Online le IPv6 Status Pages di DS6

Annuncio

Roma – Deep Space 6 pubblica la prima delle IPv6 Status Pages:

Current Status of IPv6 Support for Networking Applications

“Le IPv6 Status Pages – spiega DS6 – sono un rapporto sullo stato attuale del supporto IPv6 dello stack di rete, delle librerie di sistema e del software di rete di Linux.
Al momento è disponibile solo una pagina sul supporto IPv6 del software di rete per Linux ma abbiamo intenzione di pubblicare al più presto anche altre pagine e di estendere il campo di indagine anche verso altri importanti sistemi operativi di derivazione UNIX (es. *BSD)”.

La tua email sarà utilizzata per comunicarti se qualcuno risponde al tuo commento e non sarà pubblicato. Dichiari di avere preso visione e di accettare quanto previsto dalla informativa privacy

  • Anonimo scrive:
    Open Office org 1.1 RC 1
    Cari netizens, ecco un modo per battere il monopolio : fatevi Open Office.orghttp://distribution.openoffice.org/mirrors/e cercate la directory rc
    • Anonimo scrive:
      Re: Open Office org 1.1 RC 1
      - Scritto da: Anonimo
      Cari netizens, ecco un modo per battere il
      monopolio : fatevi Open Office.org

      http://distribution.openoffice.org/mirrors/

      e cercate la directory rc
      grazie... ma preferisco lavorare, preferisco Office 2000/XP©
      • Anonimo scrive:
        Re: Open Office org 1.1 RC 1
        grazie... ma preferisco lavorareIo preferisco andare a letto con le ragazze di colore, sono bellissime, hanno un c..o fantastico e sanno fare un sacco di giochetti tanto divertenti ...te continua pure a lavorare......
      • Anonimo scrive:
        Re: Open Office org 1.1 RC 1
        - Scritto da: Anonimo

        - Scritto da: Anonimo

        Cari netizens, ecco un modo per battere il

        monopolio : fatevi Open Office.org




        http://distribution.openoffice.org/mirrors/



        e cercate la directory rc



        grazie... ma preferisco lavoraree io no?do' ai miei clienti qualcosa che vale quanto ms office e mi ci faccio pagare.
      • Anonimo scrive:
        Re: Open Office org 1.1 RC 1
        - Scritto da: Anonimo

        - Scritto da: Anonimo

        Cari netizens, ecco un modo per battere il

        monopolio : fatevi Open Office.org




        http://distribution.openoffice.org/mirrors/



        e cercate la directory rc



        grazie... ma preferisco lavorare, preferisco
        Office 2000/XP©Tranquilli è quel solito agente provocatore di quasar chetrolleggia malamente. Si nota dalla equazioneargomentazioni=0(e infatti non firma i post: li firma solo quando si finge utente Linuxe canta egualmente il peana a Microsoft ).Prospero
  • Anonimo scrive:
    La lobby
    E' evidente che c'è qualcuno che ha parecchio interesse a speculare col software open (visto che poi comunque gli stati e i comuni comperano i pacchetti open dai soliti noti a prezzi stratosferici, non li ricevono mica gratis). Forse perché i margini sono più alti?Al di là di questo questo atteggiamento dell'Open per legge mi inquieta. Perché?Al di la di illazioni personali non ci sono dati di fatto che si debba preferire l'uno o l'altro, non ci sono dati di fatto che per gli impiegati o gli utenti sia meglio l'uno o l'altro. Non ci sono dati di fatto neanche se per lo stato sia un bene o un male migrare migliaia di computer coi rischi che comporta e considerando il fatto che, seppur l'open è bravo a clonare soluzioni generiche lo è un po' meno nel software specifico...Insomma questo software libero che si fa strada a mano di leggi liberticide mi pare proprio l'antefatto di qualcosa di più grosso... E non mi venite a citare soluzioni pseudopolitiche e populistiche del tipo "ma il software libero è l'unica alternativa demcoratica" "se ti serve qualcosa ce la aggiungi da te" etc etc Per il 99% del mondo rimarrà (ed è giusto così) un software installato sul pc con cui scrociarsi ogni giorno, nulla di più. Quindi tutte le ideologie che sono state strumentalizzate per fomentare il lavoro di chi fa open male si adattano a società che avanzano così apertamente e spudoratamente con iniziative da inciucio che per la MS e la Apple sono state sempre e solo ipotizzate (la collusione col mondo politico). Scommettiamo che molti di quei pc riceveranno software IBM? Che tra parentesi alla faccia di quello che si dice sul TCO ha lasciato stare la gestione di linux in prima persona cedendola a SuSe dopo un anno di spese insostenibili (c'è anche l'articolo su PI di circa un anno fa)? Quindi dove sarebbero sti gran vantaggi per le amministrazioni? Nelle spese esorbitanti per la migrazione? Nei contratti di assistenza per postazione che costeranno come una copia + assistenza per un software closed? Nel TCO che se non riesce ad essere contenuto per una delle sodietà che ha inventato l'informatica dovrebbe esserlo per uffici dove l'informatica è strumento e non ragione di vita?A me sto sparare sul closed e poi fare manovrine ai limiti della collusione per l'open sembra come quelle manifestazioni che si fanno per far cessare la pena di morte in America quando ci sono stati nel mondo dove quello è l'ultimo dei problemi di libertà e democrazia dell'individuo (cina, india, corea, cuba, le dittature in generale)
    • Anonimo scrive:
      Re: La lobby dell'anti Open-source
      - Scritto da: Anonimo
      Al di la di illazioni personali non ci sono
      dati di fatto che si debba preferire l'uno o
      l'altro, per te quindi il codice sorgente disponibile non è un VA ? (Valore Aggiunto)
      Insomma questo software libero che si fa
      strada a mano di leggi liberticide per ora si fa largo attraverso una condizione di monopolio sancita attraverso una sonora condanna in tribunale
      Scommettiamo
      che molti di quei pc riceveranno software
      IBM?con le scommesse non costruisci argomentazioni
      Quindi dove sarebbero sti gran vantaggi
      per le amministrazioni? nella piena gestione di un prodotto, e nella indipendenza da una unica software house.Il vantaggio sta nell'aprire un mercato monopolizzato
      Nelle spese
      esorbitanti per la migrazione? opinione opinabile (soprattutto per l'aggettivo)
      Nei contratti
      di assistenza per postazione che costeranno
      come una copia + assistenza per un software
      closed? non ne conosco. Peraltro se esitessero sarebbero rapidamente fuori-mercato
      Nel TCO che se non riesce ad essere
      contenuto per una delle sodietà che ha
      inventato l'informatica dovrebbe esserlo per
      uffici dove l'informatica è strumento e non
      ragione di vita?perché potrebbero rivolgersi ad ALTRI, vista la disponibilità del codice sorgente.Gli appalti al ribasso fanno risparmiare
    • Anonimo scrive:
      Re: La lobby
      certa gente direbbe di tutto per difendere i piccoli diritti e il know how che ha acquisito grazie ad un regime di monopolio ampiamente abusato vero? ma vai a lavorare la terra
      • Anonimo scrive:
        Re: La lobby degli anti Open Source
        - Scritto da: Anonimo
        certa gente direbbe di tutto per difendere i
        piccoli diritti e il know how che ha
        acquisito grazie ad un regime di monopolio
        ampiamente abusato vero?certo che lo farebbero. L'importante è non farlo passare inosservato e non lasciare che le loro "dis-argomentazioni" rimangano indiscusse.
        ma vai a lavorare
        la terrafosse così facile...La lobby anti open-source potrebbe far danni anche in agricoltura....Visto che sono qui:ecco il link dei mirrors scaricarsi la versione release candidate 1 di open Office.org 1.1 http://distribution.openoffice.org/mirrors/(cercate la directory rc)
    • Mechano scrive:
      Re: La lobby
      - Scritto da: Anonimo
      E' evidente che c'è qualcuno che ha
      parecchio interesse a speculare col software
      open (visto che poi comunque gli stati e i
      comuni comperano i pacchetti open dai soliti
      noti a prezzi stratosferici, non li ricevono
      mica gratis). Forse perché i margini sono
      più alti?Quanti errori che fai quando scrivi. Ma non sono errori di grammatica ma pecche di ignoranza.Quanti pacchetti a prezzi stratosferici comprerebbero?Che io sappia ne basta 1 (uno) perche' la sua installazione puo' avvenire su 1 come su 15000 computer. Anche che lo prendi il piu' sborone possibile, anche che spendi 2000 euro per un pacco di manuali CD e assistenza, e' finita li. Ne puoi fare tutte le installazioni che desideri.
      Al di la di illazioni personali non ci sono
      dati di fatto che si debba preferire l'uno o
      l'altro, non ci sono dati di fatto che per
      gli impiegati o gli utenti sia meglio l'uno
      o l'altro. Non ci sono dati di fatto neancheInfatti, stanno alla pari, quindi non ci sono dati di fatto sul perche' si debba continuare con Windows e non usare Linux, non fa differenza per gli impiegati giusto?
      se per lo stato sia un bene o un male
      migrare migliaia di computer coi rischi che
      comporta e considerando il fatto che, seppur
      l'open è bravo a clonare soluzioni generiche
      lo è un po' meno nel software specifico...Il software specifico e' spesso un gestionale ad hoc prodotto da aziende nazionali. La maggior parte delle aziende che avevano gestionali originariamente in Cobol hanno maggiore possibilita' di averlo anche su Linux, il porting e' rapidissimo.La maggior parte degli altri con interfaccia visuale fanno girare quasi sempre sul client dei soli front-end a database Oracle, DB2 e simili, e la preparazione di un client anche per Linux e' cosa rapidissima. E queste aziende non saranno tanto stupide da non avere gia' pronta qualcosa adesso vedendo il sempre crescente successo di Linux.
      Insomma questo software libero che si fa
      strada a mano di leggi liberticide mi pare
      proprio l'antefatto di qualcosa di più
      grosso... E non mi venite a citare soluzioni
      pseudopolitiche e populistiche del tipo "ma
      il software libero è l'unica alternativa
      demcoratica" "se ti serve qualcosa ce la
      aggiungi da te" etc etc Per il 99% del mondoAvere i sorgenti e' una cosa importantissima. Linux non si fa avanti a forza di leggi liberticide, ma le leggi hanno preso la via del buon senso. E infatti la legge Australiana dice:Hai un problema da risolvere, hai una possibilita' closed con anche formati chiusi ad un certo costo. Hai la stessa soluzione open a costo inferiore o costo uguale ma con formati aperti. Giustificami il perche' vuoi comunque la soluzione closed.Evidentemente il legislatore ha trovato un vantaggio oltre che nei costi delle licenze anche nella disponibilita' dei sorgenti e nei formati aperti. Cosa che il software closed non sapra' mai fornire.E' buon senso non privazione di liberta'...
      rimarrà (ed è giusto così) un software
      installato sul pc con cui scrociarsi ogni
      giorno, nulla di più. Quindi tutte le
      ideologie che sono state strumentalizzate
      per fomentare il lavoro di chi fa open male
      si adattano a società che avanzano così
      apertamente e spudoratamente con iniziative
      da inciucio che per la MS e la Apple sono
      state sempre e solo ipotizzate (la
      collusione col mondo politico). ScommettiamoTutte cazzate! E' e rimarra' software aperto e con formati aperti. Che l'uso di OpenOffice e MSOffice possano essere identici per l'utente finale, in realta' c'e' il palese vantaggio da parte di OpenOffice dato dal suo costo zero, disponibilita' dei sorgenti che garantiscono continuita' di sviluppo e soprattutto formati aperto che non imbrigliano e schiavizzano.
      che molti di quei pc riceveranno software
      IBM? Che tra parentesi alla faccia di quello
      che si dice sul TCO ha lasciato stare la
      gestione di linux in prima persona cedendola
      a SuSe dopo un anno di spese insostenibili
      (c'è anche l'articolo su PI di circa un anno
      fa)? Quindi dove sarebbero sti gran vantaggiEd infatti Mandrake abbandonato il progetto sull'e-learning, a causa di questo alto TCO di cui parli si sta risollevando comunque con le sole distribuzioni...
      per le amministrazioni? Nelle spese
      esorbitanti per la migrazione? Nei contratti
      di assistenza per postazione che costeranno
      come una copia + assistenza per un software
      closed? Nel TCO che se non riesce ad essere
      contenuto per una delle sodietà che ha
      inventato l'informatica dovrebbe esserlo per
      uffici dove l'informatica è strumento e non
      ragione di vita?Si e' vero che e' uno strumento, ma lo deve essere anche di liberta'. E tramite i costi di migrazione ci si deve comprare questa liberta'. E chi ci sta obbligando a tali costi per ottenere la liberta' se non i formati chiusi e le idiosincrasie dei prodotti del monopolista? E allora restiamo schiavi del monopolista a causa dello spettro dei formati chiusi?
      A me sto sparare sul closed e poi fare
      manovrine ai limiti della collusione per
      l'open sembra come quelle manifestazioni che
      si fanno per far cessare la pena di morte in
      America quando ci sono stati nel mondo dove
      quello è l'ultimo dei problemi di libertà e
      democrazia dell'individuo (cina, india,
      corea, cuba, le dittature in generale)A me invece il tuo discorso sembra dettato da interessi particolri in piena malafede, direi proprio tipico di una persona che col mondo closed c'e' molto ben piu' collusa delle fantomatiche collusioni che ci trovi tu...--Ciao. Mr. Mechano
    • Anonimo scrive:
      Re: La lobby
      Non ho certo la competenza e la dialettica di Mr. Mechano ma vorrei dire la mia lasciando perdere una volta tanto gli aspetti strettamente informatici.1) Leggi liberticideUna legge che favorisce (attenzione ho scritto *favorisce* e non *impone*) i formati liberi è liberticida? Per me è liberticida una PA che ti costringe ad usare un determinato browser per accedere al suo sito, che ti costringe a scaricare i formati .doc, ecc. Favorire l'uso di open source e di riflesso promuovere i formati liberi significa *offrire* libertà di scelta all'utenza.2) TCOSi tira troppo spesso in ballo l'eventuale divario tra TCO dei sistemi chiusi e TCO dei sistemi open. Non voglio entrare nel merito, non ho conoscenze che mi consentano di dire che uno è migliore dell'altro e viceversa, però cerchiamo di focalizzare un aspetto. Un utente home può avere la sua convenienza a restare nell'ambito del closed, non tutti sono disposti a studiare a documentarsi ecc. anzi, all'uomo della strada interessano due cose fondamentali, la facilità e il costo esplicito. Per un'impresa privata le cose sono un po' più complicate e si dovrebbero valutare gli aspetti in funzione del contesto. Veniamo ad una pubblica amministrazione. Le scelte della pubblica amministrazione non vanno impostate certo nel breve periodo ma devono essere lungimiranti.E' lungimirante imporre win 2k ai comuni (vedi ministero dell'interno)? forse il TCO è basso, di sicuro non lo è nel lungo periodo, vista la facilità con cui M$ cambia le cose a cicli di 3-4 anni. L'amministrazione dei sistemi M$ spesso è molto economica, ma siamo sicuri che si tratti di una *buona* amministrazione? siamo sicuri che la gestione avanzata (con tutti i canoni, non alla volemose bene come spesso accade) di una rete M$ costi meno della gestione di una rete open? Mi sembra che da questo punto di vista un *ix offra soluzioni molto più elastiche e adattabili a differenti contesti sia in piccola sia in grande scala. Non sono esperto in materia ma chi si occupa di reti di grandi dimensioni penso che abbia idea di quanto possa costare un sistema d'amministrazione che si deve occupare di un migliaio di thin client con relativi server. Non proseguo perché finirei per sparare ca**ate, ma quello che leggo nella letteratura depone a favore di un Linux o simile non certo di un Windows.Ipotizzando che il TCO sia più basso per un sistema closed ragioniamo allora in un'ottica di lungo periodo: l'open crea indotto, uno immediato (probabilmente costoso quando si fa una riconversione), ma nel futuro più economico perché crea valore aggiunto all'interno di una società. Esempio? In Italia il TCO dei sistemi open è alto, forse spropositato, ma non ci vuole molto a capire il perché: esiste una formazione degna di tale nome indirizzata verso i sistemi open? non mi sembra visto che la scuola forma (si fa per dire) quasi esclusivamente sulle piattaforme Microsoft e l'università a mio parere sta ancora vivendo un conflitto alla ricerca di un'identità più chiara (siamo anni luce lontani dalla realtà americana). Cmq nessuno parla mai dei COSTI IMPLICITI derivanti dalla cronica dipendenza quasi assoluta da piattaforme closed, dipendenza che spesso, come avviene da noi. Se adesso l'assistenza e l'amministrazione dei sistemi closed costa, lo stesso non si potrà dire fra dieci anni (e nel frattempo si è data vitalità ad un'attività economica *interna* che non vuol dire assolutamente autarchica). Quale scenario ci aspetterà invece fra dieci anni dipendendo ancora da M$? io non sono in grado di prospettarlo, ma chiunque lo faccia non farà che sparare ca**ate in buona o in cattiva fede.Per concludere mi sembra che la scelta fatta dai legislatori australiani sia molto più lungimirante dell'aria fritta che ci stanno propinando Stanca e il nostro e-gov, dove ancora le idee sono molto confuse e soprattutto influenzate dalle lobbies. E non mi si venga a dire che l'Australia stia facendo una scelta autarchica perché se c'è un esempio di globalizzazione e libero mercato questo viene proprio da quella direzione e non certo dal falso liberismo degli USA.Insomma, le nazioni che stanno optando per sistemi open stanno dando impulso alla propria economia, quelle che ancora non lo fanno non stanno facendo altro che accumulare ritardi tecnologici che più avanti saranno ancora più incolmabili.
      • Anonimo scrive:
        Re: La lobby
        - Scritto da: Anonimo
        Non ho certo la competenza e la dialettica
        di Mr. Mechano ma vorrei dire la mia
        lasciando perdere una volta tanto gli
        aspetti strettamente informatici.

        1) Leggi liberticide
        Una legge che favorisce (attenzione ho
        scritto *favorisce* e non *impone*) i
        formati liberi è liberticida? Per me è
        liberticida una PA che ti costringe ad usare
        un determinato browser per accedere al suo
        sito, che ti costringe a scaricare i
        formati .doc, ecc.
        Favorire l'uso di open source e di riflesso
        promuovere i formati liberi significa
        *offrire* libertà di scelta all'utenza.Giusto. Meglio aggiungere che l'open source non favoriscenessuna azienda e nessun paese. Infatti si parla tanto diconflitto Microsoft-Linux, ma il realtà il conflitto èsistemi chiusi/vincolanti-sistemi aperti, perchè *niente* impedisce per es. a Microsoft, con il numero di sviluppatori chesi ritrova, a rilasciare una sua versione di Linux in pochi mesi, e, per esempio, lasciare closed Office.
        2) TCO
        Si tira troppo spesso in ballo l'eventuale
        divario tra TCO dei sistemi chiusi e TCO dei
        sistemi open. Non voglio entrare nel merito,
        non ho conoscenze che mi consentano di dire
        che uno è migliore dell'altro e viceversa,
        però cerchiamo di focalizzare un aspetto. Un
        utente home può avere la sua convenienza a
        restare nell'ambito del closed, non tutti
        sono disposti a studiare a documentarsi ecc.
        anzi, all'uomo della strada interessano due
        cose fondamentali, la facilità e il costo
        esplicito. Giusto, giustissimo, però dobbiamo sfatare il mito della"difficoltà" dell'uso di Linux. In realtà Linux può senz'altroessere complesso sotto il profilo della configurazione (IMHO neanche tanto) ma dal punto di vista utente"puro", superate le iniziali differenze esistenti non è chevi sia un divario enorme tra Windows e Linux come facilità d'uso.
        Per un'impresa privata le cose
        sono un po' più complicate e si dovrebbero
        valutare gli aspetti in funzione del
        contesto. Veniamo ad una pubblica
        amministrazione. Le scelte della pubblica
        amministrazione non vanno impostate certo
        nel breve periodo ma devono essere
        lungimiranti.
        E' lungimirante imporre win 2k ai comuni
        (vedi ministero dell'interno)? forse il TCO
        è basso, di sicuro non lo è nel lungo
        periodo, vista la facilità con cui M$ cambia
        le cose a cicli di 3-4 anni.
        L'amministrazione dei sistemi M$ spesso è
        molto economica, ma siamo sicuri che si
        tratti di una *buona* amministrazione? siamo
        sicuri che la gestione avanzata (con tutti i
        canoni, non alla volemose bene come spesso
        accade) di una rete M$ costi meno della
        gestione di una rete open? Mi sembra che da
        questo punto di vista un *ix offra soluzioni
        molto più elastiche e adattabili a
        differenti contesti sia in piccola sia in
        grande scala. Non sono esperto in materia ma
        chi si occupa di reti di grandi dimensioni
        penso che abbia idea di quanto possa costare
        un sistema d'amministrazione che si deve
        occupare di un migliaio di thin client con
        relativi server. Non proseguo perché finirei
        per sparare ca**ate, ma quello che leggo
        nella letteratura depone a favore di un
        Linux o simile non certo di un Windows.
        Ipotizzando che il TCO sia più basso per un
        sistema closed ragioniamo allora in
        un'ottica di lungo periodo: l'open crea
        indotto, uno immediato (probabilmente
        costoso quando si fa una riconversione), Tra l'altro bisognerebbe dire che *tutte* lericonversioni da un sistema ad un altro costano.La valutazione in questo caso deve essere fatta, come giustamente dici, sul medio-lungo periodo.Il solito FUD ventilato da alcuni riguardo spaventosicosti di riconversione va rigettato a favore di unapiù lucida analisi costi-benefici.
        ma
        nel futuro più economico perché crea valore
        aggiunto all'interno di una società.
        Esempio? In Italia il TCO dei sistemi open è
        alto, forse spropositato, ma non ci vuole
        molto a capire il perché: esiste una
        formazione degna di tale nome indirizzata
        verso i sistemi open? non mi sembra visto
        che la scuola forma (si fa per dire) quasi
        esclusivamente sulle piattaforme Microsoft e
        l'università a mio parere sta ancora vivendo
        un conflitto alla ricerca di un'identità più
        chiara (siamo anni luce lontani dalla realtà
        americana). Cmq nessuno parla mai dei COSTI
        IMPLICITI derivanti dalla cronica dipendenza
        quasi assoluta da piattaforme closed,
        dipendenza che spesso, come avviene da noi.
        Se adesso l'assistenza e l'amministrazione
        dei sistemi closed costa, lo stesso non si
        potrà dire fra dieci anni (e nel frattempo
        si è data vitalità ad un'attività economica
        *interna* che non vuol dire assolutamente
        autarchica). Quale scenario ci aspetterà
        invece fra dieci anni dipendendo ancora da
        M$? io non sono in grado di prospettarlo, ma
        chiunque lo faccia non farà che sparare
        ca**ate in buona o in cattiva fede.

        Per concludere mi sembra che la scelta fatta
        dai legislatori australiani sia molto più
        lungimirante dell'aria fritta che ci stanno
        propinando Stanca e il nostro e-gov, dove
        ancora le idee sono molto confuse e
        soprattutto influenzate dalle lobbies. E non
        mi si venga a dire che l'Australia stia
        facendo una scelta autarchica perché se c'è
        un esempio di globalizzazione e libero
        mercato questo viene proprio da quella
        direzione e non certo dal falso liberismo
        degli USA.
        Insomma, le nazioni che stanno optando per
        sistemi open stanno dando impulso alla
        propria economia, quelle che ancora non lo
        fanno non stanno facendo altro che
        accumulare ritardi tecnologici che più
        avanti saranno ancora più incolmabili.Tra l'altro c'è un'osservazione che mi sembra lampante, trasparente a chiunque (intendo chiunque sia in buona fede):la innovazioni tecnologiche di qualsiasi tipo per produrrebenefici e godere di reale diffusione a tutti i livelli devonobasarsi su una standardship adottabile da enti o aziende diverse (che poi può essere implementetato in maniera diversae al limite "chiusa" è un'altra cosa).Un sistema "mono-azienda" è semplicementedeleterio di per se stesso, e per una varietà di motiviche mi sembra ridondante anche solo accennare.SalutiProspero
        • Anonimo scrive:
          Re: La lobby
          - Scritto da: Anonimo
          Giusto. Meglio aggiungere che l'open source
          non favorisce
          nessuna azienda e nessun paese. Infatti si
          parla tanto di
          conflitto Microsoft-Linux, ma il realtà il
          conflitto è
          sistemi chiusi/vincolanti-sistemi aperti,
          perchè *niente*
          impedisce per es. a Microsoft, con il numero
          di sviluppatori che
          si ritrova, a rilasciare una sua versione di
          Linux in pochi
          mesi, e, per esempio, lasciare closed Office.Sinceramente sarei favorevole ad un formato aperto dei documenti prodotti con Office che non ti costringa ad usare Office. A quel punto un quasi-standard de facto potrebbe anche essere accettato (con qualche riserva sulla "pesantezza") come standard de facto. ma questa è fantascienza
          Giusto, giustissimo, però dobbiamo sfatare
          il mito della
          "difficoltà" dell'uso di Linux. In realtà
          Linux può senz'altro
          essere complesso sotto il profilo della
          configurazione
          (IMHO neanche tanto) ma dal punto di vista
          utente
          "puro", superate le iniziali differenze
          esistenti non è che
          vi sia un divario enorme tra Windows e Linux
          come facilità d'uso.Le mie considerazioni sulla difficoltà di Linux riguardavano *esclusivamente* l'aspetto dell'amministrazione, della configurazione e dell'ottimizzazione (e difficoltà lo metterei tra virgolette perché amministrare bene un sistema Windows non è poi così facile). Se ci riferiamo all'uso desktop del sistema addiritura vedo Linux come più semplice. Pensiamo all'usabilità: con un minimo di know out è possibile personalizzare l'interfaccia grafica per migliorare l'usabilità offrendo una notevole elasticità di adattamento a contesti particolari. Da questo punto di vista Windows è più rigido e quindi - a mio parere - più difficile.Nella mia scuola ho installato Linux in alcuni computer in dual boot con Windows. Ho visto molti ragazzi entrare per la prima volta in un desktop Linux e non hanno avuto alcuna difficoltà. Attenzione, sto parlando di ragazzi che non hanno una conoscenza informatica di base degna di tale nome. E so che Linux è utilizzato in alcune scuole elementari. Dov'è tutta questa difficoltà? Faccio un esempio, quando ad un operatore di segreteria spieghi che per scrivere un documento non devi cercare Microsoft Word ma OpenOffice.writer la conversione è praticamente conclusa. La maggior parte degli utenti Office fa un uso elementare degli applicativi e in questo contesto usare una suite o un'altra non fa alcuna differenza.L'installazione multiutenza di OpenOffice sarà poi compito del sysadmin non di chi deve usarlo
          Tra l'altro bisognerebbe dire che *tutte* le
          riconversioni da un sistema ad un altro
          costano.
          La valutazione in questo caso deve essere
          fatta,
          come giustamente dici, sul medio-lungo
          periodo.
          Il solito FUD ventilato da alcuni riguardo
          spaventosi
          costi di riconversione va rigettato a favore
          di una
          più lucida analisi costi-benefici.
          e infatti ho voluto sottolineare la scarsa attendibilità delle "analisi" (spesso di parte). Se dovessimo basarci esclusivamente sul vincolo dei costi espliciti di riconversione il concetto di *innovazione* diventerebbe una barzelletta.Allora perché usare i computer? sarebbe stato molto più facile lasciare le macchine da scrivere (meccaniche), il telefono, il fax, che dico? penna calamaio e segnali di fumo
          Tra l'altro c'è un'osservazione che mi
          sembra lampante,
          trasparente a chiunque (intendo chiunque sia
          in buona fede):
          la innovazioni tecnologiche di qualsiasi
          tipo per produrre
          benefici e godere di reale diffusione a
          tutti i livelli devono
          basarsi su una standardship adottabile da
          enti o aziende
          diverse (che poi può essere implementetato
          in maniera diversa
          e al limite "chiusa" è un'altra cosa).
          Un sistema "mono-azienda" è semplicemente
          deleterio di per se stesso, e per una
          varietà di motivi
          che mi sembra ridondante anche solo
          accennare.

          Saluti

          Prosperoparole santesi parla tanto di libero mercato e concorrenza perfetta senza tener presente che Keynes ha dato delle definizioni ben precise di questi concetti. I tanti *pseudoliberisti* che vorrebbero far scuola in tal senso di fatto vanno a proporre e a difendere sistemi monopolistici o oligopolistici che nulla hanno a che fare con il libero mercato. La strategia di un'azienda stile Microsoft è quella di creare condizioni di mercato che favoriscano il controllo totale da parte dell'impresa, il consumatore deve solo adeguarsi alle sue scelte. L'open source si muove in modo completamente diverso per un'intrinseca base genetica. Non dico che sia l'emblema del libero mercato, però crea le condizioni affinché le aziende entrino in concorrenza fra loro, si adoperino perché le loro soluzioni siano vincenti (differenziazione dell'offerta, servizi, assistenza, ecc.), dall'altro lato il consumatore ha la possibilità di scegliere fra il miglior rapporto qualità/prezzo. Negare questo significa ottusità oppure malafede
          • Anonimo scrive:
            Re: La lobby
            - Scritto da: Anonimo
            parole sante
            si parla tanto di libero mercato e
            concorrenza perfetta senza tener presente
            che Keynes ha dato delle definizioni ben
            precise di questi concetti. Scusa, dov'e' che esisterebbe una definizione economica di "libero mercato"?Il motivo per cui e' tanto diffuso l'uso delle due paroline li sopra e' che _non_ c'e' una definizione chiara, e ciascuno le interpreta a modo suo...
            La strategia di
            un'azienda stile Microsoft è quella di
            creare condizioni di mercato che favoriscano
            il controllo totale da parte dell'impresa,La Microsoft e' un monopolio. Non c'e' mica altro da dire...
          • Anonimo scrive:
            Re: La lobby
            - Scritto da: Anonimo
            Scusa, dov'e' che esisterebbe una
            definizione economica di "libero mercato"?
            Il motivo per cui e' tanto diffuso l'uso
            delle due paroline li sopra e' che _non_
            c'e' una definizione chiara, e ciascuno le
            interpreta a modo suo...Lo trovi in un qualsiasi libro di macroeconomia. In due parole (non è il caso di fare un trattato), il mercato concorrenziale perfetto esiste quando:1) sia l'offerta sia la domanda sono polverizzate. Questo fa in modo che nessun offerente e nessun acquirente sia in grado di influenzare il mercato con le sue azioni in quanto copre una quota "trascurabile" del mercato2) gli operatori non hanno alcun potere di bloccare l'ingresso o l'uscita dal mercato3) il mercato è trasparente4) il prezzo è determinato dall'incontro tra domanda e offerta5) il bene è unico: nessuna azienda offre beni differenziatiE' ovvio che il libero mercato nella pratica non esiste. Sarebbe contro gli interessi dei grandi gruppi. Ciò non toglie che un governo che vuole definirsi liberista (nel vero senso della parola) possa orientare la sua politica economica per far avvicinare il mercato a quelle che sono le caratteristiche "ideali". Poi, che nell'accezione comune ci si riempia la bocca di "libero mercato" in buona o cattiva fede è tutta un'altra musica.
            La Microsoft e' un monopolio. Non c'e' mica
            altro da dire...infatti, quello del software non si può certo dire che sia un libero mercato
          • Anonimo scrive:
            Re: La lobby
            - Scritto da: Anonimo
            il mercato
            concorrenziale perfetto esiste quando:ROTFL! 8)Quella e' la ben nota definizione di mercato CONCORRENZIALE.Cosa ti fa pensare che sia la definizione di LIBERO mercato?Ti ripeto il concetto, pensaci meglio: non esiste una definizione economica di libero mercato, e questo spiega il successo che ha questa formula. Di fatto non vuol dire nulla, e ciascuno la interpreta come meglio crede...
          • Anonimo scrive:
            Re: La lobby
            - Scritto da: Anonimo

            - Scritto da: Anonimo


            il mercato

            concorrenziale perfetto esiste quando:

            ROTFL! 8)

            Quella e' la ben nota definizione di mercato
            CONCORRENZIALE.
            Cosa ti fa pensare che sia la definizione di
            LIBERO mercato?

            Ti ripeto il concetto, pensaci meglio: non
            esiste una definizione economica di libero
            mercato, e questo spiega il successo che ha
            questa formula. Di fatto non vuol dire
            nulla, e ciascuno la interpreta come meglio
            crede...mi fa piacere che ti abbia fatto ridere, però fammi chiarire:hai mai sentito parlare nell'accezione comune di "mercato concorrenziale perfetto"? no, sicuramente all'università o in un libro di economia, ma nel parlare comune è più facile usare i termini di "libero mercato" o di "libera concorrenza" che anche se poco ortodossi possono dare un'idea intuitiva. E quando usano i termini di libero mercato o di libera concorrenza economisti politici giornalisti e uomini della strada non penso che si riferiscano ad un monopolio. Questo almeno in teoria, nella pratica poi si confonde spesso il "libero mercato" con un mercato gestito da 3 o 4 oligopolisti.Cmq, se sei un purista tagliamo la testa al toro: vai nei miei post precedenti e sostituisci a "libero mercato" la locuzione "mercato concorrenziale perfetto". Il senso non cambia ;-)
    • Anonimo scrive:
      Re: La lobby
      OK, questo è quasar con il suo attacco anti-linux giornaliero,ovviamente pieno di scempiaggini FUD e menzogne.Mi sembra inutile commentare.Prospero.
  • Anonimo scrive:
    E anche la Nuova Zelanda si muove
    http://www.linuxhelp.it/modules.php?name=News&file=article&sid=585(linux)
  • Anonimo scrive:
    E Francoforte?
    Certo che dopo l'arco di trionfo di francoforte questa zio bill non la digerisce. Per una città persa l'OS si prende un continente :-DEcco cosa intende microsoft per libero mercatohttp://www.linuxhelp.it/modules.php?name=News&file=article&sid=579
    • Anonimo scrive:
      Re: E Francoforte?
      - Scritto da: Anonimo
      Certo che dopo l'arco di trionfo di
      francoforte questa zio bill non la
      digerisce. Per una città persa l'OS si
      prende un continente :-D

      Ecco cosa intende microsoft per libero
      mercato
      http://www.linuxhelp.it/modules.php?name=News.....che bel mondo di merda. Comunque che presa di posizione assurda, ci sono molte aziende che lavorano con linux anche negli Stati Uniti (tipo Redhat, Ibm). Non ha senso punire l'australia perché ha fatto una scelta non microsoft.Io spero comunque che anche l'Europa, l'Asia si muovano verso l'Open Source. In fin dei conti che senso ha far continuare un monopolio che avvantaggia un paese straniero?Io farei una direttiva europea che impone alle aziende di software in Europa di distribuire il software con un formato dei file aperto e non chiuso. Cioè che chiudano pure il codice del programma ma le specifiche del formato dei file dovrebbero essere rese note a tutti. Tanto non è il formato del file che rende il software migliore.Questo permetterebbe di impedire a Microsoft di sfruttare la propria posizione dominante per fare ostruzionismo e farebbe rientrare in competizione le altre aziende nel mondo degli editor di testo e dei fogli di calcolo.Poi sarebbe il mercato a decidere chi è il migliore.
      • Anonimo scrive:
        Re: E Francoforte?
        - Scritto da: Anonimo

        - Scritto da: Anonimo

        Certo che dopo l'arco di trionfo di

        francoforte questa zio bill non la

        digerisce. Per una città persa l'OS si

        prende un continente :-D



        Ecco cosa intende microsoft per libero

        mercato


        http://www.linuxhelp.it/modules.php?name=News

        .....che bel mondo di merda. Comunque che
        presa di posizione assurda, ci sono molte
        aziende che lavorano con linux anche negli
        Stati Uniti (tipo Redhat, Ibm). Non ha senso
        punire l'australia perché ha fatto una
        scelta non microsoft.
        Io spero comunque che anche l'Europa, l'Asia
        si muovano verso l'Open Source. In fin dei
        conti che senso ha far continuare un
        monopolio che avvantaggia un paese
        straniero?

        Io farei una direttiva europea che impone
        alle aziende di software in Europa di
        distribuire il software con un formato dei
        file aperto e non chiuso. Cioè che chiudano
        pure il codice del programma ma le
        specifiche del formato dei file dovrebbero
        essere rese note a tutti. Tanto non è il
        formato del file che rende il software
        migliore.
        Questo permetterebbe di impedire a Microsoft
        di sfruttare la propria posizione dominante
        per fare ostruzionismo e farebbe rientrare
        in competizione le altre aziende nel mondo
        degli editor di testo e dei fogli di
        calcolo.
        Poi sarebbe il mercato a decidere chi è il
        migliore.Questa sì che sarebbe una proposta sensata.Ma non la faranno mai.La "chiusura" dei formati è la pietra angolare del predominio di Microsoft, la quale la vera libera concorrenzanon la vuole di certo.SalutiProspero
Chiudi i commenti