV completamente in British Sign Language ( BSL ), lingua dei segni inglese, e una piattaforma che promette applicazioni 2.0 e contenuti generati dagli utenti, completamente dedicata alla comunità dei non udenti del Regno Unito.

Ne parla BBC , nel quadro di un progressivo ampliarsi delle offerte accessibili a favore degli audiolesi; raccoglie l’ approvazione di Crunchgear , che definisce la piattaforma un prodotto della tecnologia per una buona causa.

Scaturita dalle esperienze della rodata interprete BSL Susie Grant, volta a colmare le lacune, i ritardi e il disinteresse della tv tradizionale nei confronti della comunità non udente, VeeSee è innanzitutto uno dei 900 canali ospitati dal portale ViewTV . “Rappresenta un esempio di come l’IPTV possa raggiungere un mercato che i broadcaster tradizionali non hanno saputo conquistare”, ha annunciato il direttore di ViewTv, Jamie Branson.

VeeSee per ora vanta un notiziario quotidiano, offre contenuti per poche ore al giorno, in BSL o sottotitolati, con la promessa di estendere la programmazione all’intero arco della giornata. Ma la sua caratteristica peculiare è il costante feedback con i suoi utenti e la massima apertura ai loro contributi . VeeSee nasce dal desiderio di Grant di abbattere le barriere che impediscono di esprimersi a persone non udent, dotate di talento: per questo motivo VeeSee invita gli utenti ad inviare materiale, news o contenuti di intrattenimento che siano, perché venga rilanciato sul canale tv, consentendo agli autori di ottenere visibilità e di venire retribuiti . Il modello di business del canale IPTV non è ancora definito, ma è probabile che ritaglierà un’offerta premium, fruibile a pagamento.

VeeSee si propone non solo come canale televisivo online, ma come un punto di riferimento per la comunità non udente inglese, ricalcando alcuni fenomeni che in Rete riscuotono successo. Ci sarà spazio per strumenti di social networking , approntati per consentire agli utenti di esprimersi in BSL, attraverso sessioni di videoconferenza; VeeSee si configura inoltre come una piattaforma per la compravendita dei prodotti più disparati, come fosse eBay; offre uno spazio per promuovere e vendere le proprie “guide” e i propri pacchetti educativi distribuiti via video, prodotti da non udenti, tagliati su misura per le esigenze della comunità non udente.

Tempera l’entusiasmo dimostrato dai media la blogger Alison Bryan, che traccia un’ analisi completa di SeeVee dalla prospettiva di un’attenta osservatrice della Rete, non udente. Un’analisi che si infiamma e diventa uno scontro con l’aggressiva promotrice della piattaforma , e che scatena commenti mordaci presso altri blogger.

VeeSee è un’accozzaglia di servizi troppo pretenziosa e confusionaria, osserva il blogger Tony Nicholas, problemi di accessibilità , legati al browser e alle caratteristiche degli utenti con deficit uditivi, costellano tutto il sito.

L’integrazione della lingua dei segni è solo parziale , sottolinea Rob Wilks, e periodi eccessivamente lunghi e contorti complicano le già fumose condizioni per l’utilizzo del servizio, di difficile comprensione per il pubblico non udente, per cui l’inglese rappresenta una seconda lingua. Solo Internet Explorer consente di fruire appieno del sito e, per i contenuti video, è necessaria una versione aggiornata di Windows Media Player . Offrire al pubblico una replica di servizi che operano su scala globale in Rete, senza rilasciarne le API, inoltre, rischia di condannare VeeSee e i suoi utenti all’isolamento.

Alison Bryan paventa che VeeSee possa fungere da perno ad una comunità chiusa, amministrata in maniera centralizzata e paternalistica, mancando di cogliere la filosofia di apertura e le potenzialità che la Rete sottende. Potenzialità che la comunità dei non udenti ha imparato a sfruttare per comunicare, per esprimersi e per abbattere l’alone di diffidenza che circonda l’alterità.

Gaia Bottà

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08 05 2007
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