Open è online: benvenuto, Open!

Open, il giornale online pensato, voluto e progettato da Enrico Mentana, è online: layout, pubblicità e sfide che il progetto dovrà affrontare.

Open è online: benvenuto, Open!

Apre i battenti Open, il giornale online promesso, promosso, fondato e per certi versi incarnato nel nome di Enrico Mentana. Open.online è qui.

Benvenuto, Open

L’introduzione è a firma del suo fondatore: dopo mesi di ipotesi, selezioni del team e progetti da retrobottega, il giornale giunge finalmente alla sfida decisiva con il mercato.

Era una scommessa e anche una promessa. Far nascere un giornale direttamente sul web: un triplo salto generazionale, per la tecnologia, per l’età di coloro che sono stati scelti per realizzarlo, e per quella di chi vorremmo lo leggesse, insieme a quanti magari giovani non sono più, ma hanno ancora fame di nuova informazione. Un post giornale, aperto al nuovo, alle contaminazioni, aperto 24 ore al giorno, aperto ai contributi e alle critiche. OPEN, appunto.

Il giornale sarà gratuito, non avrà sovvenzioni statali e vivrà semplicemente di pubblicità: l’editore sarà una società senza scopo di lucro, con gli utili reinvestiti nel giornale stesso per portare avanti ulteriori assunzioni e per “cercare di migliorare la qualità del prodotto”.

Tutto bello, tutto giusto, benvenuto Open. Però…

Però la sfida con il mercato sarà dura. No, non saremo noi ad aggiungerci al coro dei subito-critici, perché già ne sentiamo l’eco in lontananza, controcanto dei facili-entusiasmi che allo stesso tempo accompagnano la compagnia di Mentana. Anzi, da Punto Informatico – che tra i primi ha sfidato il mondo dell’informazione online quando ancora questo modo di informarsi ed informare poteva sembrare a troppi una folle eresia – non può che giungere il miglior incoraggiamento per una iniziativa tanto coraggiosa, sfacciata e provocatoria.

Ci limitiamo ad alcune considerazioni, che non vogliono essere prese di posizione né sintomi di un approccio ostruzionista: semplicemente, Enrico, ci limitiamo ad osservare.

Come promesso, ecco i primi passi di Open, il giornale nato qui, su questa paginaOpen – Le notizie e le immagini di un…

Pubblicato da Enrico Mentana su Lunedì 17 dicembre 2018

Mobile only?

La scelta del layout è uno degli elementi più coraggiosi e provocatori del progetto poiché simbolica: su desktop come su tablet, il layout è quello tipico della vista su smartphone: grandi schede pronte per il touch, allineamento sviluppato in verticale, nessuna necessità di un’interfaccia in grado di adattarsi alle differenti risoluzioni. Per qualcuno potrà sembrare una sorta di faciloneria, a noi sembra un grido di libertà per un progetto che vuol rivendicare il proprio modo di essere prima ancora che il proprio modo di fare.

Open

Tuttavia questa scelta si rivelerà presto limitativa. Sebbene il “mobile first” abbia preso piede ormai da tempo, la frontiera del “mobile only” non ha particolare senso d’essere in un ambito editoriale dove, anzi, la libertà nell’uso dei mezzi espressivi dovrebbe essere esaltata in ogni singolo istante. Non è il layout fisso a poter creare la miglior commistione di testi, link, schede, video, immagini e quant’altro. Da questa rivendicazione simbolica, Open dovrà riuscire a liberarsi quanto prima o rischia di rimanere incatenato ai propri principi senza aver la possibilità di esaltarli.

Si segnala come a disposizione vi sia anche l’app (Android), sebbene si porti appresso alcuni errori di gioventù che si presuppone possano essere presto risolti. La realizzazione tecnica dell’intero progetto, spiega una nota pubblicata sullo stesso Open.online, è affidata alla D-Share di Alessandro Vento, “un’eccellenza tutta italiana che collabora con i maggiori gruppi editoriali nazionali e di altri 6 paesi“. In particolare tra i nomi già nel portfolio D-Share si segnalano La Repubblica, Il Sole 24 Ore, Huffington Post, L’Espresso, Wired, Il Giornale, Il Messaggero, AGI e altri ancora: una realtà sicuramente consolidata e non certo inesperta, che ha fatto evidentemente del posizionamento (più che della bontà del layout) un paradigma assoluto in questa fase di lancio di Open.

Gratis

La formula magica “gratis” è una delle scelte più importanti del modello Open. Mentana ha infatti voluto dare ossigeno al progetto liberandolo dall’idea di una formula su abbonamento (che avrebbe potuto creare impossibili ostacoli all’ingresso, limitando il successo di un progetto che ha anzitutto il dovere di farsi conoscere). Open nasce così come offerta gratuita, al pari di gran parte degli altri giornali online, e con un modello di business basato sulle inserzioni pubblicitarie.

A tal proposito il discorso meriterebbe ampissimi approfondimenti, perché occorre capirsi: quanta pubblicità dovrà erogare Open per poter essere un progetto sostenibile? Partendo dai CPM propri del mercato odierno, quanta pubblicità dovrà ospitare Open per poter vincere la propria sfida senza attingere ai fondi privati di Mentana? (perché questo ha promesso il fondatore: sarà lui stesso a ripianare eventuali mancanze).

All’esordio Open si presenta con alcuni banner in pagina e poco altro, una leggerezza apprezzata da molti lettori: le potenzialità in tal senso sono ancora tutte da valutare, ma è chiaro a tutti – o quasi – come non sia certo questo lo standard che potrà sostenere economicamente il progetto nel lungo periodo. Ma è proprio la sfida di lungo periodo quella che andrà vinta, perché quello che Mentana propone è un modello: Open può dimostrare di essere un nuovo modo di fare informazione in modo qualitativo ed economicamente sostenibile?

Da dove arrivano le pubblicità, anzitutto? Lo si scopre dai cookie e le fonti sembrano poter essere sostanzialmente due: Cairo Communications e Google. Il fil rouge che annoda e tiene insieme l’intero modello di business sembra poter essere dunque ricondotto ancora una volta a Enrico Mentana: fondatore, finanziatore, ponte verso l’universo Cairo, cassa di risonanza, testimonial, ambassador e altro ancora.

La linea editoriale

La linea editoriale sarà svelata poco alla volta, ma alcuni cardini sono emersi fin da subito: Open vuol essere “giovane”, con un modo “giovane” di presentarsi ed un approccio “giovane” alle notizie. “Giovane” per definizione e per ambizione. La linea editoriale si svelerà pertanto a mano a mano che l’accezione di “giovane” sarà spiegata e dimostrata.

Tra i primi tasselli che Mentana ha innestato in Open c’è David Puente, nome di grande valore per tutto quello che è fact-checking. La sensazione è che Open sia pronto alla pista di lancio in perfetto parallelismo con la corsa verso le prossime elezioni. In ballo c’è molto, infatti: elezioni amministrative, elezioni regionali, elezioni europee e la continua strisciante possibilità di elezioni politiche. La scadenza di maggio è certa, ulteriori scadenze successive sono probabili, e tutto ciò muoverà grandi interessi, grandi passioni, grandi fact-checking e grandi capitali.

La visione di Mentana diventa così facilmente il progetto Cairo: online e tv vanno a braccetto e grandi brand potrebbero già essere pronti a sposare con progetti speciali propri quello che è il controcanto dei politici proiettati alle urne. Open si gioca le proprie chance già nel breve periodo, quindi: un paio di mesi per assestarsi, qualche colpo mirato per conquistarsi la fiducia degli utenti, qualche comparsata di Mentana per aumentare l’eco attorno al progetto, quindi si entra in pista rapidamente. Dietro tutto ciò una redazione di giovani talenti, selezionati tra le migliaia di candidature pronte a salire sul carro di “Chicco”.

Benvenuto Open. In bocca al lupo, Open.

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  • Commentator Cortese scrive:
    Il superlativo assoluto di ampio è "amplissimo", non "ampissimo". Siete giornalisti, fate il vostro lavoro rispettando la Lingua.
    • Giacomo Dotta scrive:
      Grazie per la segnalazione, "Commentator Cortese". Condividiamo l'importanza di rispettare la lingua, a prescindere dall'essere o meno giornalisti. Ci tengo tuttavia a segnalare come "ampissimo" non sia un errore e che la formula vada di pari passo con il più aulico "amplissimo". http://www.treccani.it/enciclopedia/ampissimo-o-amplissimo_%28La-grammatica-italiana%29/ Il fatto che "amplissimo" sia una forma più "alta" la rende comunque più raffinata e faremo quindi tesoro di questa nozione in futuro. Perché non si finisce mai di imparare.
  • IO scrive:
    Sarà pure Open ma non sono abilitati i commenti agli articoli.
  • RSS4evah! scrive:
    Se avesse il feed rss lo seguirei. A me non va di stare a vedere cosa c'è di nuovo visitando sito per sito... per cui pazienza, passo.
  • Darth Vader scrive:
    Ennesima inutile testata di sinistra.
  • /usr/local/ΕΨΗΕΛΩΝ scrive:
    Ieri sera al TGLA7 ospite di Mentana c'era Milena Gabanelli di Dataroom (Corriere). E proprio ieri sera il Dataroom parlava di sostegno alla stampa mediante pubblicità, dimostrando che con la pubblicità le testate non possono vivere. E di come alcune prestigiose testate cerchino fondi da sottoscrizioni o donazioni (es. Guardian). Due i dati: 1. Il 70% dei ricavi pubblicitari va nelle casse degli aggregatori di notizie (Google, Apple, Facebook) 2. L'unico sito che riesce a sostentarsi davvero con la sola pubblicità e quadrare i propri conti è YouPorn
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