P2P, il pornocrate e le inutili ordinanze

Un'oscura casa di produzione cinematografica contro 670 scariconi. Ma avrebbe ottenuto i loro dati senza autorizzazione. Scoperta la magagna, i suoi avvocati hanno subito gettato la spugna attaccando il giudice e la difesa
Un'oscura casa di produzione cinematografica contro 670 scariconi. Ma avrebbe ottenuto i loro dati senza autorizzazione. Scoperta la magagna, i suoi avvocati hanno subito gettato la spugna attaccando il giudice e la difesa

Settembre 2010 . Una casa di produzione cinematografica chiamata Mick Haig Productions trascina 670 netizen presso una corte del Texas, accusandoli di aver scaricato illegalmente il film pornografico tedesco Der Gute Onkel (Lo zio buono). Centinaia di torrentisti vengono così avvisati a mezzo posta, tra rabbia, incredulità e vistoso imbarazzo.

Alcuni di loro non ci stanno, non vogliono imbarcarsi in una causa legale per qualcosa che non hanno mai fatto. Si rivolgono all’avvocato Paul Allen Levy, assoldato dall’organizzazione non profit Public Citizen per la tutela in aula dei diritti degli utenti. Pressato dalle richieste di chiarimento, Levy fa un’inquietante quanto decisiva scoperta .
La società di produzione cinematografica Mick Haig Productions aveva obbligato provider come Comcast a consegnare i dati identificativi dei netizen, sbandierando una specifica ordinanza mai emessa dal giudice texano . I vari ISP avrebbero perciò consegnato i dati relativi agli utenti senza che Mick Haig Productions fosse effettivamente autorizzata a chiederlo.

Febbraio 2011 . Evan Stone, strenuo difensore legale dell’oscura società di produzione, spedisce un’infuocata missiva al giudice texano. Il caso è chiuso e Mick Haig Productions avrebbe ormai smesso di sperare in una qualche forma di giustizia. La corte statunitense sarebbe colpevole di aver scelto per la difesa “avvocati faziosi”.

Public Citizen , Electronic Frontier Foundation ? Organizzazioni che – secondo Stone – avrebbero già mostrato un approccio favorevole alla violazione del copyright . Il giudice avrebbe dovuto invece assoldare personalità competenti, esperte nel campo delle leggi sul diritto d’autore. Basta questo per far battere in ritirata gli avvocati di Mick Haig Productions?

C’è un ulteriore dettaglio che ha incuriosito gli osservatori: la società di produzione non avrebbe mai registrato un suo contenuto audiovisivo presso lo U.S. Copyright Office . E – come si è detto – ha ottenuto i dati identificativi di 670 netizen senza uno straccio di ordinanza. La stessa corte texana ha sottolineato come la società abbia usato mezzi poco puliti.

Che anche Mick Haig Productions sia una società fasulla che cela cosiddetto troll del copyright? Un dubbio che ha avvolto anche Perfect 10 , altra società specializzata in contenuti per adulti scagliatasi contro gli scariconi della Rete. Il business della società mancherebbe all’appello dei registri e soprattutto del fisco .

Mauro Vecchio

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04 02 2011
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