NASA, brindisi alle 7 sorelle del pianeta Terra

L'agenzia spaziale statunitense svela una scoperta scientifica significativa, un nuovo sistema stella in cui abbondano i pianeti simili alla Terra. Osservazioni future potrebbero confermare la presenza di vita. Al 99 per cento non siamo soli nell'Universo
L'agenzia spaziale statunitense svela una scoperta scientifica significativa, un nuovo sistema stella in cui abbondano i pianeti simili alla Terra. Osservazioni future potrebbero confermare la presenza di vita. Al 99 per cento non siamo soli nell'Universo

Con un annuncio a sorpresa che ha focalizzato le attenzioni dei media internazionali sull’evento e si è guadagnato pure un logo a tema di Google , NASA ha comunicato al mondo la scoperta di un nuovo sistema stellare a non molta distanza da quello solare. La rivelazione è già “significativa” di per se, ma l’agenzia spaziale promette nuove “sorprese” nel prossimo futuro, quando osservazioni mirate permetteranno di raggiungere la quasi certezza sulla presenza di forme di vita .

Il sistema stellare si chiama TRAPPIST-1 , come il telescopio terrestre che dal Cile ha acceso per la prima volta i riflettori (Transiting Planets and Planetesimals Small Telescope) su quella porzione di spazio a 40 anni luce di distanza dalla Terra . Al centro del sistema c’è una nana rossa “ultrafredda”, una stella dalla luminosità molto ridotta rispetto a una nana gialla come il Sole ma estremamente più stabile nei suoi processi interni e con una longevità enormemente superiore.

Molto più interessanti della stella sono ovviamente i suoi pianeti, sette mondi rocciosi molto simili alla Terra e molto prossimi all’astro ultrafreddo: tutti i pianeti hanno orbite che nel Sistema Solare sarebbero “interne” rispetto a quella di Mercurio, con il pianeta più vicino che compie un giro completo in un giorno e mezzo e quello più lontano caratterizzato da un “anno” stellare di appena 20 giorni (stimati).

La vicinanza relativa alla stella fa si che tutti e sette gli esopianeti offrano le condizioni utili alla presenza di acqua allo stato liquido , e tre di questi nuovi pianeti si trovano nella cosiddetta “zona Goldilocks” dove le condizioni sarebbero ideali per la comparsa di vita nelle forme attualmente note alle conoscenze scientifiche del genere umano.


L’identificazione di TRAPPIST-1 e dei suoi pianeti è partita da un telescopio in Cile ma ha presto coinvolto altri sofisticati strumenti attivi in giro per il mondo (terrestre), mentre la svolta che ha portato alla scoperta definitiva e all’annuncio sensazionale ha visto il coinvolgimento diretto del telescopio spaziale Spitzer della NASA.

In quanto all’importanza reale dei nuovi mondi nell’ambito della ricerca di ” extramondi ” in giro per il cosmo, se i numeri non fanno più impressione la possibilità di ulteriori osservazioni potrebbero portare a un cambio di paradigma autentico: gli esperti intendono studiare il sistema TRAPPIST-1 molto da vicino, alla ricerca di conferme (grazie ai telescopi disponibili al momento e a quelli futuri) della presenza di gas quali ossigeno, metano, ozono e CO2. In quel caso la probabilità della presenza di vita su alcuni dei nuovi pianeti sarebbe del 99 per cento .

Alfonso Maruccia

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23 02 2017
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