Ma che bisogno c'è di leggi anti/salva blog?

di Alessandro Bottoni - Al di là del merito delle proposte che si susseguono, potrebbe essere (finalmente) opportuno verificare a monte la necessità di nuove leggi e paletti. Il mondo sta cambiando, e a qualcuno potrebbe essere sfuggito

Roma – Dopo la pubblicazione dell’articolo Cos’è un Blog , in cui commentavo aspramente tutte le varie proposte di legge esistenti sul tema “Blog e Libertà di Stampa”, sono stato contattato dai promotori di una di esse e mi è stato chiesto di esprimere la mia opinione. Lo faccio qui di seguito, in modo che se ne possa discutere apertamente.

Requisiti di una Proposta di Legge
Una proposta di legge su questo tema che voglia essere degna di attenzione dovrebbe fornire gli strumenti necessari per ottenere entrambi i seguenti due effetti.

1)Garantire ai cittadini il diritto di esprimere la loro opinione (e svolgere le loro attività associative e politiche) come previsto dalla Costituzione.
2)Impedire alle aziende e ad altre organizzazioni di sfruttare questi spazi di libertà al solo scopo di sottrarsi agli obblighi di legge previsti per le attività editoriali.

Preciso subito che, personalmente, credo che la stampa non dovrebbe conoscere nessuna limitazione di nessun genere. Tuttavia, se non si prevedono dei limiti specifici per le attività professionali (giornalismo ed editoria) non ha più nessun senso discutere di questo tipo di “riforme”, per cui sono costretto a partire da questi presupposti. Riprenderò questo argomento al termine di questo breve articolo.

Quello che ci interessa, per il momento, è che una legge su questo tema dovrebbe sia garantire la libertà di espressione ai privati cittadini sia impedire gli abusi da parte dei “professionisti” dell’editoria e del giornalismo. Come vedremo, quasi mai questi due punti vengono contemporaneamente garantiti dalle proposte di legge esistenti. Di conseguenza, queste proposte di legge sono quasi sempre inutili e prive di senso, prima ancora che dannose.

Editoria Cartacea ed Editoria Digitale
Molte di queste proposte di legge cadono nella tentazione di distinguere tra editoria “cartacea” ed editoria “digitale”. Ovviamente, alle spalle di questo modo di separare il grano dalla pula c’è la convinzione che l’editoria “professionale” si faccia tuttora soprattutto su carta mentre sul web siano presenti più che altro dei blog di carattere personale. Non solo: dietro questo modo di pensare c’è la convinzione che le cose resteranno così ancora a lungo.

Questo però non è vero. Già adesso, quasi tutti i principali quotidiani ed i principali periodici del paese (e del mondo intero) hanno una loro versione digitale sul web. Questa versione digitale non ha nulla da invidiare a quella cartacea. Non solo: molte di queste testate stanno abbandonando la carta per ragioni di costo ed in futuro saranno disponibili solo sul web (o quasi).
Per essere più precisi, quasi tutte le testate giornalistiche, quotidiane o periodiche, tecniche o generalistiche, stanno andando verso un modello di editoria fortemente multimediale in cui la stessa notizia viene resa disponibile come “colonna” su carta, come pagina web, come video (file MPEG4 o stream), magari come podcast per non vedenti (MP3) e come “alert” via SMS.
Questa modalità di distribuzione in formati multipli, attraverso più canali paralleli, viene messa in atto già da tempo anche dalle piccole e piccolissime realtà. Un esempio eclatante è l’italianissima “Hacker Journal”, che pubblica sia un sito web che una rivista cartacea (priva di pubblicità, venduta a 2 euro nelle edicole).

Basare la distinzione tra “editoria professionale” e “hobbysmo” sul media utilizzato è del tutto fuorviante e lo sarà sempre di più in futuro.

Tra l’altro, se venisse riconosciuto uno status particolare, più libero, a coloro che operano sul web, le aziende più spregiudicate ne approfitterebbero immediatamente per buttare a mare la versione cartacea e tutti i suoi vincoli. Molti giornali fanno già adesso una fatica enorme a tenere in piedi la struttura redazionale tipica di un giornale, imposta loro dalla nostra legge, e sarebbero ben contenti di spacciarsi per un sito di comunità, libero da questi vincoli.

Verrebbe quindi meno il rispetto del punto 2 delle mie specifiche per una proposta di legge “seria”: le aziende potrebbero facilmente “abusare” di una libertà che il legislatore non intendeva riconoscere loro.

Editoria Professionale ed Editoria Hobbystica
Naturalmente, ciò che interessa davvero i legislatori è distinguere tra l’attività editoriale professionale e quella hobbystica. Detto in altri termini, interessa loro distinguere tra un privato cittadino che esprime delle opinioni personali ed un giornalista che riporta delle notizie.

In quasi tutti i casi, le varie proposte di legge tentano di distinguere tra “professionismo” e “volontariato” basandosi sul fatto che esista uno “scopo di lucro” e/o una “remunerazione” dietro all’attività giornalistica ed editoriale. Se l’editore incassa dei soldi dalla pubblicità o dalla vendita in edicola, allora è editoria professionale. Se la pubblicazione non produce introiti, è volontariato. Se il giornalista viene pagato per il suo articolo, è attività professionale, diversamente è volontariato. Questo modo di distinguere i due casi, tuttavia, è palesemente inefficace.

Esistono casi famosissimi di editoria professionale che non ricavano un soldo né dalla vendita in edicola né dalla pubblicità. Uno di questi casi è Altro Consumo che vive solo dei finanziamenti dei soci. Più in generale la stragrande maggioranza delle testate pubblicate dai partiti politici, dalle associazioni e dai sindacati, pur essendo testate giornalistiche a tutti gli effetti, non ricavano un euro dalla loro attività.

Non solo: la stragrande maggioranza dei “giornalisti” già adesso non ricava un soldo dalla propria attività. Con la crescita del fenomeno del “Citizen Journalism” e con l’aumento dell’offerta di giornalisti (anche “certificati”) questa sarà sempre di più la regola. Si scrive e si pubblica soprattutto per comunicare (“per farsi conoscere e per fasi sentire”), non per soldi. I soldi, se arrivano, arrivano sempre più spesso da altre fonti.

Più in generale, l’attività editoriale sta diventando sempre di più un’attività collaterale a qualcos’altro ed è sempre meno caratterizzata dallo scopo di lucro. Per molte testate (soprattutto quelle che hanno una forte componente politica e sindacale) sarebbe forte la tentazione di rinunciare ai già magri introiti se questo permettesse loro di godere di tutta la libertà d’azione che la legge dovrebbe concedere ai privati cittadini. Una volta eliminata la struttura redazionale imposta dalla legge e tutti i suoi costi, il bilancio tornerebbe comunque in pareggio.

Dall’altro lato, è francamente assurdo classificare il blog di un privato cittadino come “testata giornalistica” solo perché ricava pochi o molti soldi dalla pubblicità (AdSense e simili). Cosa pubblica quel sito? Come ricava i propri soldi. Fa informazione? Pubblica notizie?

Stampa, Comunicazione Aziendale e Opinionistica Personale
Ovviamente, si può sempre dire: “Se la testata giornalistica è gestita da un partito politico, da un sindacato, da una associazione o da una azienda, allora è comunque una testata giornalistica ed è comunque soggetta alle regole previste per l’editoria professionale”. In altri termini, tutto ciò che è gestito da una “persona giuridica” (invece che da una “persona fisica), è “editoria professionale” e tutti coloro che pubblicano attraverso queste testate sono giornalisti professionisti, non semplici cittadini.

Questo, per inciso, è proprio il modo in cui si distinguono questi due casi in molti altri paesi del mondo: è un professionista chi agisce in associazione con altre persone perché, inevitabilmente, opera per conto di altre persone o rappresenta comunque le opinioni di un gruppo. Chi pubblica qualcosa da solo, non importa come, rappresenta solo se stesso e viene trattato come privato cittadino.

Però… Una “rivista” non deve pubblicare per forza 100 articoli al mese per essere tale. Un singolo individuo può benissimo pubblicare e gestire la propria rivista personale, pubblicando un paio di brevi articoli al giorno. Paolo De Andreis ha fatto esattamente questo quando ha creato Punto Informatico. Io stesso ho fatto la stessa cosa con Oceani Digitali (ora defunta, dopo un paio d’anni di attività). Se la pubblicazione ha successo, può diventare un punto di vista autorevole su un certo tema ed i suoi articoli possono sicuramente “fare male”. Il blog di Beppe Grillo ne è un esempio lampante.
Dividere il grano dalla pula diventa quindi sempre più difficile.

Libertà d’espressione di Prima e di Seconda Classe
In realtà, come dicevo all’inizio, è il concetto stesso di “editoria professionale” e di “giornalismo professionale” che non ha nessun senso. Non ha senso pretendere di imporre due diversi livelli di libertà per chi svolge una certa attività a livello professionale (qualunque cosa voglia dire) e per chi lo fa per volontariato.

Così come ha diritto di esprimere la propria opinione un privato cittadino su un blog, ha ovviamente diritto di farlo anche un giornalista professionista che riporta una notizia sul suo giornale. Semmai, il problema sarà del suo editore che dovrà decidere se gli sta bene quel comportamento o meno.

Nei paesi civili, il giornalista gode addirittura di una maggiore libertà di manovra del privato cittadino (può legittimamente nascondere le proprie fonti). In tutte le proposte di legge (ed in tutte le leggi italiane esistenti), il giornalista italiano gode invece di una minore libertà di manovra. Questo a causa di un malinteso senso di “professionalità”.
In modo speculare, non si può certo pretendere di riservare ai “giornalisti professionisti” l’accesso ai mezzi di comunicazione, qualunque essi siano, e la libertà di esprimere le proprie opinioni.

Se una differenza può esistere (o deve esistere) tra giornalisti e privati cittadini, non può certamente riguardare la libertà di esprimere il proprio pensiero e di accedere ai mezzi di comunicazione (stampa, web etc.). Non possono esistere cittadini di serie A e cittadini di serie B da questo punto di vista.

Obblighi già esistenti
Si tenga presente che chiunque pubblichi (od anche solo dica a voce) qualunque cosa, da sempre e dovunque nel mondo, è tenuto ad attenersi ai seguenti cinque criteri.

1)Non deve dire cose false perché rischierebbe una denuncia per calunnia.
2)Non deve offendere nessuno perché rischierebbe una denuncia per ingiurie.
3)Non deve rivelare informazioni imbarazzanti senza che ciò sia necessario per informare correttamente il pubblico su qualcosa che riguarda la vita sociale, politica e finanziaria del paese o su qualche aspetto del mercato che riguarda il lettore. Diversamente si ricade nel reato di diffamazione.
4)Non deve rivelare informazioni personali perché rischierebbe una denuncia per violazione della privacy.
5)Non deve demolire l’immagine di una azienda o di un prodotto senza fondato motivo, diversamente rischia una denuncia per danni.

Le cosiddette “persone fisiche” (gli individui) e le cosiddette “persone giuridiche” (associazioni, partiti, sindacati, aziende e via dicendo) sono quindi già adesso più che tutelate nei confronti di ciò che può dire su di loro, in pubblico, una persona qualunque, sia essa un privato cittadino od un giornalista.

Non c’è nessuna ragione di aggiungere ancora un nuovo strato legislativo a questa già robustissima “corazza”. Anzi: ci sarebbero tutte le ragioni per toglierne qualcuno.

Snellire l’Articolo 21 della Costituzione
Come abbiamo visto, le proposte di legge che sono state presentate finora (e le leggi che sono state effettivamente promulgate), non riescono a garantire contemporaneamente la libertà di espressione del privato cittadino e l’assenza di abusi da parte degli “operatori della comunicazione” professionali. I due criteri che ho citato all’inizio non vengono rispettati e quindi queste proposte di legge sono prima di tutto inutili ed inefficaci, prima ancora che dannose. Tanto varrebbe riconoscere a tutti gli stessi diritti e le stesse modalità operative, senza preoccuparsi di queste sottili (ed assurde) distinzioni tra “libertà di espressione” e “informazione”.

In realtà, l’unico intervento che dovremmo augurarci su questo tema sarebbe una drastica e coraggiosa opera di snellimento e di semplificazione dell’Articolo 21 della Costituzione. Lo potete vedere nella sua forma attuale qui: Costituzione . Alla fine, questo articolo dovrebbe recitare soltanto quanto segue:
“Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.”

Punto e basta. Senza distinzioni prive di senso tra giornalisti e privati cittadini, tra libertà di espressione e informazione, tra blogging ed editoria. Senza cavilli e senza remore.
Un’altra semplificazione, necessaria e lungamente attesa, sarebbe l’abolizione dell’ordine dei giornalisti. Quello, comunque, lo sta già abolendo, di fatto, il libero mercato.

Alessandro Bottoni
Segretario Associazione Partito Pirata

La tua email sarà utilizzata per comunicarti se qualcuno risponde al tuo commento e non sarà pubblicato. Dichiari di avere preso visione e di accettare quanto previsto dalla informativa privacy

  • . . . scrive:
    la discussione qui sopra
    era bella (mi riferisco agli ex-universitari), perchè l'avete spenta? :comunque per restare in topic questo COSO è ancora troppo costoso:li piazzino a 200$ e li venderanno come il pane!
    • antonio montemurro scrive:
      Re: la discussione qui sopra
      in effetti eravamo un po' ot... comunque mi ha fatto riflettere che anche altri hanno avuto esperienze "devastanti" in campo IT con lo stesso professore.. Ritornando in tema, ovviamente l'oggetto è carino.. gli manca ancora quel qualcosa che vorrei aggiungere.. molto spesso spostandomi molto con i mezzi pubblici per lavoro mi è capitato di voler leggere un pdf, o altri documenti che si accumulano senza mai avere l'occasione di leggerli, e fino a pochi anni fa l'unica era comprare costosi palmari che non facevano nemmeno bene quello che desideravo.Ovviamente non spenso 500 e passa euro per leggere dei pdf o fare poco più percui aspettavo.. ora ci sono i netbook che mi permettono in poco spazio di fare esattamente quello che chiedevo.. leggere, scrivere documenti e magari sistemare al volo il proprio sito web se viene una idea, appuntare idee, fare qualche schizzo di disegno al volo o magari vedersi un film. (1 ora e mezza di messi pubblici X2 ogni giorno.. son 3 ore da riempire e sfruttare eh)Per questo pensai a questa via di mezzo.. che potrebbe davvero dire la sua se pensato meglio.se mi permettete ancora..perchè PI non aiuta chi ha delle idee cercando di capire come fare per metterci in contatto con eventuali aziende?Perchè non fa uno speciale per aiutare passo passo chi vuole cimentarsi e lanciarsi nell'IT? Avrei tante idee da voler lanciare.. ma chi contattare? come tutelarsi? a che prezzi? E rilanciamolo sto it italiano su!
    • bubu scrive:
      Re: la discussione qui sopra
      A mio parere è stata chiusa per evitare possibili bege legali... I due tizi hanno scritto nome e cognome (con tanto di link web) e non proprio ben parlato di un prof. universitario.Se fossi stato io non esiterei il minimo a sporgere denuncia per diffamazione, e P.I. chiudendo il thread può dimostrare la buona fede di moderare i commenti e non andarci di mezzo.
      • Lillo scrive:
        Re: la discussione qui sopra
        Polillo ha risposto sul sul forum: http://pub41.bravenet.com/forum/3502178720/show/818259"In genere non rispondo alle lettere anonime, ma a coloro che mettono in circolo delle fandonie in rete bisogna rispondere in rete. Quindi:a)- leggete il thread su Punto Informatico: si commenta da sè, il mondo è pieno di persone che "se solo mi avrebbero dato retta, l'iphone lo avrei inventato io". Bene, auguri, mi sembra inutile aggiungere altrob)- Le affermazioni finali del post sul mio sito, invece, non vengono da Punto Informatico (come potrebbe sembrare), ma dall'ignoto "depolillizzatore". Sono delle pure fandonie diffamatorie, e quindi devo rispondere.1. L'affermazione che "il rifacimento del portale di informatica prima e quello dell'ateneo dopo sono state affidate ad Etnoteam proprio nel periodo in cui Polillo ne era CEO" è del tutto falsa. Infatti:- nessuno di tali siti è stato realizzato da Etnoteam, ma da Wise-Lab, che è una piccola società che non ha mai avuto alcun rapporto con Etnoteam. (Wise-lab ha sviluppato il CMS, i contenuti sono stati sviluppati internamente all'Ateneo)- in ogni caso, ho incominciato a occuparmi del portale di DISCO (e successivamente di quello di Ateneo) quando il CMS di Wise-Lab era già stato reaizzato. Non ho partecipato alla scelta di tale fornitore nè al progetto iniziale, che era gestito da una precedente commissione dell'Ateneo, di cui non ho mai fatto parte. Io ho soltanto seguito lo sviluppo (interno all'Ateneo) dei contenuti, che seguo tuttore. Peraltro, l'Ateneo non ha mai speso "cifre esorbitanti" per il portale, ma cifre del tutto allineate al mercato, e quasi sempre inferiori. Ho una certa esperienza del mercato, e lo posso assicurare a ragion veduta.(Come se non bastasse, sono uscito definitivamente da Etnoteam da più di 5 anni, prima di iniziare ad occupamene).c)- Sono per la libertà di espressione, ma non per le lettere anonime. Lascio questo post fino a quando chi lo ha letto possa vedere la mia risposta, poi butto il depolillizzatore nel cestino, come merita.PS Ragazzi, ma avete mai incontrato un barone vero? Ma scherziamo?"
  • Aname scrive:
    scusate ma
    Mi sembra che il concetto di MID sia ormai superato
  • Paolo scrive:
    Si ma non si accende? :)
    Si ma non si accende? :)
  • Terminator scrive:
    Ma a quel prezzo!
    Ma a quel prezzo! Ma chi lo compra? Mi compro un laptop o un NetPC...
    • antonio montemurro scrive:
      Re: Ma a quel prezzo!
      beh.. questo concetto và oltre proponendo un oggetto che è la metà di un netbook pur conservandone l'usabilità.. poi bisogna vedere esattamente l'hardware.. :)Il costo a dire il vero mi sembra abbastanza buono.. meglio di quel che pensassi anche se si può tirare ancora un po' più giù.
    • Capitan Farlocc scrive:
      Re: Ma a quel prezzo!
      concordo all ipercoopp e alla comet trovo degli olidata tehom a 300 euro con vista e mi chiedo quanto cavolo costino ai produttori ti taiwan farli..
  • antonio montemurro scrive:
    che strano..
    Quando io "inventai" il concetto di mid nel 2001 il mio prof di interazione uomo macchine mi rise in faccia..http://montex.altervista.org/trueweb/brain/mydraw/design/totem.htmavevo progettato anche per lui la tastiera qwerty sotto a scorrimento (non messe nelle foto in rete) assieme a un sistema a moduli che permetteva di avere tutto quello che uno desiderava in poco spazio e il mio prof disse che era troppo complicato e roba da "ingegneri microsoft" e che dovevo progettare qualcosa di semplice.. e me lo bocciò.Avrei dovuto credere di più nel mio progetto e provare a farci qualcosa di concreto senza sentire l'uni..(contattai tra le altre la nokia tramite email ma mi risposero con una mail automatica che avevano visto il mio curriculum e che mi avrebbero fatto sapere.. ovviamente non avevo mandato alcun curriculum in quanto gli avevo solo detto a grandi linee il progetto..vabbeh..)
    • antonio montemurro scrive:
      Re: che strano..
      anzi no..avevo messo in rete anche la versione qwertyhttp://i36.tinypic.com/23m4ig2.jpg(grezza ok, era solo per rendere l'idea)fa rabbia vedere che il mercato arriva con anni di ritardo su qualcosa che uno aveva pensato e ideato anni prima..e che avrebbe potuto essere qualcosa di concreto..
      • the architect scrive:
        Re: che strano..
        mi sarà capitato almeno 10 volte da quando sono nato... e non ho ancora 30 anni...pensi una cosa, poi ti chiedi quanto difficile possa essere produrla e soprattutto ti chiedi a quanta gente potrà interessare.e quindi tiri l'acqua del cesso.per farti un esempio, tra le tante cose che avevo in mente e che tutt'ora sto pensando, un giorno pensai che per contenere il consumo d'acqua giornaliera tutti i rubinetti (mi riferisco ai miscelatori dotati di "joystick") di casa avrebbero dovuto avere all'interno un dispositivo che permettesse l'azione di tale miscelatore "a scatti" (cioè aumentando la portata d'acqua applicando una forza sempre maggiore...).Ora io in casa ho alcuni di questi rubinetti, e ti dico la verità che ogni tanto li si trova anche alla LIDL tra i prodotti in offerta della settimana.Ho preso del somaro dai miei genitori quando gliel'ho raccontato. E hanno avuto ragione. Però resta sempre difficile trovare qualcuno che supporti e finanzi una tua idea.ciao
        • antonio montemurro scrive:
          Re: che strano..
          esatto.. se dovessi pensare a quante idee ho pensato prima di leggerle sui giornali o vederli in vendita.. a quest'ora dovrei essere milionario!Tanto per dirti una stupidata una delle mie idee srtampalate.. anni fa quando si iniziava a parlare dei tessuti rigenerati e aumentati di massa in coltura (es la pelle per gli ustionati) mi venne un idea per l'alimentazione. Visto che tale sistema non pregiudica la qualità dei tessuti (in pratica vengono iperstimolati ad autoriprodursi..più o meno come fa il corpo normalmente quando si ferisce) pensavo.. "e se si utilizzasse tale sistema per la carne?" Certamente costoso come sistema..ma messo in batteria? non bisognerebbe più uccidere animali per avere la carne.basterebbe effettuare una piccola operazione e sfilare un piccolo lempo lasciato poi in coltura a moltiplicarsi.. detto fatto dopo 10 anni leggo su una rivista che uno scienziato ha avuto la stessa idea e voleva proporla.. :Tornando a cose più serie.. tante e tante sono le idee che ho pensato e che puntualmente mi son visto soffiare sotto il naso anni dopo.. inizio a essere veramente stanco..
    • ojs scrive:
      Re: che strano..
      - Scritto da: antonio montemurro
      mi risposero con una mail automatica che avevano
      visto il mio curriculum e che mi avrebbero fatto
      sapere.. ovviamente non avevo mandato alcun
      curriculum in quanto gli avevo solo detto a
      grandi linee il
      progetto..vabbeh..)Forse, forse che non hanno cestinato la mail ma l'hanno tenuta in cantiere sviluppandola?Avresti dovuto brevettare la cosa, altroche'.
      • antonio montemurro scrive:
        Re: che strano..
        ho provato a fare un sistema che "doveva" tutelarmi ma per un vero brevetto mi chiedevano 1000 euro (un solo disegno!!!) io avevo pensato di utilizzare proprio linux o un os apposito di cui avevo disegnato circa 200 e più schermate (per mostrare il suo comportamento e le varie caratteristiche a livello di programmi/software interni).Avessi avuto agganci e capitale iniziale.. ma come al solito i fondi per l'imprenditoria giovanile in italia sono una bufala colossale. Praticamente non li avrai mai.(senza contare le cifre irrisorie).alla fine sono sempre i soliti quelli che possono produrre.Garanzie per tutelarsi e proporre le proprie idee in sicurezza se non hai capitale iniziale non ce ne sono.Conosco tante persone che hanno idee geniali.. ma restano nel cassetto ad ammuffire per i soliti motivi.Ho buttato 7 anni della mia vita inutilmente dietro a questa idea.. nel 2001 mi immaginavo dispositivi come quello che potevano creare veloci reti p2p tramite wireless o bluetooth a breve distanza, internet e applicativi, reti di contatti fra dispositivi uguali (es sui mezzi pubblici) permettendo di condividere velocemente file, applicazioni e giochi (es come una console multiplayer o per una condivisione veloce di file facilmente interscambiabili).E poi..contattare aziende.. ma come esporsi? Se ti esponi troppo ti rubano le idee (cambiano l'estetica ma il concetto resta), ti esponi poco e non capiscono..Certo...restano altre idee di contorno non ancora viste.. ma ormai ci sono..ebbravi.. ovviamente essendo una cosa che pensavo e che mi serviva.. non posso che essere contento del loro dispositivo.. (non è al 100% quello che io avevo pensato ma l'idea di fondo è quella.. poter gestire tutti i file del pc in completa libertà unita alla massima mobilità)
    • Alessandro scrive:
      Re: che strano..
      - Scritto da: antonio montemurro
      Quando io "inventai" il concetto di mid nel 2001
      il mio prof di interazione uomo macchine mi rise
      in
      faccia..

      http://montex.altervista.org/trueweb/brain/mydraw/

      avevo progettato anche per lui la tastiera qwerty
      sotto a scorrimento (non messe nelle foto in
      rete) assieme a un sistema a moduli che
      permetteva di avere tutto quello che uno
      desiderava in poco spazio e il mio prof disse che
      era troppo complicato e roba da "ingegneri
      microsoft" e che dovevo progettare qualcosa di
      semplice.. e me lo
      bocciò.Scusa ma non è che per caso quel professore si chiama Roberto Polillo ( http://prx2.didattica.unimib.it/rpolillo/ ) ?Perchè mi è successa la stessa identica cosa, e anche lui è uscito con "roba da ingegneri microsoft".Io e altri due colleghi avevamo in mente di progettare un telefono touchscreen, non dico "iphone" solo per evitare di sbrodolare troppo, ma il concetto era molto simile (gestures, accelerometri e così via) e anche quella proposta fu bocciata!Sul momento me la presi parecchio, ma poi dopo aver saputo di più sul conto del Polillo ho capito che era solo un icompetente e ignorante... l'ennesimo barone del nostro sistema universitario...Peccato perchè i suoi corsi, se riorganizzati (e possibilmente non tenuti da lui) potrebbero essere veramente molto interessanti.
      Avrei dovuto credere di più nel mio progetto e
      provare a farci qualcosa di concreto senza
      sentire
      l'uni..

      (contattai tra le altre la nokia tramite email ma
      mi risposero con una mail automatica che avevano
      visto il mio curriculum e che mi avrebbero fatto
      sapere.. ovviamente non avevo mandato alcun
      curriculum in quanto gli avevo solo detto a
      grandi linee il
      progetto..vabbeh..)Eh, questo è stato forse un grave errore :)Ciao,Alessandro
      • antonio montemurro scrive:
        Re: che strano..
        sì.. è proprio Polillo!!!! :
        • antonio montemurro scrive:
          Re: che strano..
          che nervoso che nervoso che NERVOSO!!!!!Anche io ho fatto la bicocca con corso in informatica.. e c'era proprio lui!Ho dovuto MASSACRARE il mio progetto e trasformarlo in un banale lettore multiplayer!!!!Credo che i professori invece dovrebbero stimolare e cogliere le idee degli studenti e magari le università dovrebbero tenere contatti proprio con le aziende per rendere concrete le idee degli studenti!!!!Dio che nervoso... a leggere queste cose sto ancora più male!Ho odiato l'uni anche per quello.. alla fine non sono riuscito a laurearmi dal troppo astio che avevo nei confronti del sistema scolastico italiano.. adesso sto cercando di riprendere tramite un'altra uni online (urbino) in quanto col lavoro seguire i corsi in sede è impossibile.Mi spiace che anche a te sia toccata la stessa sorte..Ma non possiamo proprio far niente???
          • the architect scrive:
            Re: che strano..
            ragazzi, io non ho fatto la bicocca ma la più "modesta" IUAV... comunque sono cose che accadono in tutte le facoltà, idee per lo più geniali che vengono soffocate da un moto d'invida (probabilmente) o di insulsaggine di un professore.armiamoci di bazooka e partiamo alla caccia!
Chiudi i commenti