No al caro-cellulare

Le tasse più alte d'Europa, il caro-SMS, le politiche degli operatori telefonici: contro quelli che in molti definiscono abusi sabato prossimo 18 dicembre il primo sciopero europeo dei cellulari. Ecco di che si tratta


Roma – Le tasse più alte d’Europa nella telefonia mobile, i prezzi stratosferici degli SMS e il caro-tariffe che colpisce chi usa il cellulare hanno spinto le grandi associazioni dei consumatori italiane ad aderire e promuovere uno sciopero del telefonino previsto per il 18 , sabato prossimo.

Intesa Consumatori nelle prossime ore comunicherà le esatte modalità di partecipazione allo sciopero in Italia mentre in tutta Europa gli utenti, spiega Intesa, “saranno invitati a non utilizzare i telefoni cellulari in segno di protesta contro le esose tariffe praticate dai gestori telefonici e i troppi soprusi delle compagnie della telefonia”.

Secondo ADOC, Adusbef, Federconsumatori e Codacons, che compongono Intesa, negli ultimi tre anni il caro-vita ha ridotto sensibilmente le capacità di acquisto dei consumatori , una situazione che in modo meno trasparente colpisce anche il telefonino, senza dubbio il più diffuso strumento di comunicazione personale.

Al centro ci sono ancora una volta gli SMS , da lungo tempo nel mirino dei consumatori , non solo perché il loro prezzo è assai elevato ma anche perché le variazioni tariffarie giungono in modo più o meno omogeneo e nello stesso momento da tutti gli operatori. “Di fatto – ha affermato Carlo Rienzi, presidente del Codacons – ci troviamo dinanzi ad una situazione in cui i gestori di telefonia si comportano come un cartello”. Ma, fin qui, nonostante le denunce e gli appelli all’ Autorità TLC , quest’ultima ha risposto soltanto “di non avere alcuna competenza sui prezzi degli SMS perché il mercato è libero”.

Sotto accusa evidentemente anche le altre politiche tariffarie, come lo scatto alla risposta , che secondo i consumatori appesantiscono senza motivazioni né tecniche né operative le bollette degli italiani.

Intesa spera di mobilitare gli italiani con l’unica arma davvero in loro possesso , ossia la possibilità di astenersi dall’uso e quindi, almeno per un giorno, far sentire tutto il peso della propria indignazione sui fatturati dei grandi operatori. No alle chiamate, dunque, ma anche no agli SMS e agli MMS .

Un segnale di attenzione per il caro-tariffe, sebbene indirizzato esclusivamente ai prezzi del roaming internazionale, ossia dell’uso all’estero del cellulare, è arrivato dall’Unione Europea. Il Gruppo delle autorità nazionali europee, infatti, ha deciso di investigare le ragioni dei costi assai elevati del roaming, considerati un ostacolo allo sviluppo europeo.

Ad ogni modo, lo sciopero si incardina anche sulla rilevazione-denuncia presentata da Cittadinanzattiva, secondo cui le tasse sui telefonini in Italia sono le più alte d’Europa . Di seguito i dettagli.


Cittadinanzattiva , da lungo tempo impegnata sul fronte della telefonia, capace di farsi sentire sia sul fronte dialer sia in quello dei rapporti dei consumatori con i grandi operatori di telefonia , ha confrontato la situazione degli oneri sul cellulare in Italia con quelle nel Regno Unito, in Germania e in Spagna.

A finire nel mirino sono prima di tutto le tasse di concessione governativa che, come ben sanno in particolare i titolari di abbonamenti e le imprese, ogni mese aggravano in modo consistente le bollette degli operatori: tassa governativa e IVA al 20% portano gli italiani a pagare ben di più di quanto avvenga in Spagna e in Germania (dove l’IVA è al 16) e persino nel Regno Unito (al 17,6).

Una situazione peraltro rilevata anche sulla telefonia fissa. In tutti i paesi, con differenze minime, l’operatore dominante gestisce fino all’80 per cento dell’intero mercato. In questo caso il canone di una linea fissa in Italia è di 14,27 euro, più alto che nel Regno Unito (12,49) ma più basso rispetto a Spagna (16,69) e Germania (15,66).

Ma ciò che deve spaventare il consumatore italiano, bombardato dalle pubblicità degli operatori che ne spiegano a metà i meccanismi, è la complessità delle tariffe , che secondo Cittadinanzattiva è riscontrata solo in Italia. Dallo scatto alla risposta ai canoni che si pagano ogni due mesi, molti sono i parametri che sfuggono alla scelta del consumatore che può influire soltanto sulla durata delle conversazioni, una variabile che incide solo in parte sul costo generale.

Come se non bastasse, a pesare sulle spese telefoniche dell’utente nostrano, sono anche strumenti come i tagli delle ricariche telefoniche che, soprattutto per i tagli piccoli, a volte possono nascondere il reale peso dell’acquisto: su tagli da pochi euro, infatti, si arriva a ricarichi di guadagno per l’operatore del 40 o 50 per cento, andando così peraltro ad incidere in particolare sui consumatori più deboli, quelli che appunto tendono ad usare le microricariche. Il tutto peraltro senza verifiche da parte dell’Autorità (perché i nuovi tagli di ricarica non incidono ufficialmente sulle tariffe praticate) e con distorsioni per i dati dell’ISTAT (che non ne tiene conto).

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