Ma che Butti dice?

di G. Scorza - Il Senatore Butti si difende: nulla da temere, il DDL che parrebbe sottoporre a licenza ogni possibile forma di uso degli articoli di attualità è giustificato dal quadro normativo europeo e italiano. Ma le rassicurazioni non bastano quando un testo è vago
di G. Scorza - Il Senatore Butti si difende: nulla da temere, il DDL che parrebbe sottoporre a licenza ogni possibile forma di uso degli articoli di attualità è giustificato dal quadro normativo europeo e italiano. Ma le rassicurazioni non bastano quando un testo è vago

Con un post sul suo blog il Sen. Alessio Butti (PDL), classe 1964, si difende dalle critiche e dalle contestazioni indirizzategli a proposito del suo disegno di legge con il quale vorrebbe subordinare ad un contratto qualsiasi forma di utilizzo degli articoli di giornali e periodici online.

“Vorrei dire agli amici della “rete” (nel 2012 scrivere Rete tra virgolette, come se si trattasse di un neologismo la dice lunga sull’era dalla quale provengono certi giovani dinosauri della politica, ndr) che da parte mia non c’è alcuna intenzione di censurare il web.”, esordisce il Senatore. Sono le uniche parole dell’intero post che meritano apprezzamento e gratitudine per due buone ragioni: perché il Senatore ha avvertito l’esigenza di rispondere alle contestazioni provenienti dal web e perché rassicura tutti dell’assenza da parte sua di intenzioni censorie.

Sfortunatamente, però, sono anche le ultime parole condivisibili uscite dalla tastiera del Sen. Butti. Qualche bit più avanti, infatti, l’ On. Editoria perde il suo aplomb e scivola nella più classica delle reazioni violente e scomposte del politico navigato incapace di accettare l’idea che la Rete (con la maiuscola e senza virgolette, perché fuori dal Parlamento italiano si usa così da qualche decennio) sia uno spazio di discussione libero e aperto, uno spazio che si ispira ai quegli stessi principi che dovrebbero governare anche l’attività di chi come il Senatore scrive le leggi. Conoscere, confrontarsi, comprendere – se necessario studiare – e poi, eventualmente – e solo se indispensabile – deliberare, scrivendo regole puntuali ed intellegibili, utilizzando espressioni non ambigue.

“La mia non è una voce fuori dal coro, ma riprende alcune importanti indicazioni europee e soprattutto le disposizioni emanate dall’AGCOM in materia di diritto d’autore. Leggo invece violentissimi insulti, a me indirizzati, che francamente non esisterebbero se gli autori degli stessi leggessero il testo del nostro disegno di legge con attenzione anziché limitarsi all’esegesi impropria e pasticciata di qualche “capo-popolo del web”.”. Il problema qui è la sostanza e la crassa ignoranza (prima che qualche collega avvocato vicino al Sen. Butti si faccia venire l’idea di querelarmi perché ho dato dell’ignorante al suo cliente, preciso che l’espressione è usata a proposito – e di proposito – nel senso che il Senatore non conosce e, quindi, ignora le cose che scrive) di chi scrive le leggi.

Il Sen. Butti, ad esempio, ignora il fatto che mai l’Unione Europea ha fissato un principio quale quello che lui vorrebbe scolpire sulla tavola delle leggi italiane e che l’AGCOM non ha, per fortuna, mai varato alcuna misura in relazione alla disciplina sul diritto d’autore online essendosi, almeno sin qui, limitata a minacciare di farlo, salvo poi tornare indietro, complice proprio una strigliata arrivata dall’Unione Europea. Come si fa a scrivere che un disegno di legge trae ispirazione da indicazioni dell’Unione Europea e da regole emanate dall’AGCOM se la prima non ha mai dato alcuna indicazione in tal senso e la seconda mai emanato nessuna regola? Significa, appunto, essere ignoranti della materia il che è, peraltro, perfettamente legittimo, a condizione però di non pretendere di fare poi il primo della classe ed ergersi addirittura a Maestro di regole. È per questo che i rimproveri del Sen. Butti a “qualche capo-popolo” che avrebbe proposto un’esegesi impropria e pasticciata del suo disegno di legge senza leggerlo con attenzione vanno rispediti al mittente con una richiesta di scuse. Se qualcuno ha letto male o, forse, capito male il senso del disegno di legge questi è, probabilmente, proprio il Sen. Butti al quale i suoi mandanti non hanno spiegato bene il senso delle loro richieste o pretese.

L’utilizzo o la riproduzione, in qualsiasi forma e con qualsiasi mezzo, di articoli di attualità pubblicati nelle riviste o nei giornali, allo scopo di trarne profitto, sono autorizzati esclusivamente sulla base di accordi “. Sta in questo pugno di caratteri il contenuto inequivocabile del disegno di legge del Senatore Butti. Un pugno di caratteri che oggi inchioda uno dei rappresentanti della lobby degli editori nel Senato della Repubblica alle proprie responsabilità.

Le confuse e scomposte proposte interpretative del Sen. Butti dettate dall’intento di ridimensionare l’assurdità e l’anacronismo della sua proposta si scontrano con la lingua italiana. “Utilizzo e riproduzione, in qualsiasi forma e con qualsiasi mezzo” significa inesorabilmente ogni possibile forma di uso , parziale o totale di un articolo, inclusa, probabilmente, la sua indicizzazione e/o organizzazione in archivi tematici.

E d’altra parte, che il Sen. Butti abbia l’intenzione di imbrigliare le dinamiche di circolazione, indicizzazione ed aggregazione dei contenuti editoriali online e non solo la loro riproduzione pedissequa e predatoria, lo confessa lui stesso nel suo post e, prima ancora, nella relazione di accompagnamento al disegno di legge: ” Le nuove tecnologie informatiche e di comunicazione, il diverso ruolo in cui si atteggiano le piattaforme che mediano tali contenuti informativi, le peculiarità di alcuni sistemi di distribuzione e di categorizzazione delle notizie (tra cui, in primis, i motori di ricerca) rendono, infatti, necessario ed improrogabile un intervento del legislatore. “. È questa la motivazione con la quale il Senatore ha presentato il suo disegno di legge al Senato. Piattaforme di intermediazione dei contenuti, motori di ricerca e aggregatori di news sono alcuni dei nemici dell’editoria tradizionale che il Senatore Butti vuole perseguire con il suo disegno di legge.

Non si parla, quindi, come oggi Mr. Editoria vorrebbe lasciare intendere, solo di imporre di pagare un giusto prezzo a chi riproduce integralmente ed in maniera sistematica un articolo pubblicato su questo o quel giornale, ma di esigere che ogni forma di utilizzo online sia subordinata ad un accordo. Un principio estraneo alla legge sul diritto d’autore e che minaccia di limitare e burocratizzare la circolazione delle informazioni online.

“In poche parole nessuno impedisce – scrive il Sen. Butti nel suo post – ai blogger di riprendere articoli o notizie o informazioni purché questa attività non sia a scopo di lucro.”. È bello registrare che questo sia il convincimento del Sen. Butti, ma è importante segnalargli che, sfortunatamente, questo non è quanto lui stesso ha scritto – o, almeno, sottoscritto – nel presentare il suo disegno di legge. Non lo è perché anche l’attività di un blogger che riprenda articoli o notizie rappresenta una forma di utilizzo degli stessi che rientra nell’ambito di applicazione del disegno di legge e non lo è perché è sufficiente che il blogger raccolga pubblicità sulle pagine del suo sito – fosse anche solo allo scopo di pagarsi le spese di hosting – perché tale attività venga fatta afferire alle attività svolte al “fine di trarre profitto” – e non già di lucro come scrive erroneamente nel suo post il Sen. Butti – previsto dalla disposizione contenuta del DL di Mr. Editoria .

“Credo sia una questione di civiltà” chiosa Butti.
Condivido. Ma bisogna trovarsi d’accordo su cosa è una questione di civiltà: chiedere ad un imprenditore di pagare il giusto prezzo se sfrutta commercialmente l’altrui proprietà intellettuale o anche chiedere ad un cittadino del secolo della Rete, di stipulare un apposito accordo – magari su carta – prima di ripubblicare sul suo blog un articolo di un giornale per commentarlo, discuterlo o criticarlo o, più semplicemente, per contribuire alla circolazione di un’informazione di interesse comune?
Credo sia una questione di civiltà, di buona educazione e di rispetto istituzionale che il Sen. Butti ammetta l’errore, dichiari pubblicamente chi e per quale ragione gli ha chiesto di farsi portatore di un interesse di pochi che confligge con l’interesse all’informazione libera dei più e, soprattutto, si scusi per non essersi preparato a dovere in una materia che pretenderebbe di regolamentare.

Prima di chiudere, un invito al Sen. Butti. A questo link il Parlamento italiano pubblica la rassegna stampa, riproducendo, ogni giorno, integralmente, centinaia di articoli. Il Sen. Butti ha già verificato che ciò avvenga nel rispetto delle regole che egli vorrebbe affermare o, magari, varandole, corriamo il rischio di trasformare il nostro Parlamento in un pirata?
“Qui mi fermo, invitando a leggere i testi prima di sputare Sentenze”. Lo scrive il Sen. Butti e, a ben vedere, è un’altra frase del post che mi sento di condividere.

Guido Scorza
Presidente Istituto per le politiche dell’innovazione
www.guidoscorza.it

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09 03 2012
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