C’è un momento preciso in cui una multinazionale da trilioni di dollari decide di ascoltare le preoccupazioni della gente comune: quando le proteste iniziano a bloccare i progetti e a influenzare le elezioni locali.
Microsoft ha raggiunto quel momento. Dopo mesi di comunità furiose che si oppongono ai data center AI, quelle strutture enormi che consumano energia come piccole città e risorse idriche come deserti assetati, l’azienda ha presentato un piano in cinque punti chiamato “Community-First AI Infrastructure“.
Non perché Microsoft si è svegliata una mattina con un’improvvisa coscienza sociale, ma perché almeno 25 progetti negli Stati Uniti sono stati cancellati a causa delle proteste. E quando i soldi iniziano a vaporizzarsi, le aziende ascoltano.
Rivolta contro i Data Center: Microsoft annuncia piano in 5 punti
Microsoft promette di:
- Pagare tariffe elettriche più alte per evitare che il consumo mostruoso dei data center faccia esplodere le bollette degli altri utenti.
- Ridurre al minimo il consumo di acqua. I data center usano quantità assurde di acqua per il raffreddamento. In zone dove la siccità è un problema reale, vedere multinazionali che succhiano risorse idriche mentre i residenti devono razionare l’acqua per i giardini non è popolare.
- Formare lavoratori locali e creare posti di lavoro. L’idea è che se la comunità vede benefici economici diretti, potrebbe essere più disposta a tollerare l’inquinamento luminoso, il rumore e il consumo di risorse.
- Contribuire alla base imponibile fiscale nei territori dove operano. Quindi pagheranno le tasse locali invece di spostare tutto in qualche paradiso fiscale.
- Maggiore trasparenza sui luoghi scelti e sui consumi effettivi. Perché fino ad ora le Big Tech firmavano accordi segreti con le utility e chiedevano ai funzionari locali di firmare NDA per impedire ai cittadini di sapere cosa succedeva nel loro territorio.
Sono tutte cose che dovrebbero essere standard, non promesse rivoluzionarie.
Le bollette che esplodono e la gente che si ribella
Il problema centrale è l’energia. I Data Center AI sono affamati di elettricità. Secondo il Dipartimento dell’Energia USA, la domanda energetica è destinata a raddoppiare o triplicare, arrivando a consumare fino al 12% dell’elettricità totale degli Stati Uniti entro il 2028.
E intanto, le bollette elettriche domestiche sono aumentate del 13% a livello nazionale nel 2025. La gente vede le proprie bollette salire mentre nel frattempo Microsoft, Google, Meta e Amazon costruiscono Data Center giganteschi che consumano energia come città intere.
Brad Smith, vicepresidente e presidente di Microsoft, ha dichiarato durante una diretta streaming: Siamo in un momento storico in cui dobbiamo ascoltare e affrontare queste preoccupazioni direttamente
.
Gli accordi segreti che la gente ha scoperto
Una delle cose più odiose che le Big Tech hanno fatto, e che ha alimentato la rabbia, sono stati gli accordi segreti con le utility elettriche e gli NDA imposti ai funzionari pubblici. Perché le informazioni sono “riservate”. Perché i cittadini non hanno il diritto di sapere cosa succede nel loro territorio. Perché le multinazionali hanno deciso che la trasparenza è opzionale.
Ovviamente quando tutto questo è emerso, la gente si è incazzata. E ha iniziato a protestare, bloccare progetti, votare contro politici che appoggiavano i Data Center.
Quando anche Trump si accorge del problema
Persino Donald Trump, non esattamente noto per la sensibilità ambientale o le preoccupazioni sui consumi energetici, è intervenuto. Ha dichiarato su Truth Social che il suo team sta lavorando con Microsoft e altre aziende per assicurarsi che gli americani non debbano pagare il conto per il consumo energetico dell’AI.
Quando Trump sente il bisogno di posizionarsi dalla parte dei cittadini contro le Big Tech, significa che il problema è diventato politicamente tossico. E le aziende lo sanno.
Le promesse vs la realtà
Microsoft ora promette di pagare tariffe elettriche che coprano i costi reali, di non accettare sussidi, di essere trasparente, di contribuire fiscalmente. Sono belle promesse. Ma sono solo promesse fino a quando non vengono implementate e verificate.
Il problema di fondo è che l’intelligenza artificiale moderna, quella dei grandi modelli linguistici, della generazione di immagini e video, del processing massiccio di dati, costa un’enormità in termini di energia e risorse. Non è sostenibile continuare a costruire data center sempre più grandi che consumano sempre più elettricità e acqua per far girare sistemi che generano principalmente contenuti di intrattenimento e risposte a domande casuali.
E le comunità locali lo stanno capendo. Vedono i costi reali, bollette più alte, risorse consumate, impatto ambientale, eli confrontano con i benefici promessi. E sempre più spesso decidono che non ne vale la pena.
Microsoft può promettere tutto quello che vuole. Ma se le cose non cambiano, le proteste continueranno. E le aziende tecnologiche dovranno scegliere: cambiare davvero il modo in cui operano, o continuare a vedere progetti cancellati e comunità in rivolta.
Le cinque promesse di Microsoft sono un inizio. Ma sono arrivate solo dopo che la gente ha detto “basta” abbastanza forte da farsi sentire. E questo dice tutto su quanto le aziende ascoltino le comunità finché non ci sono conseguenze finanziarie reali.