OpenAI vuole che usiamo davvero ChatGPT, ma in che senso?

OpenAI vuole che usiamo davvero ChatGPT, ma in che senso?

OpenAI vuole colmare il gap tra ciò che l'AI può fare e come viene usata davvero. Gli utenti sfruttano ChatGPT per cose banali.
OpenAI vuole che usiamo davvero ChatGPT, ma in che senso?
OpenAI vuole colmare il gap tra ciò che l'AI può fare e come viene usata davvero. Gli utenti sfruttano ChatGPT per cose banali.

OpenAI ha speso 1.400 miliardi di dollari in infrastrutture per costruire l’intelligenza artificiale più potente del pianeta. Intanto, la maggior parte delle persone usa ChatGPT per scrivere email, generare ricette o chiedere cose banali.

C’è un problema, evidentemente. E la CFO di OpenAI, Sarah Friar, lo ha ammesso in un post sul blog aziendale: il focus per il 2026 sarà l’adozione pratica dell’intelligenza artificiale, ovvero convincere la gente a usarla per cose serie.

OpenAI ammette: la gente non usa abbastanza ChatGPT, serve l’adozione pratica

Friar parla di colmare il divario tra le potenzialità dell’AI e il suo utilizzo quotidiano effettivo. OpenAI ha investito una montagna di soldi in ricerca e infrastrutture, ma la maggior parte degli utenti ancora non capisce come sfruttare davvero questa tecnologia.

Le potenzialità, a suo dire, non mancano. L’AI può essere sfruttata soprattutto nei settori della salute, della scienza e il mondo delle aziende. Significa diagnosi più accurate, scoperta di farmaci più rapida, sistemi energetici più efficienti e modelli finanziari più affidabili. Applicazioni che giustificano i miliardi investiti.

Il problema è che la maggior parte delle persone non lavora nella ricerca scientifica o nella scoperta di farmaci. La maggior parte usa ChatGPT per risparmiare tempo su compiti noiosi, per divertimento, per curiosità. E va benissimo così, il problema piuttosto è di OpenAI, che ha speso fior fior di quattrini per sviluppare questa tecnologia.

Il business model deve cambiare, ovvero deve fare soldi veri

Gran parte del post di Friar, analizza come OpenAI sta cercando di trasformare l’hype in profitti concreti. Le metriche degli utenti attivi settimanali e giornalieri continuano a toccare massimi storici, il che è positivo. Ma gli utenti attivi non bastano.

Quindi OpenAI sta diversificando. La scorsa settimana ha annunciato l’arrivo della pubblicità sulla piattaforma, e ha lanciato ChatGPT Go a livello globale, l’abbonamento economico per chi non vuole spendere 20 dollari al mese per ChatGPT Plus.

Ma Friar guarda oltre: licensing, accordi basati sulla proprietà intellettuale, prezzi basati sui risultati. In pratica, se l’AI di OpenAI aiuta a scoprire un nuovo farmaco o a ottimizzare un sistema energetico, OpenAI vuole una percentuale sui profitti. È così che si è evoluto il web, scrive Friar, l’intelligenza seguirà lo stesso percorso.

È vero, il web si è evoluto attraverso la pubblicità invasiva, i monopoli digitali, la raccolta massiccia di dati personali e un ecosistema dove poche aziende controllano tutto. L’AI dovrebbe seguire lo stesso percorso, e per noi utenti non è sicuramente buona notizia.

I dispositivi creati in collaborazione con Jony Ive

Parte di questa “adozione pratica” potrebbe concretizzarsi nei dispositivi che OpenAI sta sviluppando in collaborazione con Jony Ive, il designer leggendario che ha creato l’iPhone, l’iPad e praticamente ogni prodotto iconico Apple dell’ultimo ventennio.

Il primo dispositivo potrebbe essere presentato già nel corso del 2026. Non sappiamo ancora cosa sarà, un assistente AI fisico? Occhiali smart? Un gadget che sussurra risposte nell’orecchio durante le riunioni?—ma sappiamo che sarà progettato da Ive, quindi sarà probabilmente bellissimo, minimalista, costoso, e con meno porte di quanto si vorrebbe.

L’idea è che un dispositivo fisico dedicato all’AI potrebbe spingere l’adozione pratica meglio di un’app o di un sito web. È più tangibile, più presente nella vita quotidiana. In fondo, quello che OpenAI sta facendo è una scommessa gigantesca.

Ma perché questa scommessa paghi, l’AI deve uscire dalla fase dell’hype e entrare in quella dell’utilità quotidiana. Deve diventare indispensabile per medici, scienziati, ingegneri, aziende. Deve risolvere problemi veri in modi che giustifichino i costi astronomici della sua esistenza.

Il 2026, secondo Friar, sarà l’anno in cui OpenAI farà di tutto per cambiare questa situazione. Con pubblicità, abbonamenti economici, nuovi modelli di business, partnership, e un dispositivo hight-tech firmato Jony Ive Funzionerà? Lo scopriremo solo vivendo…

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Pubblicato il
20 gen 2026
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