MIT, processori come reti telematiche

L'istituto statunitense progetta tecnologie innovative per risolvere il problema della complessità delle comunicazioni nei moderni processori multi-core. I bus dovranno lasciare il posto ai network
L'istituto statunitense progetta tecnologie innovative per risolvere il problema della complessità delle comunicazioni nei moderni processori multi-core. I bus dovranno lasciare il posto ai network

Per risolvere il problema delle comunicazioni tra i core dei moderni processori multi-core, i ricercatori del Massachusetts Institute of Technology hanno intrapreso la strada dei network di telecomunicazioni e dei pacchetti di dati. Senza un’evoluzione tecnologica sostanziale, a parere dei ricercatori, le CPU non potrebbero progredire oltre.

Il problema, spiegano dal MIT, risiede nell’utilizzo della storica architettura di comunicazione tra core nota come “bus”: le comunicazioni tra i core di un processore moderno vengono veicolate attraverso un singolo canale all’interno del chip, e al crescere della complessità del processore con un numero di core maggiore tale canale finisce per intasarsi.

Anche oggi che gli hexa-core sono divenuti un prodotto commerciale per la massa, dicono dal MIT, i core di una CPU comunicano al massimo come se fossero solo in due. E il problema è destinato a peggiorare, spiegano i ricercatori, al punto che arrivati ai processori a dieci core la difficoltà di sincronizzare i lavori computazionali rosicchierà tutti i vantaggi dovuti all’incremento di velocità e di performance teorici.

Stando a Li-Shiuan Peh, la soluzione al problema è rappresentata dall’abbandono della tradizionale interfaccia a bus per una interfaccia più moderna, basata sul funzionamento dei network telematici: in questo nuovo design, le istruzioni e i lavori dei core vengono trattati come “pacchetti di dati” a tutti gli effetti e la comunicazione avviene attraverso la scelta automatica di un percorso tra i diversi core. Il principale ostacolo all’evoluzione tecnologica del bus delle CPU, sostiene il professore del MIT, è che al momento nessuno ha idea di come trasformare le sue idee in tecnologia concreta.

Alfonso Maruccia

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12 04 2012
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