Net neutrality, l'Europa chiede pareri

La Commissione Europea avvia una fase di consultazione pubblica per raccogliere informazioni sulla gestione del traffico Internet. Con attenzione agli ultimi dati pubblicati dal BEREC

Roma – Raccogliere risposte sulle questioni più spinose, dalla gestione del traffico Internet alle effettive opportunità offerte agli utenti per il cambio di operatore ( switching ). La Commissione Europea ha così scelto la strada della consultazione pubblica per sondare il terreno e decidere come tutelare i principi di apertura e neutralità della Rete.

Una consultazione che parte da lontano, nell’annoso dibattito sulla net neutrality. La Commissione d’Europa ha dunque analizzato nel dettaglio i recenti risultati del Body of European Regulators of European Communications (BEREC), sulla reale qualità dei servizi legati al broadband.

“Oggi i consumatori non sono in grado di fare scelte efficaci quando si tratta di offerte Internet – ha spiegato il commissario europeo per l’Agenda Digitale Neelie Kroes – Userò questa consultazione per colmare questa mancanza, in vista della raccomandazione e per aiutare il BEREC ad attuarla”.

Nel report pubblicato dal BEREC, risultati poco incoraggianti che hanno appunto portato le autorità europee a lanciare la fase di consultazione pubblica. Considerato nelle indagini un totale di 400 operatori, il 20 per cento dei netizen europei risulta vincolato – si parla ovviamente di contratti d’abbonamento – da restrizioni relative al P2P e al VoIP .

Sempre secondo i dati diramati dal BEREC, il 96 per cento degli operatori fissi arriva tecnicamente a soffocare la banda a quei servizi per la condivisione di file o le chiamate gratuite online. La Commissione del Vecchio Continente ha così chiamato a raccolta tutti i soggetti interessati, dal settore pubblico a quello privato.

Dagli stessi operatori alle associazioni di categoria, dai paladini dei consumatori ai vari siti specializzati nella comparazione delle offerte legate al broadband. Entro il prossimo 15 ottobre, le autorità europee vorrebbero raccogliere i pareri su fenomeni come la discriminazione dei servizi e i rapporti di concorrenza tra i vari provider.

Mauro Vecchio

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