Malaysia, i blog siano emarginati

Il nuovo appello del Governo malese fa sorridere in Occidente, ma punta a screditare totalmente l'informazione online. Un approccio comunque assai meno drastico di quello assunto in materia dall'Egitto
Il nuovo appello del Governo malese fa sorridere in Occidente, ma punta a screditare totalmente l'informazione online. Un approccio comunque assai meno drastico di quello assunto in materia dall'Egitto

I blog vanno emarginati , non vanno citati né ripresi dagli organi di stampa ufficiali. Quello che pubblicano è inesatto, sovversivo, anarchico e danneggia gli interessi nazionali. Questo il senso delle parole con cui il ministro per l’informazione malese Zainuddin Maidin ha voluto tracciare una nuova linea di confine, finendo per catturare inevitabilmente l’interesse della mai dormiente blogosfera mondiale.

Secondo Maidin, riportano le agenzie, l’informazione fornita dai blog è “provocatoria, politicizzata, inaccurata e in molti casi frutto di voci create per l’interesse di qualcuno” e si è quindi rivolto ai giornalisti della carta stampata con un appello che di questi tempi qui da noi non può che far sorridere: non utilizzare la blogosfera per il proprio lavoro .

Secondo il quotidiano The Star , Zainuddin ha girato il coltello nella piaga, definendo nello specifico “anarchici” i blog creati da “giornalisti o politici frustrati”, quelli in sostanza che riportano informazioni differenti da quelle fornite dal governo. I giornali che scelgono di dare autorevolezza a queste informazioni vedrebbero quindi screditata la propria.

Dichiarazioni simili erano state rilasciate la scorsa settimana dal ministro del turismo malese Tengku Adnan, che aveva definito semplicemente bugiardi i blogger. Contraria l’opposizione , come riportato dal quotidiano online malaysiakini : attraverso il suo leader parlamentare Lim Kit Siang, invita il governo a tenere in maggiore considerazione blog e portali. La polemica ruota attorno alle ricorrenti voci di corruzione nel governo.

Ma sono atteggiamenti, quelli assunti dal governo malese, che certo non sorprendono né arrivano inattesi. Non solo lo scorso gennaio due blogger erano stati denunciati per le affermazioni pubblicate, ma la Malaysia è anche il paese del rigido controllo sulla stampa . I mezzi di informazione devono richiedere , anno dopo anno, una autorizzazione specifica alla pubblicazione, che viene concesso ad insindacabile giudizio del ministero per la sicurezza interna, e può essere revocato in ogni momento.

Se le cose in Malaysia per i blog vanno male, o non bene, in Egitto va ancora peggio. Dopo la conferma della clamorosa condanna contro il giovane Abdel Karim Nabil Suleiman e la richiesta di oscuramento per altri 21 siti, le autorità egiziane stanno subendo l’assalto dell’opposizione . Ed è ovvio che, visto quanto accade, qualcuno finisca per chiedersi se le cosiddette “riforme” avviate dal primo ministro non siano altro che cambiamenti di facciata .

A rendere ancora più incandescente lo scenario, l’avvio di una originale iniziativa di un blogger conosciuto come Ahmad Sherif e intitolata Mubarak… C’è posta per te : una campagna che si snoda su video posti su YouTube e tramite AdWords, il sistema pubblicitario di Google. Lo scopo è quello di sensibilizzare l’opinione pubblica mondiale sulla vicenda di Karim e sul ruolo del presidente Mubarak, giudicato un ostacolo al cammino della democrazia in Egitto. In un video , Ahmad Sherif si rivolge direttamente ai fondatori di Google e YouTube affinché contribuiscano a proteggere il suo anonimato, resistendo quindi alle eventuali pressioni di FBI e governo egiziano ed evitandogli possibili ritorsioni.

Luca Annunziata

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21 03 2007
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