L'open source non sfonda (ancora) a Cagliari

Non è bastato un emendamento approvato dal Consiglio comunale. I 60mila euro necessari per WiFi e sperimentazioni open non sono stati stanziati. Punto Informatico ne parla con il capogruppo PRC al Comune Claudio Cugusi
Non è bastato un emendamento approvato dal Consiglio comunale. I 60mila euro necessari per WiFi e sperimentazioni open non sono stati stanziati. Punto Informatico ne parla con il capogruppo PRC al Comune Claudio Cugusi

Cagliari – La strada per l’open source e il WiFi in Sardegna è tracciata? Ci sono spinte e tentativi di balzi innovativi da più parti, eppure non mancano clamorose occasioni perdute. Una di queste la sta denunciando in questi giorni Claudio Cugusi , capogruppo Prc-Pdci in Consiglio comunale a Cagliari, già promotore di un emendamento approvato da partiti di maggioranza ed opposizione per favorire lo sviluppo del WiFi cagliaritano e per la sperimentazione dell’open source negli uffici comunali. Un voto al quale, però, non sono seguiti i fatti. Punto Informatico ne ha parlato con lo stesso Claudio Cugusi .

Punto Informatico: I ritardi accumulati non saranno colpa della mancata copertura finanziaria?
Claudio Cugusi: No. Sei mesi fa il Consiglio comunale di Cagliari approvava nel bilancio all’unanimità la mia proposta, firmata anche dai capigruppo del centrodestra. La proposta è questa: 60mila euro per sperimentare l’open source negli uffici e sistemare qualche punto WiFi nel centro. L’esercizio finanziario sta per finire ma nulla è stato fatto.

PI: Come mai? Chi avrebbe dovuto promuovere il progetto?
CC: L’assessore alla pubblica istruzione, una persona per bene che per sua stessa ammissione non sa usare il PC e non ne ha mai avuto uno, non avverte il bisogno di riferire al Consiglio Comunale perché la sperimentazione dell’open source non sia stata ancora avviata.

PI: Dipendeva tutto da lui?
CC: L’assessore alla pianificazione dei servizi, volenteroso, dice di essere alle prese con vari progetti di WiFi ma intanto nella città capitale della Sardegna lo sport più diffuso dai ragazzi è andare col portatile alla ricerca di reti private lasciate aperte. Siamo al WiFi fai da te, insomma.

PI: Che l’esigenza ci sia è avvertito da molti e certo non solo a Cagliari
CC: Sarà retorica ma non lo è: chi si chiede perché i cittadini, soprattutto i giovani, siano distanti anni luce dalla politica ha trovato la sua risposta in questi esempi. E se ne possono fare tanti altri in un comune dove migliaia di fogli ogni giorno vengono stampati quando le determine e tutti gli atti farebbero un’ottima figura in formato PDF…

PI: La sensazione è che le difficoltà politiche corrispondano ad un’ostinata arretratezza culturale a cui la classe politica non sembra intenzionata a porre rimedio
CC: Il problema di Cagliari è un problema di scarsa cultura tecnologica ed è tristemente condiviso da migliaia di amministrazioni italiane. In tanti Comuni, in aggiunta, internet vuole ancora dire 56 k.
Una politica seria, che vuole sentirsi all’altezza del suo compito, dovrebbe pensare di più alla democrazia digitale.

PI: Cosa si può fare di più?
CC: Bisogna mettere in moto tutti i portatori di interessi. Il prossimo 19 dicembre si terrà a Cagliari un’assemblea di amministratori pubblici e delle comunità open source, Linux e free software. Chi vuole saperne di più mi cerchi: claudio.cugusi@libero.it

PI: Basterà?
CC: No, ma è un inizio. Per cambiare la mentalità della pubblica amministrazione non servono tanti soldi quanto un movimento culturale largo, che innovi il Paese e stoppi le rendite di posizione delle multinazionali.

a cura di Paolo De Andreis

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10 12 2007
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