Megaupload, attivisti per il recupero dei file

EFF si impegnerà a far recuperare i contenuti leciti appartenenti agli utenti del celebre cyberlocker. In collaborazione con il provider Carpathia, a due settimane di tempo dalla distruzione annunciata dagli States

Roma – Si chiama MegaRetrieval ed è la nuova piattaforma online annunciata dagli attivisti di Electronic Frontier Foundation (EFF) in collaborazione con la società di hosting Carpathia. Tutti gli utenti del celebre cyberlocker Megaupload potranno ora contattare i responsabili del sito nel tentativo di recuperare i propri file depositati negli armadietti digitali di Kim Dotcom e soci.

Le operazioni di recupero sono così partite dopo l’allarme lanciato dall’avvocato Ira Rothken: le autorità statunitensi avevano mostrato l’intenzione di distruggere tutti i file presenti sui server di Megaupload , a loro volta gestiti dalle società di hosting Carpathia e Cogent Communications. Gli stessi vertici di Carpathia avevano pregato gli utenti del cyberlocker di “non chiamare per riavere indietro i file personali”.

Due settimane di tempo erano state offerte a Rothken per tentare di trovare un accordo con le autorità statunitensi e al contempo preservare l’integrità dei contenuti appartenenti agli utenti. Non per forza file illeciti, anche album fotografici e documenti di lavoro assolutamente legali . I legali di EFF faranno ora il possibile per risolvere la spinosa problematica prima della grande distruzione.

Il funzionamento di MegaRetrieval.com è tuttavia limitato ai soli utenti residenti negli Stati Uniti. Nel resto d’Europa andrebbe segnalata l’agguerrita iniziativa legale del Partito Pirata catalano, che vorrebbe denunciare i vertici del Federal Bureau of Investigation (FBI) per aver chiuso tutti gli accessi ai contenuti appartenenti agli utenti di Megaupload. In violazione con le norme previste dal codice penale spagnolo.

Mauro Vecchio

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  • MacGeek scrive:
    Ridondanze...
    Mi ricordo che i primi Viking che andarono su Marte avevano dei circuiti con fino a 7 ridondanze.Cioè se si rompeva una cosa ce n'erano altre SEI che potevano rimpiazzarla.Ora questi russi pretenderebbero di mandare una sonda sofisticata su un satellite di marte con un computer senza nemmeno un backup?? E si lamentano se poi fallisce alla prima occasione? Ahah
    • Izio01 scrive:
      Re: Ridondanze...
      - Scritto da: MacGeek
      Mi ricordo che i primi Viking che andarono su
      Marte avevano dei circuiti con fino a 7
      ridondanze.
      Cioè se si rompeva una cosa ce n'erano altre SEI
      che potevano
      rimpiazzarla.
      Ora questi russi pretenderebbero di mandare una
      sonda sofisticata su un satellite di marte con un
      computer senza nemmeno un backup?? E si lamentano
      se poi fallisce alla prima occasione?
      AhahCome puoi essere sicuro che sia andata così? Insomma, i russi non sono mica gli ultimi arrivati, quanto a tencologie spaziali. Anche gli USA hanno fallito più volte, pensa solo ai disastri degli shuttle. Probabilmente realizzare questo tipo di imprese è più facile a dirsi che a farsi.
      • MacGeek scrive:
        Re: Ridondanze...
        - Scritto da: Izio01
        Come puoi essere sicuro che sia andata così?
        Insomma, i russi non sono mica gli ultimi
        arrivati, quanto a tencologie spaziali. Anche gli
        USA hanno fallito più volte, pensa solo ai
        disastri degli shuttle. Probabilmente realizzare
        questo tipo di imprese è più facile a dirsi che a
        farsi.Sicuramente è difficilissimo realizzare questi oggetti.Ma lamentarsi del fallimento con scuse ridicole, tipo che gli USA gli hanno sparato i raggi fotonici (e magari un'alabarda spaziale) o il computer è stato messo fuori uso dai raggi gamma dello spazio (cosa che implicherebbe l'assenza di un sistema di backup)... non gli fa fare una bella figura...
    • OldDog scrive:
      Re: Ridondanze...
      - Scritto da: MacGeek
      Mi ricordo che i primi Viking che andarono su
      Marte avevano dei circuiti con fino a 7
      ridondanze.Il problema con questo approccio è che tutto viene realizzato ad hoc per la specifica sonda, quindi i costi vanno alle stelle.Anni fa la NASA tentò la strada di usare componenti commerciali (normali proXXXXXri e altri componenti) e fare un modesto "hardening" aggiuntivo, per pagare meno il tutto. A volte l'approccio ha funzionato, altre è stato un fallimento. Mediamente credo che il pollice sia stato verso il basso, per cui questa strategia è stata in parte abbandonata.
  • INFORMATIVA scrive:
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