Ulisse ci ha messo vent’anni per tornare a casa. Grok di Elon Musk, per consegnare il primo pezzetto della sua Odissea, ha impiegato circa tre mesi. Il risultato è un video di sette minuti, che l’azienda chiama con una certa solennità “Episodio 1 della nostra serie Odissea“. La promessa iniziale era un film completo, storicamente accurato. Di film non c’è traccia, in compenso c’è un assaggio, e a molti basterà.
Musk contro Nolan: l’Odissea creata con l’intelligenza artificiale è un flop?
Tutto nasce da una polemica. Musk se l’era presa con la versione di Christopher Nolan, colpevole ai suoi occhi di aver scelto attori non bianchi e transgender. Da lì la sfida: ne faremo una noi, e sarà fedele come si deve.
Il bersaglio non poteva essere più azzeccato. Da una parte c’è il padrone di SpaceX e Tesla, che sogna data center nello spazio e pubblica un flusso ininterrotto di contenuti generati dall’AI. Dall’altra c’è Nolan, che si definisce “tecno-scettico” e che ha raccontato di non aver mai visto una tecnologia così rifiutata dal pubblico come l’intelligenza artificiale.
Il film di Nolan ha usato effetti visivi a volontà, ma resta soprattutto un’impresa fisica. Le riprese hanno toccato sei paesi, con migliaia di persone tra cast e troupe. È uscito a luglio e ha fatto un incasso straordinario. Le sale sono andate esaurite per mesi, e adesso è il favorito per i prossimi Oscar.
La versione di Grok è nata con Wonder Studios e il regista Dev Walker. Il budget di sudore umano, invece, è tutto da verificare.
Watch Episode 1 of our Odyssey series made with Grok Imagine.
Let us know in the comments if you'd like a full breakdown of how it was done!
Creative collaboration with @WonderStudiosX and director Dev Walker @glumlot_ pic.twitter.com/xpgpkqSCpq
— Grok Imagine (@imagine) October 23, 2026
Meno brutto del previsto (ma non è un complimento)
Tanto per essere onesti, il video non è l’incubo visivo che ci si aspettava. Rispetto ad altre cose pubblicate di recente da Musk è anche un passo avanti. C’è qualche momento in cui, a non saperlo, si potrebbe credere che quegli attori in carne e ossa stiano davvero navigando su un mare vero.
Quanto all’accuratezza storica, è difficile esprimere un giudizio. Qualche ritocco, però, è stato evidentemente necessario, visto che nessuno parla in greco antico. In compenso tutti i personaggi hanno una carnagione approvata dal capo. Il narratore ha un accento britannico che suonerà familiare a chiunque abbia mai giocato a un fantasy o visto un kolossal hollywoodiano generico degli ultimi venticinque anni.
Dentro c’è il nulla cosmico
Quello che manca davvero è tutto il resto: un’idea, un’ispirazione, un solo battito umano. L’antefatto, affidato appunto alla voce fuori campo, sembra non finire mai. Poi spunta una faccia barbuta dopo l’altra, ognuna a urlare battute legnose.
Qualche inquadratura, presa da sola, riesce a simulare la realtà in modo decente. Messe in fila, però, danno un’impressione di aria rarefatta. Non c’è slancio, non c’è un motivo per affezionarsi a nessuno e a niente di ciò che passa sullo schermo.
Il confronto è impietoso. Le quasi tre ore del film di Nolan si seguono senza fatica. Non si può dire lo stesso di quei sette minuti creati da Grok. Figurarsi un film intero così…