Mai più Xbox modificate

Succede nel Regno Unito, dove un 22enne è stato arrestato per la vendita di console Microsoft modificate. Dovrà riscattarsi con 140 ore di servizio sociale ed una piccola ammenda
Succede nel Regno Unito, dove un 22enne è stato arrestato per la vendita di console Microsoft modificate. Dovrà riscattarsi con 140 ore di servizio sociale ed una piccola ammenda


Londra – Tempi duri per chi fa affari con i modchip per le console videoludiche – almeno nel Regno Unito. Un tribunale britannico ha condannato un ragazzo che vendeva Xbox modificate attraverso il proprio sito web. Le console, opportunamente migliorate con dischi rigidi più capienti e software preinstallato, erano pronte per soddisfare le richieste dei giocatori più appassionati: al prezzo non indifferente di 380 sterline si poteva acquistare una Xbox universale corredata di oltre 80 giochi.

Ma il business è stato immediatamente stroncato dagli inquirenti britannici con l’accusa di aver violato la Direttiva Europea sul Copyright , la celeberrima EUCD . Secondo quanto previsto dall’Unione Europea, aggirare qualsiasi tipo di sistema anticopia è illegale.

Il giovane contrabbandiere di console Microsoft è adesso costretto a servire la società con 140 ore di lavori utili , uniti ad una ammenda di 750 sterline. I giudici hanno ordinato anche il sequestro di tutti gli strumenti usati dall’imputato: tre PC, due stampanti, tre console Xbox e 38 dischi rigidi.

Immediate le reazioni da parte delle associazioni antipirateria. Michael Rawlinson, della ELSPA , si è detto soddisfatto del lavoro compiuto dalla giustizia del Regno Unito. “L’uso di mod-chip sulle console da gioco è una attività che la nostra associazione sta cercando di sconfiggere”, dichiara il direttore generale ELSPA in un’intervista alla BBC .

Il caso britannico costituisce un primato nella lotta contro la proliferazione dei mod-chip sul mercato europeo. Negli Stati Uniti, sotto la durissima normativa DMCA (Digital Millennium Copyright Act), la lotta alle modifiche per console ha invece già una lunga storia – e i malcapitati “spacciatori di chip” rischiano addirittura il carcere.

Tommaso Lombardi

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05 07 2005
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