Come anticipato oltre quattro mesi fa, Google ha presentato appello contro la sentenza di primo grado che ha stabilito il monopolio nel mercato dei motori di ricerca. L’azienda di Mountain View ha inoltre chiesto la sospensione dei rimedi fino al termine del procedimento, nonostante siano stati ridotti rispetto a quelli richiesti dal Dipartimento di Giustizia.
Google deve condividere i dati di ricerca
Lo scontro legale è iniziato a fine 2020, in seguito alla denuncia del Dipartimento di Giustizia (DOJ). Al termine del processo di primo grado (agosto 2024), la giuria ha stabilito il monopolio di Google nel mercato dei motori di ricerca. Durante il successivo processo sui rimedi, il DOJ aveva chiesto diverse modifiche al business di Google, inclusa la vendita di Chrome.
A sorpresa, il giudice ha respinto quasi tutte le richieste del DOJ, tra cui l’annullamento dei contratti con produttori e operatori telefonici che prevedono Search come motore di ricerca predefinito. Google deve però rinegoziare gli accordi ogni anno. L’azienda di Mountain View deve inoltre condividere i dati di ricerca con i concorrenti.
Google ha comunicato ieri sera di aver presentato appello e chiesto la sospensione dei rimedi fino al termine del processo di secondo grado (previsto entro fine 2026):
Come abbiamo più volte affermato, la sentenza di agosto 2024 ha ignorato la realtà: le persone usano Google perché vogliono, non perché sono costrette a farlo. La decisione non ha tenuto conto del rapido ritmo dell’innovazione e dell’intensa concorrenza che dobbiamo affrontare da parte di operatori affermati e start-up ben finanziate. E ha ignorato le convincenti testimonianze di produttori di browser come Apple e Mozilla, che hanno affermato di scegliere di promuovere Google perché offre ai propri consumatori un’esperienza di ricerca di altissima qualità.
La questione verrà probabilmente risolta definitivamente dalla Corte Suprema, quindi durerà almeno fino al 2027.