Meta Muse svela dati personali nelle chat condivise

Meta Muse svela dati personali nelle chat condivise

Gli utenti possono condividere le conversazioni con Muse, ma l'indirizzo web della pagina può essere scoperto tramite un servizio di DNS passivo.
Meta Muse svela dati personali nelle chat condivise
Gli utenti possono condividere le conversazioni con Muse, ma l'indirizzo web della pagina può essere scoperto tramite un servizio di DNS passivo.

Dopo l’accesso non autorizzato ai messaggi su macOS è stato scoperto un altro problema in Muse, l’agente AI di Meta. I ricercatori di Claroc hanno notato che è possibile leggere numerose informazioni personali e aziendali nelle conversazioni condivise dagli utenti. È sufficiente trovare l’URL della pagina creata.

Titolo della conversazione nell’indirizzo web

Muse offre la funzionalità di condivisione come altri servizi online. Gli utenti devono solo creare un link da inviare al destinatario. Quest’ultimo può quindi leggere la conversazione senza login. In pratica accede ad una pagina web pubblica. Nel caso di Muse viene usato il dominio cf.metaaiusercontent.com.

I ricercatori di Claroc hanno quindi usato un servizio DNS passivo per cercare quel dominio. Il DNS passivo è un database che conserva la cronologia delle risoluzioni DNS, ovvero tra la traduzione di un nome di dominio nel corrispondente indirizzo IP. Quando l’utente clicca sul link condiviso, l’informazione DNS viene memorizzata nel database.

Quando viene creato il link, Meta aggiunge al dominio il titolo della conversazione, insieme ad una sequenza causale di lettere e numeri. Usando un servizio DNS passivo, i ricercatori hanno individuato oltre 6.800 conversazioni condivise dagli utenti. La maggioranza di esse non contengono dati sensibili. In alcune ci sono informazioni personali e aziendali che potrebbero essere sfruttate per varie attività illecite, tra cui truffe, impersonificazione e attacchi di ingegneria sociale.

Claroc ha contattato Meta all’inizio di ottobre, fornendo tutti i dettagli sul problema, ma non ha mai ricevuto una risposta. Dopo aver letto la documentazione di Muse, i ricercatori hanno verificato che si tratta di un comportamento previsto per design. Gli utenti dovrebbero quindi evitare di condividere le conversazioni.

Fonte: Ars Technica
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Pubblicato il
20 ott 2026
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