Megaupload, la distruzione dei server europei

Kim Dotcom si sfoga su Twitter, dopo la totale eliminazione di tutti i dati sugli oltre 600 server gestiti in Europa dalla società di hosting LeaseWeb. Nessuno avrebbe avvisato il mega-impero
Kim Dotcom si sfoga su Twitter, dopo la totale eliminazione di tutti i dati sugli oltre 600 server gestiti in Europa dalla società di hosting LeaseWeb. Nessuno avrebbe avvisato il mega-impero

L’ira cinguettante del founder di Megaupload Kim Dotcom, con il triste annuncio della distruzione di tutti i dati dei suoi utenti europei sui server gestiti dalla società di hosting olandese LeaseWeb . “Pessime notizie – ha esordito il boss dei cyberlocker su Twitter – LeaseWeb ha cancellato tutti i server di Megaupload. Tutti i dati appartenenti agli utenti e le prove decisive per la nostra difesa legale sono stati distrutti senza alcun avviso”.

Stando alla ricostruzione offerta dallo stesso Dotcom, l’esercito legale del mega-impero avrebbe collaborato con gli attivisti di Electronic Frontier Foundation (EFF) per l’invio di numerose richieste di conservazione dei dati sui server europei gestiti da LeaseWeb . Andati distrutti agli inizi dello scorso febbraio – mentre Dotcom è stato informato solo nella giornata di ieri – il contenuto dei server olandesi non potranno mai più essere ripristinato.

“LeaseWeb avrebbe potuto attendere una decisione del giudice statunitense sui dati appartenenti agli utenti di Megaupload – ha cinguettato ancora Dotcom – Loro erano al corrente del nostro desiderio di pagare dopo lo scongelamento dei fondi”. In un comunicato di spiegazioni, il regulatory counsel di LeaseWeb Alex de Joode ha sottolineato come i responsabili di Megaupload non sostenessero da mesi i costi per la gestione di ben 630 server .

“Abbiamo chiesto al Dipartimento di Giustizia il rilascio di alcuni tra i nostri fondi congelati – ha specificato Dotcom – Volevamo comprare tutti quei server. Loro hanno rifiutato, e ora tutti i dati archiviati da LeaseWeb sono andati”. L’imprenditore di origini tedesche ha puntato il dito contro le autorità statunitensi, che avrebbero dato la benedizione alla distruzione di quelle prove che potevano risultare decisive nel processo alle attività di Megaupload.

Per fare ulteriore chiarezza, Alex de Joode ha sottolineato come i 630 server appartenessero a LeaseWeb e non a Megaupload. La società di hosting olandese avrebbe a lungo mantenuto attivi gli stessi server, senza un dollaro di sostentamento da parte della piattaforma con base ad Hong Kong . Dotcom assicura che i responsabili di LeaseWeb non abbiano risposto ad una sola chiamata telefonica dopo il raid statunitense agli inizi dello scorso anno.

Su ordine dell’Alta Corte neozelandese, la polizia locale dovrà analizzare a fondo tutto il materiale digitale contenuto nei dispositivi di storage sequestrati nella villa di Dotcom, obbligata dal giudice a restituire tutte quelle informazioni che non risulteranno rilevanti ai fini del processo avviato dagli States per ottenere l’estradizione del boss del file hosting.

Mauro Vecchio

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20 06 2013
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