Memristori ora al gusto di silicio

Una scoperta fatta per caso apre le porte alla produzione di memristori molto più economici di quelli realizzati da HP. E il tutto è facilmente adattabile ai tradizionali processi produttivi dei componenti basati sul silicio
Una scoperta fatta per caso apre le porte alla produzione di memristori molto più economici di quelli realizzati da HP. E il tutto è facilmente adattabile ai tradizionali processi produttivi dei componenti basati sul silicio

L’ennesima scoperta fatta “per caso” potrebbe rappresentare un’autentica rivoluzione per i destini tecnologici e commerciali dei memristori – e questo prima ancora che siffatta, innovativa tecnologia approdi sul mercato.

Autori della nuova scoperta, i ricercatori dello University College London, impegnati a sperimentare con l’ossido di silicio per la realizzazione di apparati LED: quelli che a una prima occhiata sembravano circuiti elettronicamente instabili, a un’analisi più approfondita si sono rivelati essere filamenti di ossido di silicio con la capacità di passare tra vari stati conduttivi e non-conduttivi in maniera prevedibile.

Tra le applicazioni della scoperta dall’università londinese vi è appunto la possibilità di realizzare memristori, vale a dire chip di memoria (resistori con effetto memoria) studiati da HP e in dirittura d’arrivo sul mercato (sempre a opera di HP in partnership con Hynix) con il nome commerciale di ReRAM .

I chip ReRAM sono presumibilmente destinati a spazzare via la limitata tecnologia delle NAND Flash come sistema di storage a stato solido, e la possibilità (paventata dalla UCL) di produrre fisicamente tali chip adattando i tradizionali processi produttivi del silicio non fa che rafforzare la validità di questa previsione.

Alfonso Maruccia

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22 05 2012
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