New York Times, la stretta cinese

La Cina rende inaccessibile il sito web del quotidiano statunitense, colpevole di aver pubblicato un articolo che rovistava nel conto in banca del premier Wen Jiabao. Che, da parte sua, ha avallato l'immediata stretta censoria
La Cina rende inaccessibile il sito web del quotidiano statunitense, colpevole di aver pubblicato un articolo che rovistava nel conto in banca del premier Wen Jiabao. Che, da parte sua, ha avallato l'immediata stretta censoria

Rivelazioni sul patrimonio economico del premier Wen Jiabao: è bastato questo perché la Cina procedesse all’ inibizione degli accessi del sito del New York Times e al blocco della maggior parte dei siti più visitati nel paese asiatico.

Nei giorni scorsi il quotidiano statunitense ha pubblicato un articolo nel quale si riportava che la famiglia del premier asiatico può contare su un capitale corrispondente a oltre 2 miliardi di euro. Un successo economico straordinario considerate le origini modeste di cui Wen Jiabao si è sempre vantato. La testata d’Oltreoceano notava , inoltre, come anche le persone più vicine al leader cinese avessero raggiunto un livello di benessere invidiabile nel giro di pochi anni.

I redattori del giornale precisano che le cifre divulgate scaturiscono dalla consultazione di documenti ufficiali. Una sicurezza sulle fonti che, tuttavia, non ha spinto gli autori del report oltre il muro delle mere supposizioni . Un’accusa diretta di corruzione, infatti, non sarebbe stata supportata da prove concrete.

Tuttavia, i metodi giornalistici del NYT non hanno superato l’esame del governo cinese , considerando che proprio quest’ultimo si sta preparando all’inaugurazione del diciottesimo Congresso Nazionale dei Partito Comunista previsto per il mese prossimo. Altri siti come Facebook, Twitter e YouTube hanno subito le stesse sorti del quotidiano statunitense.

Cristina Sciannamblo

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