Mangi una pillola, butti giù un chip

Ingerire e sperare? Mai più: le compresse saranno tracciabili, anzi si auto-tracceranno, per verificare l'efficacia terapeutica in tempo reale. Niente RFID, niente onde radio, privacy garantita
Ingerire e sperare? Mai più: le compresse saranno tracciabili, anzi si auto-tracceranno, per verificare l'efficacia terapeutica in tempo reale. Niente RFID, niente onde radio, privacy garantita

Si chiama Raisin System , consente di tracciare l’ingestione e monitorare in tempo reale gli effetti terapeutici delle pillole. È il risultato del lavoro di Proteus Biomedical , una startup di Silicon Valley.

Mangi una pillola, butti giù un chip Il sistema consiste in una particolare tecnologia da inserire nelle pillole e in una apposita strumentazione di monitoraggio.
Ogni pillola contiene un “ingestible event marker”, un marcatore di eventi che può essere inghiottito, chiamato IEM. Consiste in un microchip delle dimensioni di un granello di sabbia, alimentato da una batteria a film sottile attivata dal processo di ingestione.

La batteria, secondo il produttore, non è tossica perché ingegnerizzata sulla base di materiali simili a quelli contenuti nelle pillole di vitamine. Una volta dentro , l’IEM invia segnali attraverso i tessuti del corpo, costituiti da correnti elettriche modulate ad alta frequenza, così da fornire – tra l’altro – una sorta di identità unica ad ogni pillola.

Non si tratta di tecnologia RFID: per portare all’esterno il segnale sfrutta la conducibilità elettrica dei tessuti umani , piuttosto che una trasmissione radio. Il segnale dunque resta confinato sul corpo di chi l’ha ingerita.

Secondo il dottor George M. Savage , cofondatore e Chief Medical Officer dell’azienda produttrice, poiché il segnale della pillola è trasmesso elettricamente attraverso la pelle e non via radio , non potrebbe mai essere “catturato” a distanza. Ciò nonostante, i segnali sono codificati, per maggior sicurezza. Non c’è neppure il rischio, secondo Savage, che i segnali possano interessare il ricevitore di un’altra persona, neanche se i due individui vengono a contatto, perché il trasporto di segnale da un corpo all’altro introduce un’attenuazione talmente elevata da renderlo indecifrabile.

Per monitorare le pillole viene impiegato uno speciale ricevitore miniaturizzato, applicato sul petto o sull’addome tramite una fascia, o piazzato sottocute. Il ricevitore contiene sensori in grado di registrare altri parametri fisiologici quali il battito cardiaco, la respirazione e i movimenti del corpo. Il battito viene rivelato controllando l’attività elettrica del cuore, mentre l’attività respiratoria viene misurata controllando le variazioni di impedenza tra gli elettrodi del sensore, ad ogni contrazione o espansione del torace. L’attività del corpo, infine, viene controllata con un microaccelerometro.

La combinazione di tutti i parametri offre un quadro complessivo delle misure comportamentali, come ad esempio le fasi di sonno. In tale quadro è possibile rilevare, con la massima efficacia, l’azione delle pillole ingerite in funzione della terapia.

Una volta raccolti i dati, questi vengono inviati ad un server tramite cellulare oppure su un PC, per i successivi esami. Il paziente potrà così essere avvertito e aggiustare i dosaggi o cambiare medicazione.

Una novità che troverà certamente spazio in moltissime circostanze terapeutiche, senza che i costi dei medicinali ne risultino lievitati. Quando gli IEM saranno prodotti in quantità industriali, ogni pillola subirebbe un incremento di costo minimo: “Per grandi volumi, meno di un penny (1 cent, 0.6 €c)”, dice il dottor Mark Zdeblick , CTO dell’azienda.

Ad oggi, per questo progetto, Proteus ha raccolto 60 milioni di dollari dagli investitori – tra cui figurano nomi di spicco quali Carlyle Group e Kaiser Permanente Ventures – e ha depositato oltre 250 brevetti. I test clinici inizieranno durante l’anno e l’azienda pensa di riuscire a portare il sistema sul mercato nel corso del 2011.

Marco Valerio Principato

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